23 aprile 2017
Aggiornato 12:00
Gli amici del giglio demorenziano

Le nomine dei manager «demorenziani»: ennesimo passo verso la voluta distruzione dello Stato

Progettare, pianificare e mettere in pratica la distruzione dello Stato: per far dilagare la finanza anglosassone

Matteo Renzi con il premier Paolo Gentiloni a Torino per Lingotto '17 (© ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

ROMA - Il motto dell'ultima Leopolda demorenziana, una citazione di Ronald Reagan, era semplice: "Lo stato non è mai la soluzione dei problemi, ma la causa». Nulla di più vero, verrebbe da pensare, osservando le ultime nomine fatte dal governo Gentiloni e "risciacquate in Arno». Forse non è chiaro che laddove vi è un lapalissiano e reiterato errore, in taluni casi si nasconde la precisa strategia. Semplice, pulita, cartesiana: come in un partita di scacchi, il cui fine ultimo altro non è che la sconfitta dell’avversario. E, come negli scacchi, in questa partita un perdente vi sarà: il popolo italiano. Che ha molti difetti, ma più di ogni altra cosa una gravissima colpa: ha capito che nel trionfo delle sovrastrutture finanziarie, ed eurocratiche, si annida un subdolo nemico. Gli italiani vogliono l’acqua pubblica, le pensioni pubbliche, la sanità pubblica: perché pagano fior di tasse e quindi chiedono servizi. Nulla di trascendentale: paghi, ottieni un servizio. Non quadra quindi, a tutti noi, questo parallelismo conclamato e sbilenco: all’aumentare dell’integrazione europea, su base squisitamente finanziaria ed economica ovviamente, vi è l'aumento della pressione fiscale, il tutto correlato al tragico destino dei servizi pubblici.

Il settore pubblico è programmato per autodistruggersi
Sfortuna? Crisi globale? Colpa delle ideologie? Colpa del clima o di cosa altro? No, è tutto voluto, studiato analizzato e messo in pratica. Il settore pubblico è programmato e organizzato per autodistruggersi, affinché possa essere messo sul mercato a prezzi stracciati. Un po’ quanto è capitato a Telecom, però su scala più vasta: totale. Il fine ultimo dell’attuale classe dirigente italiana è la vendita, anzi la svendita, del patrimonio comune a banche e fondi d’investimento: ovviamente stranieri, dato che noi un settore finanziario non lo abbiamo più. Resiste solo Intesa Sanpaolo, che appena ha provato a costruire una sinergia con Generali, proprio per difendere l’italianità del risparmio, è stata presa di mira dal mercato. E quindi ha fatto prontamente marcia indietro.

Mitologia anglosassone: il neoliberismo che vuole la distruzione degli Stati Nazione
E’ mai arrivato il liberismo in Italia? Poniamoci questa domanda con sincerità. Nella dura vita del cittadino comune indubbiamente sì, ma nei gangli che legano indissolubilmente economia e politica, no. Eppure da anni sentiamo parlare di rivoluzione liberale che, ogni volta, si traduce nel saccheggio delle risorse pubbliche. Il neoliberismo è quell’ideologia totalitaria che prende anche il nome di post ideologia: è la più fanatica tra le ideologie. Di stretta derivazione anglosassone, getta le sue radici nel pragmatismo tardo ottocentesco sviluppatosi sulla costa est degli Stati Uniti. Scopo del neoliberismo è la distruzione degli Stati Nazione, da trasformare in un unico mercato che, in linea teorica, dovrebbe autoregolarsi sulla base di una mitologica mano invisibile.

Cosa hanno prodotto 30 anni di neoliberismo
I primi trent'anni di neoliberismo stanno funzionando perfettamente. E’ indubbiamente vero che la lezione neoliberista ha sconvolto le dinamiche inflazionistiche, per altro spingendoci dentro spirali di deflazione croniche. Ma è sul punto dei servizi legati ai cosiddetti monopoli naturali che sta ottenendo i risultati più eclatanti. Al momento la rivoluzione neoliberale, almeno in occidente, ha prodotto questi risultati: deflazione causata dalla perdita del potere d'acquisto, esportazione di lavoro e importazione di disoccupazione, privatizzazione dei servizi pubblici con relativo aumento dei costi. Potremo essere anche contenti di questo, e vivere tale passaggio storico come una conquista: ma tutto assomiglia maledettamente ad un passato antico, plebeo.

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Di cosa si parla, in concreto?
Mentre il cittadino scopre ogni giorno l’avanzare del privato nella vita, il settore sanitario introduce giorno dopo giorno balzelli di ogni sorta, e questo nonostante la pressione fiscale stabilmente sopra il 46% da anni. Questo è solo un esempio tra i molti che si potrebbero fare. Perché accade ciò? Le aziende di stato continuano a vivere dentro un mondo incantato, favolistico, dove non esiste una relazione con la realtà. Immaginate il proprietario di un’azienda privata che lavora per distruggere se stessa? Che si circonda di manager mediocri e parassiti, che lascia immense sacche dis-economiche, sempre più vaste e profonde? No: non potete immaginarlo, perché è un controsenso. Eppure in Italia questo accade nel settore pubblico, quello che dovrebbe gestire i monopoli, estraniandoli dalle dinamiche di mercato. Le recenti nomine confermano questa direzione, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Profumo di nulla
Ci si domanda: perché la politica procede con nomine di manager i cui successi sono ambiguissimi, come nel caso di Alessandro Profumo al vertice di Leonardo/Finmeccanica, che tanti bei ricordi ha lasciato prima in Monte Paschi e poi in Unicredit? Si può essere certi che tali personaggi abbiano il massimo spessore culturale, e umano, possibile per coprire con merito settori così importanti: oppure stiamo parlando di altro? «La nomina di Alessandro Profumo al vertice dell’ex Finmeccanica - ora Leonardo - ha suscitato la dura reazione del fondo attivista Bluebell Partners Ltd, l'hedge londinese che aveva già costretto il Monte dei Paschi ad una rettifica di bilancio per il derivato Santorini».Così scrive in un articolo Luca Battanta del Sole 24 ore. E’ veramente una nomina sconcertante quella di Profumo, che fa gridare come l'uomo dell'Urlo di Munch, perché riconducibile ad un mondo fiorentino, ben raccontato da Ferruccio De Bortolli in un celebre editoriale di qualche anno fa.

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Il disegno ultimo: la progressiva, inesorabile, distruzione dello Stato 
Però non può essere tutto riconducibile a piccolo magheggi, poltrone da occupare, miserie da coprire e stipendi da mettere insieme. Tutto questo ovviamente, c’è. Ma più in alto, a in livello più complesso, si può vedere in chiaroscuro il disegno: la progressiva, inesorabile, continua distruzione dello Stato. Attraverso nomine scriteriate, che portano a gestioni scriteriate, che generano debiti scriteriati con il mondo finanziario: che presto o tardi, ma non troppo, presenteranno il conto. I servizi devono diventare un campo di battaglia fatto di inefficienza e clientelismo, dove il cittadino trovi piena e crassa esasperazione. Lo Stato deve essere odiato dall'italiano comune che paga le tasse, ma non solo. Perché grazie a questa naturale avversione, coltivata, dovrà parallelamente nascere il desiderio per il Privato Salvatore della patria. 

Renzi e gli amichetti
La vicinanza di Matteo Renzi al mondo della finanza anglosassone che comanda il mondo - non dimentichiamo chi spinse oltre ogni liceità il referendum bloccato dagli italiani lo scorso quattro dicembre - è un segnale innegabile di tale processo. Per altro, Matteo Renzi non è che l’ultimo avamposto di tale deriva. Così, domani mattina, quando vedrete che il vostro cassonetto dei rifiuti è stracolmo da giorni, i servizi alle poste peggiorano, così come i treni diventano sempre più fatiscenti, oppure troverete l’ennesimo ticket per un visita medica per cui dovrete aspettare mesi, ebbene una cosa sola dovrà essere chiara: tutto ciò è progettato, pianificato e messo in pratica.