11 dicembre 2016
Aggiornato 14:30
Governo Renzi

Renzi «populista mite» battibecca con Giannini a Repubblica

Confronto con scambio di stoccate fra il premier e il giornalista che lo ha incalzato su molti punti durante il video-forum del quotidiano diretto da Mario Calabresi

ROMA – Confronto con scambio di stoccate fra il premier, Matteo Renzi e Massimo Giannini, che lo ha ospitato nel forum di Repubblica.it per rispondere alle domande del direttore Mario Calabresi e dei lettori.

L'establishment a favore del referendum
Giannini ha incalzato il presidente del Consiglio ricordandogli che le élite internazionali si sono espresse a favore del Sì al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, governo tedesco in testa ma anche gli Usa, la Ue, l'Ocse, l'Fmi. Il giornalista ha poi quindi chiesto al suo ospite se non teme che l'ondata anti-establishment che sta percorrendo l'Occidente abbia ripercussioni sulla consultazione popolare. Renzi ha provato a scartare la domanda chiedendo retoricamente: «Cos'è l'élite oggi in Italia? Cinque ex presidenti del Consiglio: Mario Monti, Lamberto Dini, Ciriaco De Mita, Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema che sono contro questa riforma?» e ancora «Cos'è l'élite oggi in Italia? Una parte importante del corpo dei super docenti, per altro spesso con super pensioni». Quindi, ha concluso il premier: «E' ovvio» che il governo tedesco si sia espresso a favore della riforma perché per anni «tutti i governi che hanno discusso in Europa hanno detto l'Italia deve fare le riforme strutturali».

Italia fanalino di coda dell'Ue
Il giornalista di Repubblica ha poi sottolineato che l'Italia è «il fanalino di coda» dell'Unione europea per crescita economica ma il presidente del Consiglio lo ha smentito: «Non è vero», spiegando che nell'ultimo trimestre, anche se si tratta di «dati singoli, l'Italia ha fatto più della Francia, più della Germania; non accadeva dal 2004». Il segretario del Partito democratico ha continuato il suo ragionamento dicendo che il debito «inizia a scendere» ma Giannini: «Poco: dello 0,3 per cento» e Renzi: «Tra salire tanto e scendere poco preferisco che scenda poco. Tra un Pil con segno positivo e uno con segno negativo, come direbbe monsieur Lapalisse, meglio uno positivo».

Il Senato non elettivo
La discussione è passata poi all'elezione diretta dei senatori, l'ex sindaco di Firenze ha introdotto l'argomento dicendo che questo è stato «un punto molto combattuto, sul quale si è combattuto molto» e Calabresi gli ha domandato: «Non si è pentito di questo? L'avreste dovuta fare in un modo diverso?». Renzi ha replicato spiegando che lui aveva un'idea diversa, quella del senato dei sindaci, ma che comunque il «Senato è elettivo» con Giannini che lo ha fermato: «Non è vero», sostenuto dal suo direttore: «Leggendo il testo della riforma il Senato non è elettivo» e il premier: «Giannini, vieni fuori e lo guardiamo assieme. In Italia si è scelto un meccanismo, dopo 122 modifiche, dove ci sono 100 persone. Queste vengono elette dai cittadini», ma anche qui è dovuto intervenire il giornalista a correggere «Non dice questo la riforma!».

L'elogio a Napolitano
Altro tema «l'attacco alla casta» portato avanti da qualche settimana dal premier con Giannini che ha ricordato l'irritazione del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, a riguardo. Il presidente del Consiglio ha spiegato di tenere di molto conto le parole di Napolitano, che «è il vero padre di questa riforma. Gli va riconosciuto». Il giornalista però ha insistito: «Il problema è non seguire l'onda del populismo, lei appare come un populista mite, questo ho l'impressione volesse dire Napolitano», strappando l'approvazione di Renzi.

La questione personalizzazione
Infine la domanda sulla personalizzazione dello scontro referendario, con il giornalista che ha elencato tutte le dichiarazioni del presidente del Consiglio, quando prometteva di abbandonare la politica nel caso vinca il No al referendum. Il premier ha ammesso di «avere sbagliato di averlo capito e di avere corretto questa impostazione. Ma - ha continuato - non ho preoccupazioni sul fatto che io valgo molto meno di un referendum, quindi di conseguenza non riparto sulla discussione su di me. Parlo del Cnel, voglio discutere del merito. perché per i prossimi venti anni questo treno delle riforme non passa».