27 maggio 2017
Aggiornato 10:00
Delrio e Fassino si spera che vadano presto in pensione

Appendino e la storia dei 61 mln che il Governo deve a Torino: chi ha ragione?

La vicenda appare molto complessa: la sindaca più amata d'Italia trova sulla sua strada degli avversari ostici e preparati. Come andrà a finire?

La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, la sindaca di Torino Chiara Appendino e il premier Paolo Gentiloni in occasione della firma degli accordi per finanziamenti per le periferie con i sindaci a Palazzo Chigi (© ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

ROMA - La vicenda che vede contrapposte la città di Torino, per voce della sua sindaca Chiara Appendino, e Maria Elena Boschi, in veste di "rappresentante" del governo, appare molto più complessa di quanto possa sembrare ad una prima lettura. Al di là dell’oggettività dei fatti, sempre che i fatti possano reputarsi tali in un tempo di relativismo culturale estremo, emerge la totale confusione mentale, culturale, e per molti versi anche psicologica di molti personaggi, che andrebbero bene solo in uno sgangherato circo Barnum. In tal senso appare quantomeno azzardata la semplificazione che si tenta di far passare laddove invece dovrebbe regnare la complessità. Le attività politica e amministrativa non possono essere ridotte a contrattazioni da mercato del pesce: si tratta di procedure ermetiche, che richiedono fiducia nell’ascolto di pareri tecnici espressi da personaggi competenti. Componenti sconosciute ai più. Qui di seguito tutti i pareri, pochi dei quali corroborati da documentazione, che sono stati espressi in questi giorni, al termine una breve valutazione. Si invita alla lettura completa di tutti gli interventi.

Chiara Appendino, sindaca di Torino
«È inaccettabile che i Comuni si debbano sobbarcare l’incapacità di un governo, in questo caso il governo Gentiloni, di dare loro risorse che sono dovute. L’esecutivo deve alla Città di Torino 61 milioni di euro, lo dicono due sentenze (Tar e Consiglio di Stato, ndr). Se non vogliono adempiere siamo pronti a far nominare un commissario ad acta per prendere quelle risorse che ci sono dovute. Non chiediamo nulla di più di quello che ci è dovuto – continua la prima cittadina del M5s – e abbiamo intrapreso un’azione legale con grande convinzione. Non lo chiede Chiara Appendino ma la comunità torinese».E ancora: «Siamo in un periodo di grande tensione finanziaria, una situazione di cassa molto difficile. Per non cercare di tagliare i servizi essenziali, nel bilancio comunale abbiamo dovuto fare una manovra sulle spese e sulle entrate. È inaccettabile che ci dobbiamo sobbarcare l’incapacità del governo di restituire le risorse dovute. È un diritto della nostra comunità. Si tratta di 61 milioni di euro, due sentenze ci danno ragione. Ne ho parlato ieri con Grillo. Io farò tutto il possibile per ottenerli, sono soldi tutti dovuti al Comune». E infine: «Con l’avvocatura proseguiremo per la nostra strada. Esistono dei diritti e tali diritti vanno esercitati. Il governo in passato ha trovato le risorse che servivano, per esempio per le banche, le trovi anche per i Comuni». A Lecce (giunta di centrodestra, ndr) invece i soldi sono arrivati. Alla domanda della giornalista se vedesse una qualche discriminazione da parte del governo Appendino ha replicato: «Io non ho questo preconcetto» e ha ribadito che attende una risposta da Palazzo Chigi.

Maria Elena Boschi, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri dal 2016
"La sindaca sa che il governo ha un confronto con il comune e che i 61 milioni non sono dovuti. Non ci sono città di serie A e città di serie B. Ma regole che valgono per tutti o non valgono per nessuno». E aggiunge: "Le questioni poste dalla sindaca Appendino - spiega Boschi - derivano da un decreto del governo Monti del 2011, messo in discussione da una sentenza del Consiglio di Stato del 2015, a cui il Governo ha ottemperato con un accordo Stato-Città cui ha fatto seguito un provvedimento attuativo. Dunque: le procedure sono state rispettate per tutti i comuni. Vi sono alcune peculiarità che riguardano Torino che volentieri possiamo affrontare in sede di tavolo tecnico in qualsiasi momento. Per la sindaca Appendino valgono le stesse identiche regole che valgono per tutti i suoi colleghi. Esattamente le stesse di tutti gli altri, senza alcuna distinzione politica». Infine, dice Boschi: "Del resto sostenere che Torino sia stata penalizzata, specie dopo che il governo Renzi ha proceduto al finanziamento Cipe per la metropolitana e per il bando periferie e il gverno Gentiloni ha assicurato tutto il suo impegno per Torino e per il Piemonte, non corrisponde semplicemente alla verità dei fatti. Pronti a collaborare nella verità dei fatti, senza alcuna polemica ideologica".

Piero Fassino, consigliere comunale di minoranza a Torino
In linea teorica Piero Fassino è un militante nello stesso partito di Mario Elena Boschi. Ancora rancoroso dopo la batosta elettorale, pur di polemizzare con la sindaca di Torino si intesta meriti che la ministra non riconosce. "La sindaca Appendino annuncia di voler agire nei confronti del Governo... peccato si sia dimenticata di riconoscere che l'attuale amministrazione può oggi rivendicare quella cifra grazie all'azione intentata in sede di giustizia amministrativa dalla giunta Fassino e vinta con sentenze favorevoli prima del TAR e poi, a fine 2015, del Consiglio di Stato. Non solo l'attuale giunta non ha ereditato buchi, ma potrà disporre di 61 milioni in più di quelli che ha potuto avere la amministrazione precedente». Soldi che potrà usare per tamponare i pesanti tagli previsti dal nuovo bilancio, sulle scuole dell'infanzia Fism, le agevolazioni sulla Tari per le famiglie indigenti, la cultura e i servizi informatici. Intanto una cosa è certa: la giunta Fassino, pur avendo 61 milioni in meno, non ha tagliato i servizi, non ha ridotto le agevolazioni per le famiglie indigenti, non ha tagliato le risorse per la cultura. Insomma, ha scelto di non penalizzare i cittadini. Un comportamento ben diverso da quello dell'attuale giunta che, invece, presenta un bilancio con tagli ai servizi aumento di tariffe e utilizzo di tutti gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, privando così la città della possibilità di utilizzare quelle risorse per gli investimenti".

Graziano Delrio, ministro della infrastrutture
«Non so se siano giusti o sbagliati i 61 milioni chiesti da Torino, ma il riconoscimento ufficiale di quell’istanza c’è stato, mi sembra chiaro. Il governo Monti aveva sbagliato i conti, fare ricorso è stato un elemento di giustizia. Ora credo che il presidente dell’Anci e la sindaca di Torino possano serenamente cercare un accordo con il sottosegretario Boschi». Il ministro non ne sa nulla, ma sa che contro la sindaca di Torino è meglio non schierarsi.

Luigi Marattin, consigliere economico presso la Presidenza del Consiglio
Accade che giunga, finalmente, un pensiero articolato e accurato nel mare magnum di superficialità. Pubblichiamo lo stralcio principale del lungo post su Facebook di Luigi Marattin, consigliere economico presso la Presidenza del Consiglio. «Sentenze del TAR e del Consiglio di Stato hanno riconosciuto che (il governo Monti, ndr) si "fece prendere troppo la mano" con quelle operazioni integrative, e che avrebbero dovuto limitarle ai "riempimenti di buchi" (che tuttavia erano tanti, e ponevano seri problemi di coerenza statistica. Ma le sentenze, si sa, si rispettano e basta. E comunque l'errore fu parzialmente riconosciuto dai tecnici). La sentenza di riferimento di tutta questa storia è quella del contenzioso promossa da ANCI a nome dei comuni (sentenza n.5008/2015, Consiglio di Stato). Lì si dice chiaramente che i comuni che sono stati penalizzati da queste "operazioni integrative" hanno ragione, e devono essere ristorati. Il Governo lo ha fatto? Sì. Lo ha fatto per chi ha promosso procedimenti giudiziari andati in porto prima della "sentenza ANCI" (vedi Lecce), e lo ha fatto pure per tutti gli altri comuni penalizzati. Il Governo Renzi ha stanziato i fondi (288 milioni, Legge di Bilancio 2017), e il Governo Gentiloni li ha distribuiti (DPCM firmato un mese fa e in corso di registrazione alla Corte dei Conti). A questo proposito, c'è da ricordare al presidente ANCI Antonio Decaro che a rigore la sentenza diceva di redistribuire questi soldi tra i comuni; per evitare problemi interni al comparto (non è mai carino togliere ad alcuni e dare ad altri, o perlomeno così ANCI ci dice sempre), il Governo ha semplicemente dato a chi doveva avere (senza togliere ad altri). Quindi Torino ha ragione su questo punto? No. Per un motivo estremamente semplice. Torino non rientra tra i comuni penalizzati dalle "operazioni integrative"; non è stata cioè soggetta ad alcun arbitrario "riempimento di buchi" fatto dai tecnici MEF nel 2012. A dire il vero, il Consiglio di Stato rileva una lieve discrasia della stima (a svantaggio del Comune), pari 433.098 euro (pag. 29 della sentenza n.5013/2015 del Consiglio di Stato; sentenza specifica sul caso Torino). Le sentenze riconoscono anche che il Governo Monti fece anche un altro errore: fece pagare ai comuni l'IMU sui propri immobili. Allora sta forse qui la ragione delle rivendicazioni del Comune di Torino? No. Il Comune aveva diritto a ricevere 21.107.500 euro (che aveva indebitamento pagato), e nel 2013 ha regolarmente ha ricevuto 21.552.850 euro, una somma quindi superiore di 445.350 euro a quanto dovuto....(pag.17 e 18 della sentenza). Semmai qui il problema è di diversa natura: queste somme furono date a valere sul bilancio, e non anche sull'allora vigente Patto di Stabilità Interno (che comunque in quegli anni il comune di Torino rispettò con un surplus di entità maggiore rispetto a queste somme, quindi si fa oggettivamente fatica a capire che tipo di danno avrebbe realmente subito). E allora dove sta il problema? Perché il Comune di Torino chiede 61 milioni? Perché - nonostante quanto già fatto - continua a contestare il calcolo originario. Ma su questo, infine, la sentenza del Consiglio di Stato (pag.31, punto 5.7) è molto chiara: "Il profilo di doglianza della parte appellante (cioè lo Stato) va favorevolmente considerato: il dato (gettito stimato dell'ICI pari a 9.193 miloni di euro) era stato alla base dell'Accordo del 1 marzo 2012 che aveva definito l'importo della dotazione del Fondo, ed era immodificabile. Non può affermarsi che esso avrebbe dovuto essere modificato»Il dato su cui si basa tutto sto ambaradan dunque (il gettito ICI 2010 stimato), non è modificabile, quindi le stime sono quelle. Il Governo doveva semplicemente "ripartire la torta" compensando i comuni penalizzati dall'operazione "riempibuchi", e lo ha fatto (addirittura evitando di redistribuire, ma semplicemente dando a chi doveva avere). E Torino non rientra tra questi».

Conclusioni
Con ogni probabilità solo pochi ardimentosi saranno giunti al termine di questa panoramica. Ricostruire tale successione di «opinioni» è stato fondamentale per avanzare qualche considerazione. La prima: nel Partito Democratico vige una vasta sciatteria, ma non per tutti. Le figure di Fassino e Delrio, che con ogni evidenza parlano senza cognizione di causa, sono tragiche. Diversa invece è la posizione di Luigi Marattin, che argomenta in maniera solida e difficilmente confutabile. Infatti, da Torino, non si alzano smentite in tal senso. Incredibilmente le sue parole supportano la posizione di Maria Elena Boschi: la vita, a volte, sa essere veramente strana. E veniamo alla figura della sindaca di Torino, Chiara Appendino. La sua posizione è cristallina: si muove con scioltezza su un tavolo da poker. In mano ha un semplice tris, ma punta come se avesse una scala reale. Non mente quando dice che il Governo deve dei soldi al Comune di Torino, ma non risponde a chi, come nel caso di Marattin, sostiene che tali denari siano già giunti, seppur per vie diverse. La sua, quella di Chiara Appendino, seppur sostenuta da tutti gli ex nemici del cosiddetto Sistema Torino, ora passati in blocco tra le fila dei suoi sostenitori, rischia di essere una partita al tavolo verde molto complessa e ricca di insidie: la prima che potrebbe perdere.