26 maggio 2017
Aggiornato 11:30
Centrosinistra

Pisapia a Renzi: la sinistra divisa va incontro a un solo destino, la sconfitta

Il consiglio dell' ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista intervistato da Repubblica: “Resta meno di un mese per dare un segnale chiaro: cambiare la legge elettorale e costruire una coalizione”

L'ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia (© ANSA/GIUSEPPE LAMI)

MILANO - «Le elezioni francesi ci ricordano che la sinistra divisa va incontro a un solo destino: la sconfitta. Se le primarie lo confermeranno segretario del Pd, a Matteo Renzi resta meno di un mese per dare un segnale chiaro: cambiare la legge elettorale e costruire una coalizione. Altrimenti il centrosinistra andrà incontro a una sconfitta che definirei generazionale, perché ci vorrà appunto una generazione prima che si possa ricostruire la fiducia e la partecipazione del proprio elettorato». Lo ha detto l'ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia in una intervista a Repubblica.

La legge elettorale
Secondo Pisapia gli indizi in questa direzione «non sono favorevoli, ma credo ancora alla possibilità di una svolta. Sono favorevole al Mattarellum. Se però non ci sono i voti in Parlamento, può funzionare anche il sistema che il Pd ha proposto in commissione: collegi e premio di maggioranza moderato. Purché si chiarisca se il premio va alla lista o alla coalizione. Serve il secondo, se si vuole mettere in campo una alleanza larga di centrosinistra».

Il rischio è la peggior sconfitta degli ultimi decenni
Pisapia, chiarendo di non essere iscritto al Pd, di è detto comunque «spettatore interessato» alle dinamiche della sinistra perché «senza i dem, per l'Italia non c'è un futuro di centrosinistra. Spero che, chiunque sarà il nuovo segretario, non stravolga la storia di un partito che nel tempo è cambiato ma il cui elettorato non ha mai rinnegato il suo essere di sinistra». Per l'ex sindaco ci si riunisce «ascoltando la domanda di unità che proviene dalla base. Esiste una sinistra ragionevole, un mondo che non ha paura della sfida di governo, e che insieme a voci civiche, ambientaliste e moderate al Pd dice: alleiamoci su un progetto per il Paese o sarà la fine. Ha sentito cosa ripete in queste ore Romano Prodi? Io confido che Renzi raccolga questo appello». Altrimenti, ha avvertito, «questo stesso mondo dovrà trarre le conseguenze e attrezzarsi a dare una rappresentanza autonoma alle proprie idee. Ma il rischio concreto è che, da questo quadro esploso, esca la peggiore sconfitta degli ultimi decenni».

La sinistra divisa perde
In Francia sono fuori dal ballottaggio sia il socialista Hamon che il più radicale Mélenchon. In Gran Bretagna Corbyn pare fuori dai giochi. In Spagna i socialisti hanno perso a ripetizione. La sinistra è in crisi irreversibile? viene domandato a Pisapia. «La sinistra, ovunque, quando si divide perde - ha risposto - i partiti tradizionali non riescono ad avere la fiducia degli elettori. Ma se si sommano i voti di Mélenchon, che non è estremista, a quelli socialisti, si ha la prova che il campo di centrosinistra è tutt'altro che sparito».

Le responsabilità della sinistra
Certo la sinistra «in parte» è responsabile della crisi. «In Italia, in particolare - ha detto Pisapia - ha restituito l'immagine di una nomenclatura chiusa. Per troppi anni gli elettori hanno visto le stesse facce scambiarsi ruoli all'interno del gruppo dirigente. È mancato un ricambio e la volontà di agevolarlo. Io, da sindaco, avevo in giunta ragazzi di 28 anni che spesso mi facevano riflettere sul valore di questioni che non avevo gli strumenti per capire».

Destra e sinistra esistono ancora
Per il leader di Campo Progressista «è un grave errore dire che il discrimine fondamentale non è più tra destra e sinistra. Innanzitutto perché non è vero e poi perché non offre chiarezza. Ci sono due possibili ordini di risposte ai problemi di fondo, dalla povertà alla crescita: quelle della destra securitaria e parolaia e quelle di una sinistra responsabile e pragmatica».

La situazione europea
In chiave europea, ha rilevato Pisapia, «le notizie dalla Francia sono positive. Macron è un'europeista convinto ma critico. Le regole europee vanno rispettate, ma cambiate quando è necessario. A settembre si voterà in Germania, e se come pare il presidente Schulz avrà un buon successo, potrà esserci un fronte compatto per modificare le regole di Bruxelles. Non per distruggere quello che si è costruito in 70 anni, ma per rispondere alla crisi più drammatica dell'economia dal 1929».

Il M5s non è il Front national
Pisapia si è soffermato sui 5 Stelle sostenendo come ci sia grande differenza tra il populismo lepenista e quello gerillino. «La differenza c'è e si vede - ha detto - credo che moltissimi sostenitori del M5S sarebbero furibondi all'idea di essere assimilati ai lepenisti. Il 5Stelle è un movimento trasversale, nato da posizioni in parte condivisibili e capace, come nel caso del testamento biologico o delle unioni civili, di sposare posizioni molto avanzate».