26 maggio 2017
Aggiornato 11:30
Controllo degli organismi. Orfini presidente, Martina vice

Assemblea Pd, Renzi: «Basta litigare, pensiamo al futuro. Noi siamo quelli del Jobs Act»

l Pd riparte da Matteo Renzi e anche se il leader ha promesso che sarà 'non una rivincita ma un nuovo inizio', sono già evidenti alcuni tratti in comune con la fase appena chiusa

Il segretario Pd Matteo Renzi. (© ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Il Pd riparte da Matteo Renzi e anche se il leader ha promesso che sarà «non una rivincita ma un nuovo inizio», sono già evidenti alcuni tratti in comune con la fase appena chiusa. Sul piano numerico, soprattutto, il leader avrà un controllo saldo degli organismi dirigenti, forte di un successo alle primarie che in termini percentuali è stato più netto che nel 2013: in assemblea sono 700 i delegati renziani (compresi quelli di Franceschini, Orfini e Martina), contro i 212 di Andrea Orlando e gli 88 di Michele Emiliano.

Orfini presidente dell'assemblea
Proporzioni simili in direzione: su 120 membri, 84 saranno di area Renzi, 24 di Orlando e 12 di Emiliano. Gli 84 renziani comprenderanno una trentina divisi equamente tra Martina, Franceschini e Orfini, ma Renzi avrà a disposizione anche altri 20 «personalità» che saranno scelte direttamente da lui. Questo non significa che Renzi non stia cercando di creare le condizioni per una navigazione meno tormentata di quella dei 4 anni passati. Più volte, nelle ultime settimane, ha avvertito: "Chiunque vinca, poi si rispettano le regole, il Pd è la casa di tutti». Almeno a parole, s'intende. Matteo Orfini è stato rieletto presidente dell'assemblea Pd. I circa mille delegati hanno votato a favore, tranne 60 astenuti e 16 contrari Successivamente, l'assemblea ha votato anche i due vice-presidenti Barbara Pollastrini e Domenico De Santis. Nel ruolo di tesoriere è stato rieletto Francesco Bonifazi.

Renzi: Pd una comunità
In assemblea, Matteo RenziI ha dichiarato che il congresso Pd è stato «vero», un confronto anche duro, ma ora non si può ricominciare con lo scontro interno come accaduto dopo il 2013. «Altro che partito personale, il Pd è una comunità: ci sono 6 mila circoli e volontari che tengono aperto saltando il ponte, quale partito personale può essere un partito fatto da questo straordinario cotè di relazioni umane»

Millennials
«Per la quota della direzione riservata al segretario sceglierò 20 giovani, 20 millennials" ha annunciato il segretario Pd. «Abbiamo un problema con i ragazzi, è vero, e per risolverlo vanno coinvolti", ha aggiunto. «Noi siamo quelli che hanno creato 739 mila posti di lavoro, abbiamo fatto il Jobs act, noi siamo il partito del lavoro»«Lavoro, casa e mamme. Vorrei che il Pd facesse questo»

Basta litigare, pensare al futuro
Renzi ha poi spiegato: «Vorrei che il Pd lasciasse da parte il pastone serale dei Tg e portasse la gente a riflettere, a discutere, nei circoli. E' l'idea che si fanno le riforme partendo dalle persone e che l'alternativa al populismo non siano gli editoriali pensosi di intellettuali che non ne hanno indovinata una ma l'impegno tra la gente. Su questi tre temi ci metteremo alla prova, anche attraverso una organizzazione più semplice». Il Pd deve scegliere se passare il tempo «a discutere» o guardare al futuro, ha detto.«Abbiamo 4 anni davanti, a noi la scelta: fare come qualcuno, che ha passato il tempo a discutere, a polemizzare, a litigare, finendo con lo scindersi e con non l'essere premiato dai nostri. Oppure se vogliamo mettere al centro l'aspettativa dei nostri figli e il futuro dell'Italia».

Emiliano e Orlando
Il neo segretario ha ringraziato i suoi sfidanti Andrea Orlando e Michele Emiliano, applauditi a lungo dall'assemblea. Poi però ha aggiunto: «C'è bisogno di un impegno tra di noi, lo dico anche ai nostri. Non è pensabile che ricominciamo col 'mi si nota di più se critico molto quello che sta vicino a me o se critico poco quello che sta dall'altra parte del campo?'» Dal canto suo, Emiliano ha tenuto ieri a battesimo il suo 'Fronte democratico', la componente nata dall'esperienza delle primarie, e per ora non chiude la porta. «Nessuno di noi pensa di abdicare alle proprie idee in cambio di qualche posto nel gruppo dirigente», spiega Dario Ginefra. «Siamo, invece, disponibili a valutare una proposta di governo unitario del partito, ma la valuteremo sulla base della piattaforma che la sottende». C'è da dire che il presidente della Puglia, durante la campagna per le primarie, aveva promesso: «Farò impazzire Renzi». E il battesimo di 'Fronte democratico' sembra un modo per confermare che Emiliano si attrezza per non fare sconti. Di sicuro, tra i renziani c'è euforia per i sondaggi che tornano a salire, a cominciare da quello pubbblicato ierii dal Corriere della sera che accredita un contro-sorpasso dei democratici su M5s. Una dimostrazione, per il leader, che la nuova linea paga. A cominciare dall'approccio verso il web, da quella presenza capillare che dovrà essere garantita dalla piattaforma 'Bob', la risposta Pd al Rousseau M5s.