27 aprile 2017
Aggiornato 03:00
Situazione tragica, ma non seria

Le finte privatizzazioni italiane. Un caso esemplare e surreale: Genova

Il sindaco Doria sembrava a un passo dalle dimissioni dopo la bocciatura del progetto AMIU - IREN. Ma guardando la composizione azionaria del colosso della multiutiliy si scopre la farsa

Il sindaco di Genova Marco Doria con l'ex premier Matteo Renzi (© ANSA)

GENOVA - Si conclude nel peggiore dei modi il tempo dei sindaci arancioni, mélange cromatico che doveva rappresentare la comunione tra la fu Sinistra ecologia e Libertà e il Partito Democratico. Fino a poche ore fa sembrava persino che il sindaco di Genova, Marco Doria, potesse dare le dimissioni.

La tragicomica vicenda Amiu-Iren
Come accade un po’ in tutta Italia, l’azienda della raccolta rifiuti, Amiu, macina risultati «non positivi»: è una municipalizzata, quindi rappresenta un costo per la collettività. Ai soliti sprechi si unisce una caratteristica non indifferente: i servizi tali sono, e che debbano macinare utili non è scritto da nessuna parte. Certo una buona gestione è indispensabile, in virtù del fatto che sono i cittadini con le loro tasse a pagare il servizio. I comuni italiani, schiacciati dal Patto di stabilità prima, e dal pareggio di bilancio, da anni tentano vaste privatizzazioni delle aziende che hanno in carico. Privatizzazioni sui generis, come vedremo in seguito. Così a Genova il sindaco Marco Doria propone alla sua maggioranza una fusione/privatizzazione tra Amiu e il colosso del settore multi servizi Iren.

Capita però l’imprevedibile
Il Consiglio comunale di Genova ha respinto la delibera per "definire i criteri operativi con cui aggregare la società partecipata per la raccolta dei rifiuti, Amiu, a Iren Ambiente Spa" con 19 voti contrari, 14 favorevoli, 6 gli astenuti, su 39 presenti stasera a Palazzo Tursi. Una quarantina di lavoratori Amiu e cittadini contrari alla privatizzazione, superati i controlli di sicurezza all'ingresso, hanno festeggiato sugli spalti dell'assemblea il 'no' all'operazione urlando 'a casa', 'a casa'. A favore Pd, Sel, Lista Doria (solo due consiglieri) e Progresso Ligure. Contrari FdS, M5S, Effetto Genova, Lega Nord, Udc, Forza Italia, FdI-An, Ncd, due consigliere della Lista Doria (Marianna Pederzolli e Clizia Nicolella) e Conservatori e Riformisti.

Obiettivo: portare il socio privato sopra il 51%
L’obbiettivo, fallito, della giunta Doria era portare il socio privato sopra il 51% di Amiu entro il 2017. Uno tracollo per il sindaco, che si è visto sgretolarsi il sostegno della sinistra di maggioranza. Il sindaco ha definito «irresponsabile» il voto del consiglio, ed ha paventato un salasso per i cittadini genovesi chiamati a, con le loro tasse, a coprire i buchi di bilancio della Amiu. Sebbene in linea con una logica privatizzatrice, la delibera di Doria non è stata votata dai partiti di centrodestra, che hanno preferito una mossa politica tesa a far cadere il sindaco.

Le privatizzazioni all’italiana
Definire Iren un'azienda "privata" appare avventuroso. La ragione è da ricercarsi nel modello economico italiano, qualcosa che dà sui nervi ad un normale cittadino tedesco. Tutti figli della commedia dell’arte, gli italiani tentano sempre la scorciatoia, la via di fuga per salvarsi da regole stringenti che non hanno il coraggio di contestare. Quindi dato che la normativa europea impone privatizzazioni nei servizi, giuste o sbagliate che siano non importa, l'Italia accetta entusiasta per poi inventarsi una via di fuga furbesca. Si analizzi l’azionariato di Iren, ovvero la società a cui il comune di Genova voleva vendere la Amiu:

FINANZIARIA SVILUPPO UTILITIES S.r.l 33,30%
COMUNE DI REGGIO EMILIA 7,77%
COMUNE DI PARMA 4,64%
KAIROS PARTNERS 3,44%
ALTRI AZIONISTI 43,45%
FINANZIARIA CITTÀ DI TORINO (FCT) - AZIONI DI RISPARMIO 7,40%

La Finanziaria Sviluppo Utilities (FSU) è controllata pariteticamente dal Comune di Torino e dal Comune di Genova i quali detengono il 100% del capitale sociale. Il meccanismo delle privatizzazioni all’italiana appare così piuttosto semplice: le istituzioni, grazie a modelli societari denominati «matrioska», vendono le municipalizzate a se stessi. Tecnicamente questa procedura dovrebbe chiamarsi «partitizzazione» e non «privatizzazione». Non solo: accade che l’istituzione divenga cliente di se stessa, e questo porti a produrre bilanci aleatori, in cui i debiti derivanti dalla fornitura del servizio finiscono dentro partite di giro inesigibili, o ancor meglio, volutamente dimenticate.

Teatro finanziario
La privatizzazione di Amiu, bocciata supponiamo in virtù della legittima opposizione alla svendita del patrimonio pubblico, tale non era. Era una rappresentazione teatrale, che non avrebbe alterato lo stato delle cose. Amiu non sarebbe stata realmente venduta a un investitore straniero, unicamente interessato a fare profitto dal suo investimento. Questa è la surreale Italia che, immaginiamo, un tedesco non potrà mai comprendere.