28 febbraio 2017
Aggiornato 08:30
Dopo l'incontro a Malta tra Tusk e Serraj

Per paura dei populisti l’Ue «scopre» che si può chiudere la rotta libica dell’immigrazione

Improvvissamente con Donald Tusk la Ue scopre di poter chiudere i flussi dalla Libia all'Italia. Peccato che da anni Fratelli d'Italia e Lega Nord chiedano incessantemente questo. Perché l'Europa si sveglia proprio ora?

ROMA - Gli effetti dell’irruzione di Donald Trump nella scena politica si fanno sentire pesantemente anche all’interno delle alte burocrazie di Bruxelles. Più precisamente tra le stanze della Ue, dove aumenta di giorno in giorno il timore che sull’onda del tycoon possano continuare a montare gli alleati, o i sostenitori della linea anti-immigrazione del Vecchio Continente: e tutto questo, con le elezioni Presidenziali di Francia a un passo e a seguire le Politiche in Germania, rappresenta un rischio troppo grande per i sostenitori dell’impianto tecnocratico Ue.

Tusk si sveglia: flusso non più sostenibile
Per questo motivo, «improvvisamente», si è scoperto che il flusso di immigrati che proviene dal colabrodo delle coste libiche orfane è drenabile. Parola di un altro Donald, quel Tusk che presiede il Consiglio europeo: «La Ue ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazioni irregolari, come ha fatto nella rotta del Mediterraneo orientale – ha spiegato -. Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all'Italia. Ho parlato a lungo col premier Gentiloni e posso assicurare che possiamo riuscirci. Quello che serve è la piena determinazione a farlo. Lo dobbiamo prima di tutto a chi soffre e rischia la vita, ma lo dobbiamo anche agli italiani e a tutti gli europei». Questa «novità» – ossia che sia possibile chiudere la rotta e che basti per questo la volontà politica - è stata il frutto di un colloquio di Tusk con il premier libico Fayez al Serraj alla vigilia del vertice europeo a Malta che ha al centro proprio il tema dell'immigrazione. Tusk è andato oltre riconoscendo come il flusso non sia più sostenibile «né per la Ue né per la Libia dove i trafficanti minano l'autorità dello stato libico per il loro profitto».

La Lega: l’Ue ci sta prendendo in giro
Che dire, tutto facile? Bastava solo mettersi d’accordo come fatto sulla rotta adriatica? E perché, per anni, l’Italia è stata lasciata da sola di fronte a un’emergenza che ha causato migliaia di vittime? Domande a cui le forze politiche che da sempre denunciano il disastro che di stagione in stagione – dall’operazione Mare Nostrum a Triton - va in scena dalla Libia verso l’Italia hanno cercato risposte invano, almeno fino all’uscita a sorpresa di Tusk. Tant’è che il sospetto che si tratti di una posizione spot per cercare di frenare il tema forte dei movimenti di protesta nazionale serpeggia nelle reazioni all’annuncio del presidente polacco. Questa è la tesi della Lega Nord che con Tony Iwobi, responsabile federale Immigrazione, ha tuonato spiegando come «sono anni che la Lega dice queste cose a Bruxelles, a Roma e in tutte le sedi e sono anni che il Partito (anti)Democratico ci accusa di razzismo e xenofobia». Probabilmente l’Unione europea «si sveglia solo perché quest'anno si vota in Germania, Francia, Olanda e speriamo anche in Italia». Sulla stessa scia anche Lorenzo Fontana, eurodeputato e vicesegretario federale del Carroccio: «Ci chiediamo se Tusk ci stia prendendo in giro perché da tre anni la Lega, e le forze alleate in Europa, sottolineano la necessità di chiudere la rotta dalla Libia all'Italia». In ogni caso «Tusk è oggi il simbolo di una politica europea fallimentare».

Meloni: la soluzione è sempre la stessa, blocco navale
La posizione assunta da Tusk, insomma, riporta al centro una delle proposte avanzate dall’opposizione di destra. «Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha affermato che è possibile chiudere la rotta dei clandestini dalla Libia all'Italia, basta volerlo fare. È quello che Fratelli d'Italia sostiene da sempre» ha affermato non a caso Giorgia Meloni, leader di FdI. A questo punto ciò che ci aspetta dal governo italiano è che «al Consiglio europeo sostenga la proposta di un blocco navale al largo delle coste libiche e metta fine alla irresponsabile politica delle «porte aperte a tutti» attuata fino ad ora».

"Blocco navale come legittima difesa"
Proprio Meloni, a proposito del blocco navale, aveva risposto così alle obiezioni di chi sosteneva – a partire dal governo Renzi - che questo fosse inapplicabile o che fosse addirittura «un atto di guerra»: «A fronte di una invasione pianificata, il blocco navale rientra come atto di legittima difesa e quindi consentito anche dal diritto internazionale» ha ribattuto. E a chi obiettava che non fosse possibile attuare un blocco in accordo con i governi libici perché in Libia «regna il caos e non c’è un interlocutore» Meloni ha risposto «che la soluzione è molto semplice: proprio perché la Libia è suddivisa in tre governi e in una moltitudine di fazioni è sufficiente che l’Unione Europea e la Nato dichiarino che sosteranno militarmente e politicamente chi accetterà l’accordo del blocco navale e si schiererà contro chi lo rifiuta. Non ci vuole uno stratega per capire che nessuna delle fazioni vorrà ritrovarsi contro la comunità internazionale e quindi accetterà un blocco navale fatto di comune accordo».