23 maggio 2017
Aggiornato 03:00
Una proposta rivoluzionaria che potrebbe piacere al M5s

Lavorare gratis, lavorare tutti. L'idea rivoluzionaria di De Masi contro la disoccupazione

La tesi del sociologo Domenico De Masi non è solo una provocazione o un caso editoriale, ma un vero e proprio salto concettuale che si pone come forma di legittimazione intellettuale per le proposte eocnomiche del M5s

ROMA - Se il lavoro – cellula determinante dell'identità della società occidentale, asso cartesiano della lezione benedettina dell'ora et labora – viene sempre più «negato», allora è giunto il momento di svalutarlo fino a rendere tutti in qualche modo liberi dal lavoro, per lo meno quando questo significa sfruttamento, alienazione e così via. Questa è solo l'ultima idea del sociologo Domenico De Masi, le cui tesi hanno da sempre avuto una eco per l’originalità e soprattutto per la capacità di risultare spesso delle provocazioni. C'è stato un tempo, ad esempio, in cui il sociologo si spese per far comprendere l’importanza dell’ozio come elemento utile alla creatività, soprattutto nella nostra epoca postindustriale. In quell'occasione De Masi invitava a sfruttare. per sperimentare la propria creatività, il tempo libero che l’automazione tecnologica rendeva possibile per gli uomini, nell’atto di liberarli dai lavori più faticosi.

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Che cosa c'è dietro il «lavorare gratis»
Il nuovo salto concettuale del sociologo mira invece a rendere plausibile l’idea che si possa e si debba lavorare gratis. Nel suo libro «Lavorare gratis, lavorare tutti» (Rizzoli) lo studioso indica come possibile soluzione per contrastare la disoccupazione sempre più generalizzata una riduzione dell’orario di lavoro. Dalle 36 ore alle trenta, come primo passo. Ritenendo però difficile che ciò avvenga (per le resistenze di chi il lavoro lo possiede), propone un'altra via d’uscita, invitando i giovani disoccupati a lavorare gratis per determinare un vero e proprio cortocircuito nel mercato del lavoro. L’idea sostenuta nel volume si sposa con il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, ossia il reddito di cittadinanza: chi lavora gratis – è questo il sottotraccia - riceverebbe comunque un sostentamento e contemporaneamente immetterebbe sul mercato del lavoro le capacità e le conoscenze di una intera generazione di giovani che sono momentaneamente parcheggiati nelle case e declassati a «bamboccioni», per dirla con un'infelicissima battuta di Tommaso Padoa Schioppa.

La ricetta si sposa con le tesi del MoVimento
La provocazione di De Masi non è destinata a diventare solo un caso editoriale ma si pone come una forma di legittimazione intellettuale per le proposte economiche del Movimento 5 Stelle. Non a caso, convocato subito, il sociologo ha illustrato le sue idee a degli interessantissimi Beppe Grillo e Casaleggio jr. Tra i corollari della sua tesi De Masi propone infatti anche di creare una piattaforma digitale dove offrire gratuitamente il proprio lavoro e incrociare il tutto con le richieste delle aziende. Un «Uber del lavoro», per intenderci. L’obiettivo finale pare essere una redistribuzione consequenziale del lavoro e una riconfigurazione etica e pratica dello stesso. Anche su questa peculiarità il programma di De Masi pare collimare perfettamente con le intuizioni grilline dove convivono ipotesi di creazione di forme di sostentamento per tutti e approccio alla rappresentanza completamente digitalizzato. E se per Grillo il futuro (ma anche il presente) è della rete, per De Masi il futuro è anche dei disoccupati. Categoria destinata a essere sempre più pesante e determinante elettoralmente.