29 maggio 2017
Aggiornato 11:30
Giustizia e politica

Ingroia indagato a Palermo. Ecco perché

L'ex pubblico ministero è accusato dalla Procura di Palermo di peculato. In qualità di amministratore della società regionale Sicilia e-Servizi, avrebbe percepito indebitamente una serie di rimborsi per trasferte e si sarebbe liquidato un'indennità di risultato spropositata

L'ex pubblico ministero, Antonio Ingroia, è indagato con l'accuso di peculato dalla Procura di Palermo (© ANSA / MIKE PALAZZOTTO)

ROMA – Da accusatore ad accusato: l'ex pubblico ministero Antonio Ingroia è indagato con l'accuso di peculato dalla Procura di Palermo, che l'ha interrogato questa mattina.

Le accuse: rimborsi spese gonfiati e indennità spropositata
L'ex magistrato che ha lasciato la toga dopo una deludente esperienza politica con Azione Civile (oggi è amministratore della società regionale Sicilia e-Servizi), è accusato di aver percepito indebitamente una serie di rimborsi per trasferte, proprio in qualità di amministratore e l’indennità di risultato che lui stesso si è liquidato. L'indagine, coordinata dall'aggiunto Dino Petralia e dai pubblici ministeri Piero Padova ed Enrico Bologna, ha preso in esame il periodo compreso tra il 2014 e il 2016. Secondo gli inquirenti, il loro ex collega avrebbe intascato rimborsi per trasferte per 30 mila euro comprensivi dei trasporti e delle spese di vitto e alloggio, nonostante fossero rimborsabili solo i soldi spesi per il viaggio. Il difensore dell'indagato, Mario Serio, ha sostenuto che la norma che disciplina i rimborsi comprende non solo il trasporto, ma anche le altre spese di viaggio.

La questione indennità
Indagine più difficile quella sull'indennità di risultato: per gli inquirenti la Sicilia Servizi ha chiuso il bilancio in esame con 33mila euro di utili, mentre Ingroia si è liquidato un’indennità di 117mila euro: somma che avrebbe comportato per la società un deficit di bilancio. La norma in materia, aggiornata nel 2008, prevede che si possano liquidare somme solo in presenza di utili e comunque in misura non superiore al doppio del cosiddetto compenso onnicomprensivo.