27 aprile 2017
Aggiornato 03:00
Italia Sovrana in Europa

Sgarbi: non c'è Europa senza le sue radici cristiane

E' uno Sgarbi sarcastico, fortemente e volutamente provocatorio, senza peli sulla lingua, quello che sale sul palco dell'evento 'Italia Sovrana in Europa'

Vittorio Sgarbi. (© ANSA/STEFANO PORTA)

ROMA - E' uno Sgarbi sarcastico, fortemente e volutamente provocatorio, senza peli sulla lingua, quello che sale sul palco dell'evento «Italia Sovrana in Europa». Lo Sgarbi incendiario che ben conosciamo, ma, se possibile, ancora più combattivo del solito. Il critico d'arte e politico attacca subito l'attuale premier Paolo Gentiloni, di cui finge di non ricordarsi il nome («Come si chiama? Micheloni?»), ribattezzandolo un «Renzi anemico»

Attacchi ai politici
Passa poi ai candidati alla segreteria Pd, tra i quali, evidentemente, salva solo Renzi. Per lui, Andrea Orlando e Michele Emiliano sono inguardabili, «al cui confronto la Raggi pensa». Quindi, passa all'analisi dell'attuale situazione politica, nella quale si discute ancora, dopo anni, di legge elettorale. E le possibili alleanze sono un mistero: con chi potrebbe stare Renzi?, si chiede. A destra, rimane Berlusconi. Al centro, Casini, che però, per il critico d'arte, è anche peggio di Renzi. Oppure Alfano, che però si porta dietro Verdini (ribattezzato «Merdini»). Sgarbi non è tenero con l'attuale ministro degli Esteri: «Uno che è al governo da 10 anni e fa 'Alternativa' popolare. A che ti alterni?», dichiara fra gli applausi. A sinistra, ci sono D'Alema e Bersani. Insomma, difficile profetizzare il prossimo scenario politico.

Cos'è l'Europa?
Quanto all'Europa, secondo Sgarbi è «un aborto». Non ha una lingua, come gli Stati Uniti: pertanto, argomenta il critico, non esiste. L'Europa, dice, è un errore. Oppure, l'unica cosa che può essere è un sentimento, che però non può avere una transizione economica. «Non si può celebrare il 60esimo anniversario dell'Europa chiudendo i musei», dice Sgarbi, commentando le misure di sicurezza messe in pista per l'arrivo dei 27 leader europei nella Capitale. Ma soprattutto, conclude, come già scrisse Novalis nel 1799, «se non c'è cristianità non c'è Europa».