29 aprile 2017
Aggiornato 21:00
Giustizia e politica

Consip: Romeo, Bocchino e le nuove accuse per Tiziano Renzi: «Si faceva promettere soldi»

Il padre dell'ex premier Matteo, ha confermato la sua fiducia nei giudici che lo hanno indagato nell'inchiesta Consip, per traffico d'influenza. L'imprenditore Alfredo Romeo lo ha indicato indirettamente come uno dei personaggi che si chiedevano debaro per favorire la gara d’appalto con il più rilevante importo mai indetta in Europa

ROMA – Tiziano Renzi, padre dell'ex premier Matteo, ha respinto le nuove accuse mosse a suo carico nell'inchiesta Consip, che lo vede indagato per traffico d'influenza, dopo l'incarcerazione dell'imprenditore Alfredo Romeo che lo ha indicato indirettamente come uno dei personaggi che si facevano promettere soldi per favorire la gara d’appalto con il più rilevante importo mai indetta in Europa, pari a circa 2 miliardi e settecento milioni di euro.

Renzi: «Nessuno mi ha mai promesso soldi, né io ho chiesto alcunché»
«Nessuno mi ha mai promesso soldi, né io ho chiesto alcunché. Gli unici soldi che spero di ottenere sono quelli del risarcimento danni per gli attacchi vergognosi che ho dovuto subire in questi mesi. Sono contento del fatto che il 16 marzo finalmente inizieranno i processi contro chi mi ha diffamato», ha scritto in una nota Renzi senior. «Ho 65 anni - ha aggiunto - e non ho mai avuto un problema con la giustizia per una vita intera fino a due anni fa, quando sono stato indagato e poi archiviato dalla procura di Genova. Confermo la mia fiducia nei confronti del sistema giudiziario italiano e della magistratura».

Le accuse a Russo e Renzi
Nel decreto di perquisizione emesso dalla procura di Roma nei confronti dell’imprenditore toscano Carlo Russo, però è scritto tutto il contrario: secondo gli inquirenti Russo e Renzi, «sfruttando le relazioni esistenti tra Tiziano Renzi e Luigi Marroni», l'amministratore delegato di Consip, «si facevano promettere indebitamente» da Romeo, «che agiva previo concerto con Italo Bocchino, suo consulente, utilità a contenuto economico, consistenti nell’erogazione di somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni», in relazione allo svolgimento di gare.

Il ruolo di Bocchino
Non è un caso quindi che ieri, giorno dell'incarcerazione di Romeo, è stata perquisita l'abitazione di Bocchino, che stando alle accuse in concerto con Romeo si sarebbe «accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse) ... affinché questi» - si legge nel decreto - utilizzando le sue personali relazioni e quelle di Tiziano Renzi, «interferisse indebitamente sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus».

«Gravissimo quadro di possibile infiltrazione criminale» al «massimo livello politico»
Per tutti questi motivi i pm dopo aver interrogato Romeo hanno parlato di un «gravissimo quadro di possibile infiltrazione criminale» nella gara d’appalto «con il più rilevante importo mai indetta in Europa», pari a circa 2 miliardi e settecento milioni di euro, arrivato al «massimo livello politico». Romeo ha sostenuto di aver avuto a libro paga il dirigente della Consip Marco Gasparri. Gasparri ha riconosciuto le sue responsabilità, mettendo a verbale: «Romeo non mi disse chi era il politico o i politici presso i quali era intervenuto, ma mi disse che si trattava del «livello politico più alto»; in proposito mi chiese se io avevo registrato, a seguito di tale suo intervento, un cambiamento di atteggiamento dell’amministratore delegato di Consip nei suoi confronti».

Romeo e il «complotto» di Verdini
Il dirigente Consip corrotto ha rivelato che «Romeo si riteneva vittima di un complotto all’interno di Consip e di essere discriminato, nel senso che riteneva che i vertici di Consip favorissero la società Cofely, capogruppo di un raggruppamento temporaneo di imprese di cui faceva parte anche una società riconducibile a tale Bigotti, imprenditore che, a suo dire, era legato all’onorevole Verdini. Per tale ragione Romeo diceva di aver operato ultimamente un intervento sull’amministratore delegato Marroni, per il tramite e attraverso «il più alto» livello politico».

L'avvocato di Renzi: fatti «del tutto insussistenti»
Intanto l'avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, ha parlato di fatti «del tutto insussistenti»: «Non sono mai stati chiesti soldi né alcun’altra utilità all’imprenditore Romeo e non è stata promessa alcuna forma di interessamento, in effetti mai avvenuta, nei confronti di Marroni e/o Consip, a favore del medesimo o di qualsiasi altro soggetto».