28 febbraio 2017
Aggiornato 08:30
Movimento 5 stelle

#giornalismokiller, Di Maio: «Diffondete le verità! Dubitate di tutti i giornali»

Il vicepresidente della Camera dopo le «bufale» pubblicate da alcuni quotidiani sugli sms fra lui e Raggi sul caso Marra ha chiesto le scuse dei direttori, altrimenti partiranno querele per «centinaia di migliaia di euro»

ROMA - «Lo chiedo a tutti quelli che stanno guardando questo video: diffondete le verità! E incominciate a dubitare ogni mattina di ogni titolo che leggete su un quotidiano online e su un quotidiano cartaceo», con queste parole Luigi Di Maio ha concluso la sua diretta Facebook intitolata #GiornalismoKiller, durante la quale ha annunciato querele per «centinaia di migliaia di euro».

La «fake news» contro Di Maio
Il vicepresidente della Camera si è lanciato in un lungo sfogo, dopo che alcune testate hanno pubblicato stralci di sms scambiati fra l'onorevole del Movimento 5 stelle e la sindaca di Roma, Virginia Raggi. «Oggi quattro giornalisti differenti su tre giornali diversi riportano la stessa fake news sul mio conto», il commento di Di Maio che ieri ha poi pubblicato l'intera chat dove ha discusso con la prima cittadina della Capitale della nomina a vicecapo di gabinetto dell'allora braccio destro di Raggi, Raffaele Marra, oggi agli arresti per corruzione.

«Mi attaccano per non parlare dei fischi a Renzi»
Come ha fatto notare l'onorevole pentastellato in effetti, Repubblica in un titolo ha scritto che Di Maio ha definito Marra come «un mio uomo» frase mai scritta dal vicepresidente della Camera che ha una sua spiegazione sulla vicenda: «Siccome ieri Renzi è stato preso a fischi e pernacchie alla direzione del Pd, oggi si scatena una campagna diffamatoria da parte di tre quotidiani italiani nei miei confronti. Una campagna che è servita a dire che io ho mentito quando sono stato domenica scorsa da Lucia Annunziata. Io confermo parola per parola quanto detto a In mezz'ora».

«O scuse o querele»
L'esponente del M5s si è chiesto a quale punto si voglia arrivare, con questo «metodo di diffamazione che non si basa su nulla, che manipola le informazioni» e ha domandato ai giornalisti di trattarlo «come un essere umano, come una persona seria quale sono». Di Maio si è quindi rivolto ai direttori che hanno autorizzato la pubblicazione «di certi articoli e di certi titoli», chiedendo che si scusino, altrimenti partiranno «querele per centinaia di migliaia di euro verso questi giornali».