30 marzo 2017
Aggiornato 04:30
4 anni di nulla per Latorre e Girone

Marò, l'India aspetta l'arbitrato. Le tappe di 4 anni senza una risposta

La Corte Suprema indiana ha preso atto del regolare svolgimento presso un tribunale 'ad hoc' dell'Aja dell'arbitrato riguardante la giurisdizione sull'incidente in cui sono coinvolti i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e ha revocato l'obbligo che esisteva per il governo indiano di presentare un rapporto trimestrale sull'andamento di quei lavori

NEW DELHI - La Corte Suprema indiana ha preso atto oggi del regolare svolgimento presso un tribunale 'ad hoc' dell'Aja dell'arbitrato riguardante la giurisdizione sull'incidente in cui sono coinvolti i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e ha revocato l'obbligo che esisteva per il governo indiano di presentare un rapporto trimestrale sull'andamento di quei lavori. Secondo quanto appreso dall'Ansa da fonti legali, nell'udienza odierna il presidente della Corte ha constatato che in base a quanto disposto in precedenza "l'unica cosa possibile da fare è attendere la fine dell'arbitrato dell'Aja", per cui "si dispone la revoca della presentazione di un rapporto trimestrale da parte del governo indiano». "Una nuova udienza potrà essere richiesta - ha aggiunto - nel caso di infrazione delle procedure esistenti".

La sentenza dell’Aja dovrebbe arrivare a fine 2018
Secondo l'agenda del tribunale 'ad hoc' dell’Aja che deve decidere chi, fra Italia e India, ha la giurisdizione sull'incidente, la sentenza dovrebbe essere emessa intorno alla fine del prossimo anno. Il tribunale di tre membri, composto dal presidente della Corte Suprema, Jagdish Singh Khehar, e dai giudici D.Y Chandrachud e Sanjay Kishan Kaul, ha inoltre disposto che il governo centrale mantenga regolarmente informato dell'andamento del processo di arbitrato quello del Kerala.

Il rientro di Girone e Latorre
Salvatore Girone è tornato in Italia a fine settembre dopo tre anni e tre mesi di soggiorno obbligato nell'ambasciata italiana a Nuova Delhi. Il pressing della Farnesina e la decisione del Tribunale arbitrale dell'Aja hanno convinto la Corte Suprema dell'India a permettere che il fuciliere di Marina aspettasse l'esito della controversia in corso in Italia. Il collega Massimiliano Latorre ha fatto ritorno in Italia circa due anni fa, quando a causa di un ictus, gli è stato concesso di tornare a casa per seguire un programma di riabilitazione.

Il caso Enrica Lexie
Il 15 febbraio del 2012 al largo della costa Kerala, nel sud ovest dell'India, la petroliera battente bandiera italiana Enrica Lexie, con a bordo otto fucilieri di Marina per una missione di protezione della nave mercantile in acqua a rischio di pirateria, incrocia una imbarcazione, la St.Anthony. I marò, credendo che si tratti di un attacco pirata, aprono il fuoco. Delle undici persone a bordo, a morire sono Ajeesh Pink (o Ajesh Binki), di 20 anni, e Valentine, alias Jelastine (o Gelastine), di 44 anni. Entrambi pescatori.

Il fermo
Nonostante gli italiani dichiarassero di aver sparato solo dei colpi di avvertimento, quattro giorni dopo il fatto, i due militari venivano fatti scendere dalla nave a Kochi e fermati con l'accusa di omicidio. Da subito viene avviata la delicatissima missione diplomatica, ma l'India resta ferma sulla decisione di applicare le leggi indiane. I due fucilieri vengono condannati a tre mesi di carcere e condotti nella prigione di Trivandrum. Solo il 30 maggio ai due marò è concessa la libertà su cauzione. Girone e Latorre lasceranno l’ex riformatorio di Kochi in cui erano stati trasferiti per essere condotti all'ambasciata italiana a Nuova Delhi.

Il tribunale speciale
Dopo che l'11 ottobre il processo in Kerala viene rinviato ancora, il ministro degli Esteri Giulio Terzi dichiara: «Uno Stato di diritto come l'India non riesce a esprimere un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri marò. Siamo Allibiti e sconcertati. Una sentenza negativa aprirebbe una controversia». L'alta corte del Kerala consente ai due marò di tornare in Italia per due settimane in occasione del Natale, e, al rientro in India dei due, la Corte dispone l'istituzione di un tribunale speciale a giudicare, sulla base da una parte delle leggi indiane sulla navigazione e dall'altra delle convenzioni dell'Onu. Questo perché alla magistratura del Kerala non viene riconosciuta la competenza sui marò in quanto l'incidente avvenne in acque contigue.

Il tentativo fallito del governo Monti
A febbraio del 2013 ai due marò viene concesso di tornare in Italia per adempiere al diritto di voto e ad undici giorni dalla fine del permesso, il Governo Monti annuncia che i due fucilieri non avrebbero fatto ritorno in India, scatenando una aspra reazione del governo indiano che minaccia l'Italia di ritorsioni commerciali, oltre che diplomatiche. Sonia Gandhi parlerà addirittura di «tradimento» da parte dell'Italia. Il Governo italiano non può che fare un passo indietro, dimostrando ancora troppa debolezza sul caso, e Latorre e Girone partiranno la sera del 21 marzo per rientrare in tempo con la scadenza del temine del permesso.

L'Italia non riconosce le leggi indiane
Sulle teste dei due marò pesa anche la possibilità che venga applicata la cosiddetta Sue Act, ovvero la legge antipirateria che prevede, in determinati casi, anche la pena di morte. Solo il 24 marzo 2014 il rischio della pena di morte verrà sventato definitivamente. Nel frattempo l'Italia cerca di spingere affinché il caso non resti confinato in India, non riconoscendo la giurisdizione indiana sul caso e arrivando a rifiutare il processo non presentando i due militari in tribunale. Nonostante ciò, l'India non sembra intenzionata a fare un passo indietro: «Andremo avanti con le leggi indiane. Non abbiamo nessuna intenzione di retrocedere sul caso dei due marò», dirà il ministro della Difesa indiano.

Latorre torna in Italia
È il 31 agosto del 2014 quando Massimiliano Latorre viene ricoverato presso l'ospedale di New Delhi per una ischemia cerebrale. A Latorre sarà permesso di tornare in Italia a settembre per un seguire le cure appropriate. A gennaio, però, il fuciliere viene sottoposto ad un intervento cardiaco e il permesso viene prolungato fino a settembre. Nonostante a gennaio il Parlamento europeo approvava una risoluzione nella quale si chiedeva il rimpatrio dei due marò con l'auspicio che il giudizio per risolvere il contenzioso venisse affidato alla giurisdizione italiana o all'arbitrato internazionale, il governo indiano non accetta la risoluzione definendola «inopportuna». A giugno l'Italia tenta la strada dell'arbitrato internazionale, chiedendo misure che consentano la permanenza di Latorre in Italia e il rientro in patria di Girone nell'attesta dell'esito della procedura arbitrale.

La decisione dell'Aja
Nell'agosto 2015 la patata bollente del caso marò finisce al Tribunale arbitrale dell'Aja. Roma deposita al Tribunale arbitrale la richiesta di misure provvisorie, che prevede l'autorizzazione per Salvatore Girone a tornare in Italia e restarvi per tutta la durata della procedura all'Aja. Il 2 maggio del 2016, dall'Aja arriva la decisione che il marò Girone faccia ritorno in Italia. 24 giorni dopo la Corte Suprema indiana dà attuazione all'ordinanza del Tribunale dell'Aja, consentendo, il 28 maggio, a Salvatore Girone di tornare in Italia.

Latorre e Girone restano in Italia fino alla sentenza
E nel Belpaese può restare anche Massimiliano Latorre. A darne notizia è il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, con un tweet. Il fuciliere di Marina era rientrato in patria nell'agosto del 2014, in seguito a un ictus. Da allora, con una serie di permessi, era stato autorizzato dalla Corte suprema di Nuova Delhi a restare a casa. L'ultimo permesso era in scadenza il prossimo 30 settembre. Ma è arrivata la notizia che l'istanza presentata per prolungare la sua permanenza in Italia è stata accolta dalla Corte Suprema indiana con la soddisfazione della Farnesina, che nel comunicato appena diffuso parla di un «passaggio importante che riconosce l'impegno intrapreso dal governo italiano con il ricorso all'arbitrato internazionale per fare valere le ragioni dei nostri due Fucilieri di Marina».