24 aprile 2017
Aggiornato 11:00
Partito democratico

Renzi torna da Fazio: «Scissione del Pd scritta, ideata e prodotta da Massimo D'alema»

L'ex premier, in versione “disoccupato” a Che tempo che fa su Rai3, ha spiegato di aver voluto lasciare ogni poltrona, prima quella di presidente del Consiglio, poi quella di segretario del Partito democratico, ma di non voler rispettare la promessa fatta proprio in quegli studi tv di lasciare del tutto la politica

ROMA – Matteo Renzi è tornato da Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai3 in versione «disoccupato». L'ex premier ha spiegato di aver voluto lasciare ogni poltrona, prima quella di presidente del Consiglio, poi quella di segretario del Partito democratico, ma di non voler rispettare la promessa fatta proprio in quegli studi tv di lasciare del tutto la politica.

Scissione del Pd «scritta, ideata e prodotta da Massimo D'alema»
Il primo tema affrontato dal rottamatore è stata la scissione del Pd: «A me dispiace molto», ha detto, aggiungendo che lui e i suoi hanno «fatto molto» per scongiurare che qualcuno lasciasse il partito ma «era una disegno già scritto», ironizzando «scritto, ideato e prodotto da Massimo D'alema». Rivolgendosi direttamente a D'Alema, Renzi ne ha ripercorso le ultime battaglie all'interno del Pd: «Prima ha detto o congresso o scissione, congresso voleva dire che mi dovevo dimettere, dimettere da segretario del Pd, mi sono dimesso perché era giusto, per aprire un dibattito. A quel punto ha detto no scissione lo stesso. Da qui a dire che allora uno deve accettare il diktat il ricatto, andiamo avanti se tu te ne vai, non mi sembra l'essenza del Partito democratico. Io dico Massimo D'alema candidati alle primarie, corri».

«Resto in politica per i miei figli»
Quanto alla sua scelta di non ritirarsi a vita privata, ma di continuare a impegnarsi in politica, l'ex sindaco di Firenze ha raccontato che è stata una decisione presa dopo «discussioni accese con mia moglie, i mie figli, gli amici», e che anzi vuole essere proprio un esempio per i suoi bambini: «Io penso che i miei figli devono sapere che loro padre può perdere, come tutte le persone, ma che loro padre non si arrende. La sconfitta fa parte della vita, arrendersi no. Non possiamo rassegnarci a lasciare l'Italia nella palude e nel pantano».