23 aprile 2017
Aggiornato 12:00
Sono il 30% in più che nello stesso periodo del 2016

Immigrazione, 24.250 arrivi in Italia nel 2017. E le relocation rimangono un'illusione

Mentre l'Italia, nei primi 3 mesi del 2017, ha visto un incremento del 30% negli arrivi di migranti, le relocation rimangono quasi ferme. E l'Ue si dimostra ancora una volta incapace di gestire la situazione

Sbarco di migranti in un porto italiano. (© ANSA/MIKE PALAZZOTTO)

BRUXELLES - Se c'è un argomento che fa risaltare palesemente le disfunzioni di questa Europa, quello è l'immigrazione. Relocation ancora pressoché ferme, incapacità degli Stati europei a trovare un accordo, minacce economiche della Commissione ai "dissidenti" sono le prove più evidenti di come l'Ue non funzioni, e anzi finisca per complicare le cose, laddove dovrebbe semplificarle.

Sempre più migranti in Italia
E mentre continuano i battibecchi, il flusso migratorio non si arresta, specialmente in Italia. Basti considerare l'ultimo dato diffuso da Frontex, secondo cui «L'Italia è restata sotto una intensa pressione migratoria nello scorso mese di marzo», quando «il numero dei migranti giunti attraverso la rotta del Mediterraneo centrale è aumentato di un quinto» rispetto al mese precedente, con 10.800 nuovi arrivi. «Questo ha portato il totale per i primi tre mesi dell'anno a 24.250 arrivi, quasi il 30% in più rispetto allo stesso periodo del 2016».

La rotta del Mediterraneo la più battuta
All'aumento degli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo centrale corrisponde una diminuzione del 70% del numero totale (13.000) degli attraversamenti illegali delle frontiere dell'Ue, sempre nel primo trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016 (32.650). In marzo, c'è, stato, comunque, un aumento del 10% rispetto al mese di febbraio, anche nel numero totale di arrivi.

Provenienze
Tornando all'Italia, i migranti più numerosi arrivati provengono da Bangladesh, Nigeria e Guinea. Ma, a partire dall'inizio di marzo, tende a crescere il numero di migranti provenienti dal Corno d'Africa (soprattutto eritrei e somali), probabilmente a causa delle migliori condizioni meteorologiche sulle rotte di terra dai paesi di origine alle coste della Libia.

Relocation quasi ferme
A fronte di questa situazione, la solidarietà Ue promessa nel 2015 è naturalmente rimasta lettera morta. Circa 16.300 richiedenti asilo arrivati in Grecia e in Italia sono stati ripartiti in altri Paesi dell'Ue dalla fine 2015 nell'ambito del piano di «ricollocamento» europeo, un numero dieci volte inferiore a quello programmato. Lo ha reso noto oggi la Commissione europea. Il piano europeo adottato a fine settembre 2015 prevedeva infatti la «relocation» in due anni di 160.000 persone in totale ma è stato applicato con grande ritardo dai diversi Paesi Ue. «E' tempo che gli Stati membri rispettino gli impegni. Hanno il dovere politico, morale e giuridico di farlo», ha dichiarato il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, in una conferenza stampa a Bruxelles.

Un terzo dei ricollocamenti prefissati
Secondo i dati pubblicati oggi dalla Commissione, i ricollocamenti dalla fine del 2015 sono stati esattamente 16.340, di cui 5.001 dall'Italia e 11.339 dalla Grecia. La Commissione in un comunicato ha lamentato che Bulgaria, Croazia e Sloveania non abbiano rispettato che in maniera «molto limitata» le quote di migranti da accogliere fissate per ciascun Paese. La commissione ha anche espresso il rammarico che Ungheria e Polonia «continuino a rifiutare di partecipare al progtramma». Quanto all'Austria, che disponeva di una esenzione provvisoria, «comincerà a effettuare delle relocation prossimamente», ha informato. L'esecutivo europeo ha ancora una volta ribadito che «non esiterà» a lanciare delle procedure di infrazione a carico dei Paesi che non ottemperano agli obblighi di accoglienza dei richiedenti asilo.

Opposizione
Diffiicile che la situazione si sblocchi, perché alcuni Stati membri continuano a rifiiutarsi di accettare le relocation. Secondo quanto reso noto dalla Commissione, Ungheria e Polonia «continuano a rifiutarsi del tutto di partecipare al sistema dei ricollocamenti» dei richiedenti asilo giunti in Italia e Grecia, mentre Bulgaria, Croazia e Slovacchia lo stanno facendo «su basi molto limitate»; l'Austria, invece, che finora non aveva partecipato al sistema, «ha annunciato che comincerà presto a effettuare i ricollocamenti» per rispettare le propria quota.  Finora, afferma la Commissione, solo Malta e Finlandia stanno rispettando la tabella di marcia delle «relocation», per accogliere i richiedenti asilo della propria quota entro i tempi previsti, mentre Lussemburgo e Portogallo hanno fatto buoni progressi.

Minacce
La Commissione insiste, come aveva già fatto nell'ultimo rapporto il mese scorso, che «non esisterà a usare i propri poteri, che le sono conferiti dal Trattato Ue», per costringere a mettersi in regola gli Stati membri che non rispettano l'obbligo di effettuare i ricollocamenti secondo le quote loro assegnate. L'Esecutivo comunitario sottolinea anche che quest'obbligo non termina a settembre, alla scadenza del periodo di due anni a cui si riferiscono le «relocation».