25 maggio 2017
Aggiornato 01:00
A seguire l'incontro con Trump

Gentiloni da Trump: leadership comune Italia-Usa è un dovere

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è volato a Washington, per partecipare a un convegno su Mediterraneo e sicurezza, e dove incontrerà il presidente Usa Donald Trump

Il premier Paolo Gentiloni al convegno CSIS a Washington. (© ANSA / Tiberio Barchielli)

WASHINGTON - Dopo aver viaggiato sullo stesso airbus usato dal suo predecessore Matteo Renzi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è arrivato al Center for strategic e international studies (Csis) di Washington. Al think tank il premier ha tenuto un intervento sul tema «La sicurezza nel Mediterraneo come caposaldo della stabilità globale». In serata, alle 15 ora locale, incontrerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

L'obiettivo della visita
Il premier italiano si presenta a Washington, ha spiegato ad Askanews nei giorni scorsi un funzionario del dipartimento di Stato Usa, come «uno dei partner internazionali di maggior valore degli Stati Uniti e uno dei nostri più stretti amici». Non per questo nell'incontro Gentiloni eviterà di ribadire al Presidente, in vista dell'incontro italiano dei sette grandi, che l'Italia è contraria a una svolta protezionistica. «Bisogna scommettere ancora sul libero mercato, il più grande motore di prosperità della storia», aveva detto Gentiloni pochi giorni fa. Una linea che l'Italia vuole ribadire al G7 e su cui il presidente del Consiglio cercherà di convincere Trump.

Dossier sul tavolo
Al centro del colloquio ci saranno però anche gli scenari geopolitici, a partire dalla crisi siriana. Gentiloni, il giorno dopo il raid di missili lanciato dagli Usa contro la base militare da cui sarebbe partito il bombardamento con armi chimiche a Idlib, aveva appoggiato l'iniziativa di Trump, definendola una «risposta motivata a un crimine di guerra di Assad». Per l'Italia, però, e Gentiloni lo ribadirà al presidente Usa, una soluzione stabile per la Siria potrà arrivare solo da un negoziato che coinvolga Usa, Russia, Ue, Onu. Anche le questioni di Libia, Afghanistan e Iraq, tutti scenari in cui l'Italia è impegnata da tempo, saranno sul tavolo, anche perché gli Usa considerano il Paese un partner strategico per l'area del Mediterraneo. 

Poi in Canada
Dopo la visita a Washington, Gentiloni volerà direttamente a Ottawa per il bilaterale con Trudeau. Un incontro che dovrà consolidare lo stretto rapporto tra i due Paesi che sono, ha detto lo stesso premier canadese, «stretti alleati e amici» con «una forte partnership sul piano commerciale e degli investimenti». Rapporti che potranno essere incrementati e facilitati dall'accordo di libero scambio Ue-Canada Ceta che lo stesso Gentiloni ha lodato e descritto come segno del fatto che l'Europa «ha un ruolo da svolgere contro i protezionismi».

Leadership comune
Durante il convegno iniziale, Gentiloni ha affermato di considerare «il mantenimento della leadership comune tra Italia e Usa non solo un'opportunità ma un dovere».  L'Italia, ha detto il premier, vuole «coltivare» i rapporti «storici» con gli Usa, naturalmente sostenendo «a testa alta» i propri «principi e valori».

Collaborazione in Libia
«I nostri rapporti con gli Usa - ha detto - sono rapporti storici, a cui teniamo molto, che sono sempre stati il pilastro della nostra politica estera. E' importante che si capisca che questi rapporti storici fanno parte dei nostri interessi perché è interesse dell'Italia in questo momento coltivare questa relazione, perché è fondamentale per gestire le crisi che abbiamo davanti, il Mediterraneo, la stabilizzazione di alcuni Paesi, penso alla Libia, dove la leadership italiana e statunitense è fondamentale se vogliamo fare degli ulteriori passi avanti per stabilizzare della Libia, che vuol dire anche far fronte ai fenomeni migratori, contrastare i trafficanti di esseri umani e per combattere il terrorismo. Non si tratta - ha concluso - solo di confermare un ancoraggio storico della nostra politica estera, si tratta di coltivare i nostri interessi nazionali nel rapporto con gli Usa naturalmente investendo in questo rapporto quelli che sono i nostri principi e i nostri valori, ai quali noi naturalmente teniamo molto e che sosteniamo a testa alta».

Attacco in Siria motivato, ma ora risposta politica
L'attacco deciso da Trump in Siria «è stata una motivata risposta all'uso di armi chimiche, un chiaro messaggio ad Assad e la cosa giusta da fare", ma ora è il tempo del negoziato. Il fatto che sia stata una risposta «motivata», ha aggiunto, «non vuol dire che si possa immaginare una soluzione militare alla crisi siriana" e ora "è giunto il momento per un reale negoziato».

Isis, una delle priorità
«Questo può essere l'anno della sconfitta di Daesh", ha poi osservato il presidente del Consiglio.  Le «priorità» nell'area del Mediterraneo, ha sottolineato, sono «gestire la drammatica crescita delle migrazioni dall'Africa"; "stabilizzare le aree di crisi in Africa e Medioriente»; «combattere il terrorismo e in particolare sradicare Daesh».

Ue
«Sono preoccupato ma sono ottimista sulla capacità di reazione dell'Ue, dobbiamo cambiare tante cose, sull'immigrazione e sull'economia, perché altrimenti la percezione di molti cittadini potrebbe diventare più negativa", ha osservato Gentiloni. «Bisogna tenere alta l'attenzione - ha aggiunto - ma non dimenticare che l'Ue è una straordinaria storia di successo, nella nostra esperienza passata l'Europa ha sempre reagito ai suoi momenti difficili con reazioni positive, possiamo averla anche dopo la Brexit e l'attuale situazione, non sono pessimista».

Dialogo con Russia e Cina
Inoltre, il premier ha sottolineato che i paesi del G7 «devono essere uniti»«Dobbiamo - ha aggiunto - mostrare un buon consenso tra i leader perché è fondamentale. Questo format è cruciale in questo momento, c'è una discussione sul commercio, sulle relazioni con la Russia, con la Cina. Questi Paesi devono essere uniti e questa è una opportunità».

Turchia
Quanto alla Turchia, bisogna capire «come la leadership reagisce al referendum»: per l'Italia la risposta dovrebbe essere di «inclusione». Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, a margine dell'intervento a Washington al think tank Center for strategic e international studies (Csis). «Non discuto adesso - ha spiegato - della legittimazione, però se hai la metà del Paese che ha votato in un modo diverso, come reagisci a questo non è un problema italiano ma turco. Ma spero che la reazione sia di inclusione e non tendente a escludere metà della popolazione che ha votato contro».