11 dicembre 2016
Aggiornato 14:30
Un amore che suggella il sì al referendum

Obama e Renzi: riassunto di un amore pieno di interessi

Grande feeling fra il premier Matteo Renzi e il presidente americano Barack Obama, che lo ha ricevuto alla Casa Bianca fra abbracci, pacche sulla spalla e parole di miele: E' giovane, bello e sta sfidando lo status quo

WASHINGTON - Grande feeling fra il premier Matteo Renzi e il presidente americano Barack Obama, che lo ha ricevuto alla Casa Bianca fra abbracci, pacche sulla spalla e parole di miele: «Buongiorno. Questo giorno segna l'ultima cena ufficiale per Michelle e per me, ma è ok. Abbiamo riservato il meglio per la fine» ha detto. E ancora: «E' mio grande onore dare il benvenuto dall'Italia a Matteo Renzi e Agnese Landini». Il capo di Stato ha elogiato il presidente del Consiglio italiano definendolo un «leader coraggioso che sfida lo status quo» (LEGGI ANCHE "Un tempo la Cia, oggi le agenzie di rating: Italia sempre schiava degli Usa").

"E' giovane e bello, sta sfidando lo status quo"
Obama non ha mancato di complimentarsi con Renzi: «Guardatelo: è giovane, bello, ha varato una politica di progresso radicata nelle speranze della gente. In Italia sta sfidando lo status quo con riforme coraggiose. Ha cominciato la sua vita di fede e servizio negli Scout. Da allora è sempre stato guidato dalle parole del fondatore degli scout, 'lasciate questo mondo migliore di come l'avete trovato'. Matteo, Agnese, popolo italiano, siamo orgogliosi di chiamarvi alleati e amici, oggi e per sempre».

Renzi: "Tra noi e l'America un legame indissolubile"
Anche il premier non si è risparmiato in elogi, prendendo la parola davanti alla Casa Bianca: «Grazie per questa calda accoglienza. Obama ha organizzato tutto, anche il sole. Agnese e io siamo felici, è un onore essere qui, di avere questa opportunità di celebrare le relazioni tra i nostri Paesi. Siamo molto felici di questa occasione. Tra Italia e Stati Uniti c'è un legame indissolubile, che non è mai stato così forte, profondo e ampio: cooperiamo a livello globale contro il terrorismo, per creare opportunità economiche».

"Renzi deve restare, anche senza il sì al referendum"
E' prima della cena, la 14esima ed ultima come capo di Stato per Obama con menù, nato dalla collaborazione tra lo chef italoamericano Mario Batali e quello della Casa Bianca Cris Comerford, che Renzi ha incassato il pieno appoggio degli Usa sulle riforme portate avanti dal suo governo, in particolare sul prossimo referendum costituzionale. Durante la conferenza stampa congiunta il presidente americano ha esordito: «Renzi sta facendo riforme importanti, che però incontrano resistenze. La crescita c'è, ma è debole. Il sì al referendum aiuterebbe». Obama ha proseguito dicendo che il presidente del Consiglio «dovrebbe restare al timone» a prescindere dal risultato del referendum costituzionale. Poi ha aggiunto: «Gli americani non potrebbero avere un alleato migliore dell'Italia. Sul fronte economico, siamo d'accordo sul fatto che sia necessario che il nostro focus rimanga sulla crescita, sulla creazione di posti di lavoro e sulla prosperità».

Renzi: "Usa sono il nostro modello"
Poi ha preso la parola il premier: «Ringrazio gli Usa per il supporto nella battaglia che il nostro Paese sta facendo per affermare un paradigma di crescita e non solo di austerity. Gli Usa sono un modello: avete indicato la vita per uscire dalla crisi. Penso che la Ue possa e debba fare di più. L'Italia considera l'esempio degli Usa come punto di riferimento. E ovviamente sappiamo che vanno fatte le riforme strutturali». Renzi è quindi passato all'Unione europea: «L'Europa ha un disperato bisogno di ritrovare la propria anima, lo deve ai propri figli e nipoti. Siamo di fronte a una stagione della vita politica - ha aggiunto - in cui mentre qualcuno sceglie l'odio e una cultura di intolleranza dobbiamo scommettere sulla libertà e sui valori che hanno fatto grandi Usa e Ue».

L'attacco di Renzi a Trump
Il presidente del Consiglio ha affrontato anche il tema delle future Presidenziali Usa, legandolo alla questione Russia: «Donald Trump continua a lodare Putin in un modo che non ha precedenti nella politica americana [...] Dovete spiegarmi perché gli stessi leader repubblicani che criticavano la Russia e il mio dialogo con la Russia, ora invece si stanno riconciliando» con Mosca. Renzi ha proseguito: «Pensiamo che la Russia sia un Paese molto importante, un esercito secondo solo al nostro e deve essere parte della soluzione, non dei problemi del mondo. Ma hanno violato norme internazionali e chi occuperà questo ufficio dovrà rispettare questi valori».

Siria, Libia e immigrazione
Sulla crisi in Siria, ha detto: «Ho suggerito a Putin che, se Assad fosse rimasto al potere, ci sarebbe stata una guerra civile. Piuttosto che lavorare con noi per risolvere il problema, lui ha raddoppiato il sostegno ad Assad e sappiamo com'è finita». Quindi si è passati alla Libia, dove secondo Renzi «stiamo lavorando perché si stabilizzi il governo e perché ci sia il blocco delle partenze dei nostri fratelli e sorelle che rischiano la vita in mare. Siamo molto fieri di salvare la vita a tante persone, ma per evitare che il Mediterraneo sia un cimitero occorre bloccare in partenza con una strategia di lungo periodo e anche azioni immediate. Non possiamo continuare a lungo a farci carico da soli della Libia e dell'Africa, al Consiglio europeo porremmo con forza la questione». A questo punto il premier è tornato a parlare di Ue: «Deve guardare con più convinzione all'Africa e non possiamo tutte le volte chiedere aiuto agli Usa senza fare la nostra parte. Gli Usa sono impegnati in tutti i teatri internazionali, nei teatri più vicini abbiamo bisogno del sostegno del nostro migliore amico ma anche avere una strategia a livello italiano ed europeo».

"Con il sì al referendum cambiamo l'Ue"
In conclusione il presidente del Consiglio ha collegato la riforma costituzionale alle tematiche comunitarie: «Se vinciamo l'Italia sarà più forte nel dibattito in Europa. Penso - ha aggiunto - che il referendum italiano sia molto semplice: combattere contro la burocrazia, e noi abbiamo bisogno di un grande investimento contro la burocrazia: abbiamo cambiato 63 governi in 70 anni, ne abbiamo scherzato con Obama». Se però, ha continuato «la discussione politica è forte, la mia opinione è semplice: se vinciamo sarà più facile per l'Italia continuare la propria battaglia per cambiare l'Ue. Le riforme strutturali sono importanti per l'Italia ma anche per l'Ue».