25 maggio 2017
Aggiornato 01:00
Renzi prometteva un grande successo

G7 di Taormina a rischio flop. Ritardi, burocrazie e quegli appalti «all'italiana»

Sarebbe dovuto essere il simbolo del riscatto del Belpaese; in realtà, di storie «all'italiana», nella preparazione di questo G7, ce ne sono già molte. Troppe...

L'ex premier Matteo Renzi. (© GABRIEL BOUYS / AFP)

TAORMINA – Quando Matteo Renzi annunciò con orgoglio che, per l'importante appuntamento del G7, aveva proposto la bellissima città siciliana di Taormina, che definì «il posto più bello del mondo», forse non immaginava che qualche mese più tardi avrebbe rischiato di vedere riflessa in quel Paradiso l'impietosa fotografia del suo fallimento politico, o almeno di una parte (post-litteram, peraltro, visto che nemmeno più è al governo). Perché quell'evento meraviglioso e attesissimo che avrebbe dovuto sublimare l'immagine dell'Italia nel mondo è a rischio flop. L'ex premier e l'ex segretario Pd pensò alla scelta dell'antica città siciliana come un riconoscimento per l'intera regione, spesso oppressa da difficoltà economiche ancora più pressanti che al Nord, ma tanto generosa nell'aprire le porte agli immigrati. Così, il progetto di Taormina l'ha ereditato il governo Gentiloni dopo la rocambolesca fine del suo predecessore, ma, bisogna dirlo, sui lavori di preparazione per un evento tanto importante ben poco si muove, e comunque non abbastanza.

Gli eliporti
Lo rivela un reportage dell'Espresso, che, elencando tutti gli intoppi e i ritardi dei cantieri, fa quasi venire i brividi. Partendo dalle questioni più basilari, si possono citare gli eliporti dove fare atterrare il Presidente degli Stati Uniti e gli illustri Capi di Stato europei, Che sarebbero dovuti essere due, uno dei quali pensato per sorgere su un terreno per cui, però, il Credito sportivo ha già deliberato 490 mila euro per nuovi impianti di pallacanestro, volley, bocce, calcetto, persino un teatro estivo da 1.670 posti. Circostanza che avrebbe obbligato il sindaco Eligio Giardina ad approvare una variante urbanistica, nonostante le proteste (legittime) del Corpo gestore. Rischiamo, insomma, di dover contare su un solo eliporto.

Le strade, il Palazzo dei Congressi
Questa, naturalmente, non è l'unica gabola. Poi c'è il problema della stradina stretta e scomoda che si inerpica dall'eliporto alla città, difficile da rendere più agevole per gli spostamenti dei grandi della Terra. E ancora, manti stradali da rifare, il Palazzo dei Congressi da svecchiare, e di tutte le opere promesse da Renzi, alla fine verranno realizzate solo due strade. Si spera, perché il tempo stringe, e ormai mancano due mesi.

Appalti non affidati, tranne pochi, a uomini vicini alla politica
Ma non è soltanto la corsa contro il tempo; ci sarebbe anche qualche pasticcio, un po' all'italiana, con gli appalti. Secondo un'inchiesta dell'Espresso, tra i fortunati fornitori del G7 – evento da 45 milioni di euro – ci sarà almeno «una società del cugino dell’ex ministro, un’impresa coinvolta in una truffa ai danni dell’Unione europea, un’azienda privata di un manager di Stato». Per il resto, gli appalti non sarebbero stati proprio affidati. Neppure un documento con una lista pubblica di lavori da realizzare, solo un protocollo d'intesa con l'Anac del 21 febbraio in cui si fa riferimento ai lavori di tratti delle strade urbane di Taormina e dell’autostrada A18.

Soldi inutilizzati, e poi la Consip
Di qualche settimana fa, la notizia che i fondi per i cantieri del G7 potrebbero rimanere per la quasi totalità nei forzieri di Palazzo Chigi,perché non ci sarebbe nemmeno il tempo di spenderli. Dei 15 milioni previsti, circa la metà potrebbero restare inutilizzati, ha detto il sindaco. Va meglio alle forniture legate all'organizzazione del G7, inutili per rilanciare le infrastrutture locali. Si tratta di catering, allestimento delle sale-conferenza, traduttori, gite turistiche, regalie varie per capi di Stato e consorti, auto che trasporteranno la pletora di delegati governativi in giro per Taormina. E lì, ad assegnare i vincitori è la Consip, la centrale acquisti per la pubblica amministrazione controllata dal Governo, finita in questi giorni nell'occhio del ciclone a seguito dello scandalo che da essa prende il nome.

Quelle aziende dal curriculum non proprio lindo...
Secondo l'Espresso, una delle aziende a cui è stato affidato l'appalto più ricco da 1,8 milioni è la MyEgo, controllata da Maria Bracone, vanta tra i clienti quasi esclusivamente enti pubblici, dal Ministero della Salute alla Provincia di Roma. L'altra sarebbe un consorzio delle due imprese Spazio Eventi e Ab Comunicazioni. La prima, attiva soprattutto in Puglia da da oltre dieci anni, ha è controllata da alcuni soggetti di rilievo nella regione. Come Michele Patano, azionista di maggioranza della Spazio Eventi, per anni direttore del Cotup, il Consorzio degli operatori turistici pugliesi. E condannato – scrive ancora l'Espresso –, a gennaio dell'anno scorso, a 8 mesi per alcuni appalti pubblici pilotati dalla Provincia di Lecce, allora governata dal Pd. Tra i soci della Spazio Eventi ci sarebbe poi Fabrizio Fitto, figlio dell’ex sindaco di Maglie, Antonio, e cugino di Raffaele, oggi europarlamentare del centrodestra, in passato presidente della Regione Puglia e ministro per gli Affari Regionali nell’ultimo governo Berlusconi.

Ritorna il «sistema Giacchetto»
Quanto all'Ab Comunicazioni, anche quest'ultima sarebbe stata coinvolta in una vicenda ben poco edificante: almeno fino al 2012 sarebbe infatti stata una delle imprese del cosiddetto «sistema Giacchetto». Quel sistema, cioè, messo in piedi dall'imprenditore siciliano Faustino Giacchetto , condannato lo scorso ottobre in primo grado dal tribunale di Palermo a otto anni di carcere per truffa ai danni dell’Unione europea, che, grazie alla connivenza di alcuni politici locali, si intascava milioni di euro destinati a progetti di comunicazione nell’Isola. Uno schema in cui la Ab Comunicazione, secondo l'Espresso, avrebbe avuto un ruolo rilevante: sarebbe stata infatti una delle società che otteneva gli appalti dalla Regione Sicilia proprio grazie alle attività illecite di Giacchetto, che della Ab era di fatto il responsabile locale. Giacchetto non è mai stato azionista dell’impresa milanese e l’unico titolare, Andrea Bertoletti, non è stato neppure indagato per la truffa.

L'amico di Renzi
E poi c'è Schema31, che ha ottenuto un appalto da 600mila euro, che dovrebbe occuparsi del servizio di registrazione e accredito. Gira però voce che la gara sia stata bloccata da un ricorso dell'azienda concorrente. Ad ogni modo, Schema31, secondo l'Espresso, è una società il cui titolare è  Salvatore Manzi, imprenditore nominato da Renzi membro del supervisory board di un grande gruppo tecnologico, chiamato Stmicroelectronics. Niente di illegale, naturalmente, ma la circostanza sembra confermare la moda tutta italiana degli «amici degli amici». Insieme a tutto il resto, non il miglior biglietto da visita per un evento internazionale in cui il Belpaese avrà puntati addosso gli occhi del mondo.