30 marzo 2017
Aggiornato 04:30
Disegno di legge di revisione delle Forze armate

Pinotti sogna il «Pentagono italiano». Ecco come cambia la Difesa

Il Governo ha approvato un disegno di legge di revisione e riorganizzazione delle Forze armate, nel segno di una maggiore integrazione. Ecco che cosa cambierà

La ministra della Difesa Roberta Pinotti. (© ANSA/GIORGIO ONORATI)

ROMA - Un piano ambizioso, di completa revisione del sistema della Difesa italiano e delle nostre Forze armate, nel quadro del Libro bianco sulla sicurezza internazionale e sulla difesa lanciato dal ministro Roberta Pinotti. Il Governo ha infatti approvato, su proposta della titolare della Difesa, il disegno di legge che riguarda proprio la revisione del funzionamento delle Forze armate, nonché la riorganizzazione del sistema della formazione. 

Efficacia, efficienza, economicità
Quale l'obiettivo di un simile ripensamento? Innanzitutto, il tentativo di far sì che lo strumento militare possa espletare al meglio la sua funzione, rispondendo ai criteri basilari di efficacia, efficienza e economicità. Il tutto, applicato in 4 settori di intervento: la revisione della governance, la riorganizzazione sul piano operativo delle forze armate del nostro Paese, la rimodulazione del modello professionale e, infine, la modifica della struttura formativa.

Visione d'insieme
Ma che cosa significa a livello pratico? Innanzitutto, si vuole andare nella direzione di introdurre una visione comune e unitaria delle forze armate, superando divisioni ormai vetuste e doppioni inutili. La ministra Pinotti ha detto, in un'intervista a Repubblica, di cercare la «visione d'insieme».  «Oggi non esiste una missione che non richieda componenti di tutte le forze armate: ci può essere prevalenza di Marina, Aeronautica, Esercito ma poi hai bisogno di uno sguardo d'insieme. L'identità viene preservata perché è un elemento importante, positivo, ma questa identità non può essere vissuta come competizione interna mentre ci sono tradizioni inveterate in cui l'appartenenza al corpo prevale rispetto allo spirito globale», ha spiegato.

Integrazione tra militare e civile
La prima parte della riforma realizza dunque una spacchettatura delle mansioni tecnico-amministrative, che mira a modificare il codice militare in tempo di pace; la seconda parte, invece, prevede la delega dell'esecutivo per l'adozione di una serie di decreti legislativi a partire dall'eventuale entrata in vigore di questo disegno di legge. La parola d'ordine rimane «integrazione»: non a caso, l'incarico di segretario generale della Difesa verrà separato da quella del Direttore nazionale degli armamenti, che si occuperà della logistica sia militare, sia civile. In questo modo, si garantirà il compito comune di ogni funzione che riguarda l'equipaggiamento, la ricerca, il collaudo e così via, fatta eccezione per le funzioni di supporto logistico che sono dirette alle unità operative, che continueranno ad essere assicurate dall'Aeronautica militare, dalla Marina militare, dall'Esercito, come pure dell'Arma dei Carabinieri.

Meno militari
Tale «integrazione» prevede dunque meno militari, meno generali e ammiragli, prevedendo, entro il 2024, di ridurre gli organici di 40mila militari e 10mila civili. Quanto al Segretario generale della Difesa, dovrà essere un civile, scelto fra i magistrati ordinari amministrativi e contabili delle giurisdizioni superiori o gli avvocati dello Stato, a coordinare e a gestire la pianificazione generale dello strumento militare.

Un Pentagono italiano
Il «sogno» della Pinotti, come lei stessa ha confessato esplicitamente, è quello di creare un vero e proprio «Pentagono italiano», un unico comando che riesca nella difficile missione di favorire l'integrazione dei vertici. L'idea è già in fase di progettazione: il Ministro ha spiegato a Repubblica di aver già presentato una prima richiesta all'interno del budget per le infrastrutture previsto dalla Legge di stabilità. «A Centocelle abbiamo già trasferito dal centro storico le 1500 persone della Direzione generale degli armamenti e lì c'è il Coi, il comando operativo che gestisce tutte le missioni all'estero e in Italia», ha dichiarato. E ha aggiunto: «E lì si è pensato di costruire la struttura con i vertici di tutte le forze armate. Spazi e cubature sono disponibili, abbiamo ipotizzato strade e infrastrutture. Non c'è dubbio che stare tutti insieme consente di pensarsi come un insieme e avere quelle continue relazioni che devono esistere tra le forze armate. E ci sarà un risparmio nella gestione, oltre alla possibilità di immettere sul mercato immobili di pregio».

Svecchiare i ranghi
Altro grande cambiamento riguarda la durata della ferma: si prevede di avere il 40% dei militari con contratti a tempo determinato, mentre oggi si trovano in questa condizione solo il 18% dei militari, circostanza che provoca un invecchiamento dei ranghi. Pinotti, però, specifica di non voler causare un «precariato militare»: «La chiave sta nell'arruolare persone a 19-20 venti anni, offrirgli un pacchetto formativo importante per sette anni della loro vita, insegnando lingue e professionalità, dotandoli di brevetti qualificati. Se si ritroveranno sul mercato a 26-27 anni non sarà difficile trovare un'altra occupazione anche perché ci impegniamo a costruire nuove opportunità di lavoro anche con percorsi legislativi».

Adeguamento al modello Ue e atlantico
Qual è, insomma, il fine ultimo di questa riforma? L'obiettivo sarebbe quello di adeguare il modello italiano delle Forze Armate a quello degli Stati membri Ue, favorendo, allo stesso tempo, una maggior collaborazione in ambito continentale e nell'area dell'Alleanza atlantica. Il tutto, in un momento storico in cui sembra profilarsi un ripensamento degli equilibri interni della Nato e diventa sempre più d'attualità il controverso tema di una Difesa comune europea.