23 aprile 2017
Aggiornato 11:30
Silvio Berlusconi è tornato

Rieccolo: così il Cav si prepara a vincere (comunque)

Il centrodestra, unito nello schema classico che lui ha inventato, può tornare a vincere. A una condizione però: che al centro vi sia lui, Silvio Berlusconi, nel ruolo di federatore o di candidato a frenare l'avanzata M5s

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (© ANSA / MATTEO BAZZI)

ROMA - Rieccolo. I sondaggi – anche gli ultimi pubblicati su L'Espresso che gli ha dedicato l'ennesimo speciale sul suo ennesimo ritorno in campo – dimostrerebbero del resto ciò che ripete da diversi mesi a questa parte: il centrodestra, unito nello schema classico che lui ha inventato, può tornare a vincere. A una condizione però: che al centro vi sia lui, Silvio Berlusconi, nel ruolo di federatore o – se le cose dovessero mettersi come lui spera dalle stanze della Corte di Strasburgo – in quello di candidato a frenare in persona la corsa dei 5 Stelle verso Palazzo Chigi.

Il Cav non strappa coi sovranisti ma...
Ci sono pochi margini, invece, per seguire l'invito che è giunto dagli animatori delle cosiddette «primarie di centro» che gli hanno chiesto pubblicamente di rompere l'alleanza con i due sovranisti, Salvini e Meloni: le rilevazioni sulla «cosa» centrista non lasciano molti margini ai sogni di un centro competitivo in un sistema tripolare. C'è di più. Per essere determinante – in questa sorta di restaurazione proporzionalista che si profila all'orizzonte - il Cavaliere nell'eventualità potrebbe fare benissimo da solo e risultare indispensabile, nel momento in cui nessuno dovesse raggiungere la quota del 40%, come contraente di un compagine di governo (Renzi) alla ricerca di uno «stabilizzatore», a maggior ragione di uno che ha appena ricevuto un nuovo battesimo come membro del Ppe.

Rotondi: Forza Italia nuova Dc
Primum vincere, però. Ne è convinto uno che crede fermamente che sia possibile una proposta organizzata e organica di centrodestra come Gianfranco Rotondi: «Non ci sono alternative all'alleanza con la Lega Nord: correre separati significherebbe dare il governo ai Cinque Stelle visto che il Pd è sempre più fuori gioco», ha spiegato il deputato Fi e segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana rispondendo di fatto a Casini & co che hanno invitato il leader forzista ad abbandonare lo schema di attacco a fianco dei sovranisti. Per Rotondi, invece, la compagnia con i due «lepenisti» è giusta se Forza Italia però saprà incarnare il piede perno della coalizione: «Berlusconi organizzi però un forte centro in grado di rassicurare l'elettorato moderato e cattolico». Forza Italia – questo è il senso delle parole dell'ex ministro - «sia il perno di una moderna Dc, partito del popolo e delle istituzioni».

A chi interessa votare nel 2018
Sulla stessa frequenza anche Renato Schifani, senatore di Fi, per il quale la linea responsabile del partito («Sarebbe inimmaginabile andare al voto alla vigilia di una manovra economica») si sposa con la possibilità che il leader possa tornare presto alla completa agibilità: «Con Berlusconi pienamente in campo, per il centrodestra unito il 40% è a portata di mano, sommando le percentuali di Fi (che con lui si collocherebbe tra il 20 e il 25%), Fdi, Lega, centristi di Cesa e altri». Per ciò che riguarda il richiamo dei centristi Schifani conferma le riserve che abbondano in Forza Italia: «Sono anni che Alfano ripete il refrain per il quale milioni di italiani sarebbero interessati al campo moderato immaginato come pensa lui».

C'è sempre il piano b...
A non convincere il senatore siciliano non solo le ultime uscite del ministro («troppo appiattito su Renzi») ma anche le scelte in viste delle prossime Amministrative (dove invece il centrodestra «classico» è unito praticamente ovunque): «Non sono risultate convincenti le alleanze a macchia di leopardo sul territorio, al punto da scolorire l'identità del partito e di avviare un processo di disarticolazione». Per tutte queste ragioni il federatore del centrodestra secondo Schifani resta Berlusconi che – senza l'ossessione di apparire troppo nell'agone politico – sembra procedere «lentamente, verso una vittoria che può essere davvero dietro l'angolo». In caso contrario – o con una nuova legge elettorale - c'è sempre il piano b: diventare, il giorno dopo le elezioni, l'unico alleato possibile per il Pd. Ossia vincere anche qui.