23 maggio 2017
Aggiornato 03:00
Il Rapporto di Milex

Le pazze spese della Pinotti per fare la guerra alla Russia (alla faccia della crisi)

Mentre da Washigton ci chiedono di contribuire di più alle spese per la NATO, il ministro Roberta Pinotti annuncia nuovi investimenti sulla Difesa per il 2017. Soprattutto, aggiungiamo noi, sul fronte aperto con Mosca

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti. (© ANSA / CIRO FUSCO)

ROMA - Donald Trump, si sa, lo aveva annunciato: l'impegno statunitense nella Nato per la difesa del Vecchio Continente è troppo oneroso. Per questo, già in campagna elettorale aveva fatto sapere che avrebbe chiesto agli alleati di contribuire maggiormente alla tenuta e alla missione dell'Alleanza Atlantica.

La risoluzione 431
Quindi, a dicembre, giunge a Roma il testo della Risoluzione numero 431, nella quale si legge chiaramente che, poiché «altri attori internazionali, fra cui la Russia e la Cina, hanno investito massicciamente nella difesa durante l’ultimo decennio, mentre i Paesi occidentali sprofondavano in un grave marasma economico», ora bisognerà «raddoppiare gli sforzi per destinare almeno il 2% del Pil (dei Paesi membri, ndr) alla Difesa». La richiesta di Trump, insomma, è stata messa nero su bianco: impossibile ignorarla. Servono più risorse e più uomini per perseguire gli obiettivi dell'Alleanza.

Tagli o investimenti?
E sarà probabilmente per rispondere a questo appello che, già nel 2017, si registra un discreto aumento delle spese destinate alla Difesa. Un aumento giustificato dal ministro per la Difesa Roberta Pinotti in questi termini: «Sulla Difesa non si può più tagliare, dopo che negli ultimi dieci anni le risorse a disposizione sono state ridotte del 27 per cento . Tutto quello che si doveva tagliare si è tagliato, ma ora sul capitolo Difesa è venuto il momento di tornare ad investire». In realtà, secondo il fact checking condotto da Milex, l'Osservatorio sulle spese militari di Francesco Vignarca ed Enrico Piovesana, le dichiarazioni del Ministro non corrisponderebbero esattamente alla realtà. Perché, tra il 2005 e il 2014, si sarebbe già registrato non un taglio, ma un aumento del budget del 7%, in sostanziale costanza del rapporto budget Difesa/Pil.

2017: ancora aumento
Cosa accadrà, dunque, in questo fatidico 2017? Secondo Milex, ci sarà un nuovo aumento. Perché, mentre il bilancio previsionale del ministero della Difesa per il 2017 è di 19,8 miliardi, in calo dell’1 per cento rispetto al 2016, i numeri, secondo l'Osservatorio, sarebbero un po' diversi: l’Italia destinerebbe infatti circa 23,3 miliardi di euro alle spese militari, pari a oltre 64 milioni di euro al giorno, 2,7 milioni di euro all’ora, 45 mila euro al minuto. Rispetto al 2016 si registrerebbe dunque un aumento di quasi l’1 per cento a valori correnti.

+7% per le missioni. Soprattutto contro la Russia
Quanto allo stanziamento per le missioni 2017, l'aumento sarebbe del 7%: 1,28 miliardi di euro contro gli 1,19 miliardi del 2016. Una cifra impressionante, destinata a finanziare l’impiego di 7.600 uomini, 1.300 mezzi terrestri, 54 mezzi aerei e 13 navali in decine di missioni attive in 22 Paesi, nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Indiano.

I nostri uomini ai confini con la Russia
Ma non è tutto. Perché un’altra risoluzione Nato, la numero 432, esorta i Paesi membri a «impegnarsi ulteriormente per fornire un apporto consistente alla difesa dell’Alleanza», proprio in considerazione delle crescenti spese militari di Russia e Cina. Tradotto, significa più soldati impegnati nei fronti di guerra fredda e calda, quindi anche in funzione anti-russa. Aveva fatto scalpore la notizia dell'invio di 160 nostri militari (con 50 mezzi terrestri) in Lettonia; ma quello non è l'unico Paese interessato nell'azione di contenimento di Mosca.

Quanto ci costa la NATO
Secondo la relazionne consegnata in Parlamento dalla ministra della Difesa, 145 nostri soldati sbarcheranno in Islanda e saranno impiegati sei caccia, per una spesa complessiva di tre milioni di euro. E poi c'è la Bulgaria, dove andranno 110 nostri militari e 4 caccia per una spesa di 11,5 milioni, col compito di «preservare l’integrità dello spazio aereo dell’Alleanza».

Negli altri teatri bellici, l'impegno è meno oneroso
Ma il confronto con la Russia – a cui peraltro si sperava che la nuova amministrazione Trump avrebbe posto fine – non è l'unico fronte caldo per i nostri militari. Tanti, ovviamente, sono i teatri militari: c'è anche il teatro mediterraneo e della lotta contro Daesh. Dove, però, sembra registrarsi una pesante flessione, specialmente per le missioni di soccorso ai migranti. Dalla «Mare Sicuro» alla «Sea Guardian» fino alla «EunavorMed», passiamo nel complesso dai 185 milioni del 2016 ai 140 di quest’anno. E' solo sul fronte anti-Putin che l'impegno italiano, al contrario, è in evidente aumento.