24 marzo 2017
Aggiornato 22:30
La proposta renziana

Renzi torna alla carica col «lavoro di cittadinanza» per tutti, ma costerà allo Stato 18 miliardi

Matteo Renzi prepara il suo ritorno sulla scena politica e lancia una proposta rivoluzionaria che promette di risolvere il problema della disoccupazione nazionale. Ma costerebbe alle casse dello Stato circa 18 miliardi di euro

L'ex premier, Matteo Renzi. (© Mike Dotta | Shutterstock.com)

ROMA – Matteo Renzi prepara il suo ritorno sulla scena politica italiana. Dopo il viaggio in California «per ossigenare il cervello», come lui stesso ha dichiarato, l'ex premier ha annunciato un cambio di passo dalla casa di Rignano e ha lanciato l'idea rivoluzionaria di un «lavoro di cittadinanza» su scala nazionale per risollevare le sorti del paese.

Il ritorno di Matteo Renzi
«Serve un lavoro di cittadinanza». E' il nuovo slogan del candidato alla segreteria del Partito democratico che, intervistato da Il Messaggero, ha anche sottolineato col piglio deciso che già conosciamo: «In questo tempo di forti cambiamenti dobbiamo rivoluzionare il nostro welfare». Prima di ripescare dal cilindro magico renziano il mantra di sempre che ci sembrava di aver appena dimenticato: «Niente rassegnazione o ripiegamenti su se stessi», ma sguardo in avanti. Dopo il viaggio in California, l'ex premier è tornato in pista più audace che mai. Stavolta, però, qualcosa di nuovo bolle in pentola. Per Matteo Renzi la campagna elettorale è già cominciata. E il costo complessivo delle sue proposte elettorali potrebbe aggirarsi tra i 20 e i 25 miliardi di euro.

La proposta renziana: il lavoro di cittadinanza
Con piglio deciso, ma avventato, l'ex presidente del Consiglio si è lanciato all'arrembaggio del Pd con la speranza mai sopita di tornare a Palazzo Chigi sciorinando, con la ubris che lo caratterizza, alcune proposte shock al fine di catalizzare l'attenzione dell'elettorato. Si tratta del «lavoro di cittadinanza», della «protezione sociale» e del vecchio piano di taglio dell'Irpef. Il primo sarebbe stato già sperimentato dall'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, durante la sua ultima amministrazione. Il «lavoro di cittadinanza» è uno strumento con il quale si cerca di ricollocare nella pubblica amministrazione o nel terzo settore coloro che percepiscono un sussidio di disoccupazione. In questo modo non solo verrebbe garantito agli indigenti un reddito minimo di 500 euro al mese, ma anche un'occupazione pubblica o parapubblica.

Quanto costerebbe alle casse dello Stato
Peccato che questo «lavoro di cittadinanza» - lungi dall'essere una formula magica capace di risolvere il gravissimo problema strutturale della disoccupazione, soprattutto giovanile, che attanaglia l'economia nazionale - abbia un costo significativo per le casse dello Stato, com'è facile immaginare. Per capirlo basta fare una banalissima moltiplicazione matematica. Come riporta l'Istat, in Italia ci sono circa 3 milioni di disoccupati. Garantire a ognuno di loro circa 6mila euro l'anno (cioè 500 euro al mese) equivale a sborsare circa 18 miliardi di euro. Niente male, se consideriamo che il governo Gentiloni è già in grande difficoltà a trovare quei 3,4 miliardi di euro sollecitati da Bruxelles per evitare l'avvio della procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia.

Dalla protezione sociale al taglio dell'Irpef
E che dire della «protezione sociale»? Si tratterebbe di un omologo della protezione civile, che avrebbe il compito di occuparsi dell'assistenza degli esclusi dal mondo del lavoro. Per combattere la povertà dilagante nel Belpaese, Renzi sta anche pensando a una «social card» da 400 euro mensili per 1,7 milioni di famiglie a basso reddito. Un intento notevole, che però finirà anche in questo caso con lo scontrarsi con le ristrettezze contabili del bilancio italiano. Si calcola, infatti, che difficilmente questa operazione possa essere realizzata con un budget inferiore ai 2 miliardi di euro. Veniamo quindi all'ultima promessa renziana: «il taglio dell'Irpef per i prossimi cinque anni». Prima di indurre i contribuenti a fare i salti di gioia, anche qui sarebbe opportuno spiegare loro che una tale manovra supera ampiamente i 3 miliardi di euro. E dove troverà, Mister Renzi, i soldi per realizzare questi ambiziosi slogan elettorali? Ai posteri l'ardua sentenza.