29 aprile 2017
Aggiornato 21:00
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Da Baudo il conte Gentiloni rassicura gli italiani. Nella speranza che Renzi venga rottamato

Show televisivo del premier, che in compagnia di Pippo Baudo, tenta di costruirsi una nuova carriera politica. Gentiloni parla di tutto e di più, e spontaneo dal pubblico parte il trionfale applauso

ROMA - Rottamato Matteo Renzi, il variegato sistema massonico finanziario che governa l’Italia sta cercando un nuovo cavallo politico: un volto nuovo, questa volta rassicurante, che porti avanti con metodo il lavoro delle «riforme di cui il Paese ha bisogno»: la vendita della nazione a pezzi.

Gentiloni e Pippo Baudo
La sincronia è sospetta: nel momento in cui l’ex premier viene posto sotto assedio mediatico per una vicenda giudiziaria in cui è coinvolto il padre, emerge la figura del conte Paolo Gentiloni, che viene (de)portato in una trasmissione televisiva nazional popolare la domenica pomeriggio. Intervistato, se così vogliamo dire perché le interviste sono un’altra cosa, dal più nazional popolare dei conduttori, Pippo Baudo. Ora, sia chiaro, è giusto che il primo ministro riferisca agli italiani cosa sta facendo, perché e quali intenzioni abbia per il futuro. Ma a fronte del pacato comizio visto in televisione dei dubbi emergono.

Operazione simpatia
Il renzismo è già tramontato. Pareva monolitico, nuovo, eterno: si dibatte nella polvere e tra poco finirà nel cassetto dei ricordi. La troika deve aver concluso che un personaggio così divisivo, in un paese fortemente litigioso come l’Italia, non è utile. Serve qualcosa di più rassicurante: che faccia le stesse cose ma non spaventi l’opinione pubblica, in particolar modo il «mondo delle buone maniere» che non vuole seguire il Movimento 5 stelle o la destra, ma che di fronte ad un figura come Matteo Renzi non ha esitato a voltargli le spalle. Quindi, dopo la carta del "nuovismo-decisionismo", torna di moda la «rassicurazione»: toni pacati, nessuna conflittualità, dialogo, confronto, partecipazione. Le nuove parole d’ordine sono opposte a quelle del segretario Pd che, per inciso, tra poco dovrà abbandonare anche quella poltrona. Una su tutte, però, si erge: rassicurare. Lo dice anche lui: «Se dovessi scegliere un aggettivo per il governo, direi: rassicurante». E il pensiero torna alla mente alla mitica scena in cui Nanni Moretti, in "Aprile", derideva un "giovane" Massimo D'Alema che voleva essere a tutti i costi rassicurante di fronte ad uno sfrenato Silvio Berlusconi.

Applausi spontanei
Il duetto ha avuto aspetti stucchevoli, con l’anziano presentatore impegnato allo spasimo nel tentativo di infondere entusiasmo nella mente del povero telespettatore, attonito di fronte alla noia assoluta: «Lei è felpato, felpato, ma cammina forte!». E poi un mega applauso ha rotto l’argine e ha manifestato il crescente entusiasmo delle masse.
Ma di cosa dovremmo gioire? Al di là dello stile evidentemente più civile del conte Gentiloni, nomen omen, rispetto a quello di Matteo Renzi, intendiamo... Mistero. Il primo ministro mette subito in chiaro che chi ha pagato il conto, in questi lunghi anni di crisi, sono i cittadini: che ringrazia. «Gli italiani hanno fatto i sacrifici»: ma questo si sapeva. Sarebbe stato opportuno spiegare che i prossimi ad aprire il borsellino saranno i grandi potentati economici e finanziari: ma questo passaggio non c’è stato. Si accontenteranno gli italiani del ringraziamento personale del premier a fronte di cotanta generosità?

Obiettivo lavoro (?)
Capitolo lavoro: «Il nostro obiettivo nel Def quello di abbassare ulteriormente le tasse sul lavoro. Dobbiamo rendere gli investimenti più vantaggiosi». Il problema è molto più ampio. Come dimostrato dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, nonché dall’ascesa prepotente di Marine Le Pen, il lavoro è fagocitato sugli accordi commerciali, globali, che creano un effetto dumping. Pensare che abbassare di qualche decimale di punto la tassazione sul lavoro possa attrarre gli investimenti, o ancor più, rilanciare i consumi, significa vivere in una dimensione favolistica. La medicina, in ogni caso, è sempre la solita: «Anche per togliere un’idea di provvisorietà, vorrei che il governo si desse un'agenda di riforme». Ovvero il toccasana che fino ad ora nessuno aveva mai ipotizzato. Quali siano però queste miracolose «riforme» non è ancora chiaro. Probabilmente si dovrà cercare, novità, alla voce tasse indirette: ovvero taglio dei servizi e privatizzazioni.

Gentiloni pronto per la riconferma
L’intervista scivola via, e il Presidente del Consiglio porta a casa un buon risultato. E’ sembrato tranquillo, pronto per una nuova vita politica nel caso in cui Matteo Renzi dovesse essere gettato via come un calzino sporco. Avrà un futuro? In un breve passaggio ha anche provato a muovere una microscopica critica verso Bruxelles: «L’Europa deve aiutare la crescita e non deprimerla». Un minimo sindacale volto a recuperare qualche moderato che nutre dubbi sull’attuale assetto sociale europeo. L'unica domanda che si pone, dopo cotanto encomio, è semplice: Matteo Renzi, che è sotto assedio ma venderà cara la pelle, è d'accordo sull'ascesa del conte Gentiloni? La risposta è altrettanto semplice: no.