27 aprile 2017
Aggiornato 03:00
Giustizia e politica

Consip, Travaglio controquerela Renzi per la battuta sul Fatto Quotidiano

Il direttore del Fatto ha denunciato l'ex premier per le affermazioni rilasciate a Otto e mezzo su La7, quando ha parlato delle indagini su Consip, ma anche dell'inchiesta di Report sull'acquisto dell'Unità

ROMA – Matteo e Tiziano Renzi hanno querelato Marco Travaglio e Il Fatto Quotidiano per la campagna stampa del quotidiano sul caso Consip, e il direttore della testata ha risposto con una controquerela.

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Travaglio: «Renzi ci attacca perché raccontiamo l'inchiesta Consip»
«Con grave sprezzo del ridicolo - ha scritto Travaglio - il signor Matteo Renzi a Otto e mezzo tenta di spostare l' attenzione dalle indagini, che coinvolgono suo padre e vari suoi amici, sul Fatto Quotidiano, che ha l'unico torto di raccontarle. Con grave sprezzo della verità, il signor Renzi sostiene che mi sarei sottratto a un'udienza di conciliazione nella causa civile intentata da suo padre al Fatto Quotidiano e al sottoscritto per alcuni articoli che riferivano spiacevoli (per lui) verità: si trattava invece di un'udienza di comparizione delle parti, che richiedeva esclusivamente la presenza degli avvocati. Con grave sprezzo del diritto, infine, il signor Renzi dimostra una scarsissima conoscenza della giurisprudenza (in cui peraltro risulterebbe laureato), asserendo che io sarei 'scappato' dal Tribunale di Firenze. Si informi presso i suoi avvocati o si trovi qualcuno che capisca di leggi e scoprirà che nelle cause civili non è prevista la presenza dei denunciati, ma solo dei loro avvocati, trattandosi di processi che si celebrano in camera di consiglio sulla base di atti scritti».

L'annuncio di querela
Il direttore del Fatto ha proseguito: «Non ho avuto paura dei Berlusconi, dei Dell'Utri, dei Previti, figurarsi se mi spaventano le minacce di questo bulletto e della sua famigliola. Quando sarà denunciato da me e dal Fatto Quotidiano, da lui diffamato ieri come 'Falso quotidiano', non mi meraviglierò della sua assenza dal Tribunale né lo accuserò di 'scappare': preferirò credere che abbia finalmente deciso di mantenere la leggendaria promessa di ritirarsi a vita privata in caso di sconfitta al referendum costituzionale».

Le parole di Renzi
L'ex premier, ospite di Lilli Gruber, ha commentato la notizia secondo cui il nome di suo padre sarebbe finito nell'inchiesta Consip a causa di un errore di interpretazione degli atti da parte di un agente di polizia giudiziaria. Il candidato alla segreteria del Partito democratico ha detto che è finito il tempo di «stare buoni e zitti», dicendosi pronto a chiedere i danni a «tutti quelli che li hanno provocati». Renzi ha detto: «Il tempo del buonismo è finito, ho chiamato un avvocato, sono pronto a chiedere un risarcimento. Per me la parte di quello che sta buono e zitto è finita, sono quello che va in tribunale e dice quello che c'è da dire». A un certo punto l'esponente del Pd ha pronunciato la frase «Male non fare, paura non avere» e Gruber gli ha fatto notare che anche Travaglio usa spesso quella locuzione. «Lo dice anche Travaglio? Una volta al giorno Travaglio può dire cose esatte», la replica di Renzi, che ha proseguito: «Travaglio invece di fare Il fatto quotidiano fa il 'falso quotidiano. Avrebbe potuto chiedere scusa a mio padre per aver scritto cose false, ma lo farà in tribunale».

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La questione Unità
La discussione è poi passata all'altra inchiesta giornalistica che si è abbattuta sul Pd, quella di Report sull'acquisto dell'Unità. La conduttrice ha chiesto al suo ospite se ritenesse giusta una querela da parte del suo partito e lui ha replicato secco: «Cose come questa meritano solo la firma di una querela».