24 aprile 2017
Aggiornato 11:00
Il ricordo di Di Pietro

Mani Pulite 25 anni dopo, Di Pietro: non fu inchiesta su corruzione, ma su falso in bilancio

Il 17 febbraio 1992 veniva arrestato l'ingegnere Mario Chiesa, membro di primo piano del Partito socialista italiano (Psi) milanese, colto in flagrante, con in tasca una mazzetta di 7 milioni di lire. Mani Pulite fu la più grande inchiesta su un sistema di corruzione che coinvolgeva politica e imprenditoria

ROMA - Dalla speranza alla desolazione, dalla guerra fra guardie e ladri a una guerra fra bande: così Antonio Di Pietro commenta i 25 anni di Mani Pulite. Il 17 febbraio 1992 veniva arrestato l'ingegnere Mario Chiesa, membro di primo piano del Partito socialista italiano (Psi) milanese, colto in flagrante, con in tasca una mazzetta di 7 milioni di lire. Mani Pulite fu la più grande inchiesta su un sistema di corruzione che coinvolgeva politica e imprenditoria.

"Bisognava rompere il patto di omertà"
A chiedere l'ordine di cattura per Chiesa, che aspirava a diventare sindaco di Milano, l'allora pm Antonio di Pietro: "Bisognava rompere il patto di omertà - ha affermato Di Pietro, in un'intervista a France Presse - e bisognava trovare un modello investigativo tale per cui una delle due parti aveva interesse a rompere il patto di omertà.

"Dalla speranza c'è la desolazione, il rammarico"
L'inchiesta Mani Pulite non è un'inchiesta sulla corruzione, è un'inchiesta sui falsi in bilancio", aggiunge. Di Pietro ricorda la concitazione di quegli anni, che in tanti hanno provato a raccontare al cinema o in numerosi libri, mentre oggi non resta che desolazione e rammarico: "Gente che veniva da noi per riferire, gente che se ne andava via, perché facevano i latitanti, oppure terzo livello: vado in Parlamento e mi faccio le leggi che mi servono per rompere questo meccanismo investigativo. Si è passati dall'idea di una guerra fra guardie e ladri a una guerra fra bande. Dalla speranza c'è la desolazione, c'è il rammarico".