28 febbraio 2017
Aggiornato 08:30
'Nuovo decreto e intese per riduzione flussi hanno questi obiettivi'

Immigrazione, ecco cosa prevede il piano di Gentiloni e Minniti

Il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell'Interno Marco Minniti hanno presentato il nuovo piano del Governo per far fronte al fenomeno migratorio. Ecco cosa prevede

ROMA - Le norme sul contrasto all'immigrazione illegale, insieme alle azioni messe in campo per la riduzione delle partenze, possono portate a «trasformare i flussi migratori da fenomeno irregolare a regolare». Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Da fenomeno irregolare a fenomeno regolare
Le norme presenti nel dl approvato oggi dal Consiglio dei ministri, ha sottolineato, «se le accoppiamo al lavoro che stiamo facendo sulla riduzione dei flussi migratori», come l'accordo con la Libia, «possono portarci all'obiettivo strategico che non è chiudere le nostre porte ma trasformare i flussi migratori da fenomeno irregolare, gestito da organizzazioni criminali, a fenomeno regolare in cui, con corridoi umanitari e un sistema di tutoraggio, non si mette a rischio la propria vita e si arriva in modo sicuro nei nostri Paesi e in misura controllata».

Nuove sfide
Nel dl immigrazione varato dal governo ci sono decisioni che «attrezzano il Paese a nuove sfide, innanzitutto lavorando per rendere più rapidi i processi di riconoscimento del diritto all'asilo, rendendo più trasparenti meccanismi e sistemi dell'accoglienza, facilitando i meccanismi e i sistemi necessari per i rimpatri dei migranti che non hanno diritto all'asilo", ha detto il premier.

Bacchettata all'Europa
Quindi, una «bacchettata» all'Europa: «Se l'Ue ha una strategia e un'agenda, sia pure insufficienti, sull'immigrazione è per l'iniziativa italiana. E ci aspettiamo dall'Europa molte altre disponibilità e decisioni che rendano effettivo il principio della condivisione dell'onere dell'accoglienza». «Ci teniamo molto stretti, visto che tanto se ne discute nel mondo, i nostri valori, che sono quelli umanitari, dell'accoglienza, dell'integrazione, del rispetto delle differenze». ha aggiunto il premier. «Rivendichiamo - ha aggiunto - il lavoro fatto in questi anni perchè credo che l'Italia abbia un buon curriculum nonostante le difficoltà e i numeri che abbiamo dovuto fronteggiare, siamo rispettati nel mondo come un Paese che ha saputo gestire situazioni difficili, contemporaneamente indicando la strada all'Ue».

Potenziamento dello Sprar, dei rimpatri forzati e volontari
Ma cosa prevede, in pratica, il piano del governo? Le linee programmatiche presentate dal ministro dell'Interno Marco Minniti comprendono un potenziamento dei rimpatri forzati e, parallelamente, la volontà di raddoppiare i fondi per i programmi di rimpatrio volontario assistito (RVA). Inoltre, l'esecutivo si impegna a garantire un maggior coinvolgimento degli enti locali nella rete Sprar. Inoltre, Gentiloni e Minniti hanno annunciato l'intenzione di rivoluzionare la gestione degli appalti di gestione per i servizi dei centri per gli immigrati non a gara unica, già approvata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), nonché l’estensione del mandato del Garante nazionale dei detenuti sui centri.

Tagliare i tempi delle procedure d'asilo e nuovi centri
Il Governo propone poi di riformare il processo civile per la trattazione dei ricorsi in materia di protezione internazionale, eliminando, tra le altre cose, il grado di appello per chi ha ricevuto un diniego dell’asilo in primo grado. Inoltre, si ventila un ampliamento della detenzione amministrativa per gli immigrati. Il piano prevede  la quadruplicazione della capienza – dai nemmeno 400 posti attuali a 1600 – tramite l’apertura di nuovi centri, che, rispetto ai vecchi Cie, cambieranno nome: Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Se ne prevede uno in ogni regione, dovrebbero essere «di piccole dimensioni, con governance trasparente e poteri di accesso illimitato per il Garante dei detenuti».

Lavoro non retribuito per i richiedenti asilo
Quindi, per evitare quello che Minniti definisce «il vuoto dell’attesa», l'esecutivo propone la soluzione di «lavori di pubblica utilità, finanziati con fondi europei» per i richiedenti asilo. Con l’immediata precisazione che però «non si creerà una duplicazione nei mercati del lavoro, perché non sarà un lavoro retribuito».