25 maggio 2017
Aggiornato 01:00
Toti offre gli ospedali ai privati

Sanità ligure, la privatizzazione è servita. Toti «delega il servizio agli amici degli amici»

Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha annunciato che intende privatizzare il 15% della sanità ligure e «aprirà le danze» con gli ospedali di Bordighera, Albenga e Cairo Montenotte. Le reazioni delle opposizioni non si sono fatte attendere

GENOVA – Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, intende privatizzare il 15% della sanità regionale. Si comincia con gli ospedali di Bordighera (Imperia), Albenga e Cairo Montenotte (Savona) la cui gestione finirà appunto in mano ai privati nel giro di pochissimo tempo. Ma non è che l'inizio. E a rimetterci potrebbero essere, ancora una volta, i cittadini.

Toti vuole privatizzare il 15% della sanità ligure
«Il nostro obiettivo è quello di riuscire a privatizzare il 15 per cento della sanità ligure sulla scia di quanto è stato fatto in Emilia Romagna». I segnali erano nell'aria da tempo, ma ieri il governatore della Liguria ha rotto gli indugi e con queste esatte parole ha dato l'annuncio ufficiale della strategia che intende perseguire. Le intenzioni della Giunta Toti vanno molto oltre la privatizzazione dei tre ospedali già indicati e sui quali si interverrà a stretto giro: Bordighera (a Imperia), Albenga (nella città omonima) e Cairo Montenotte (a Savona). L'obiettivo dichiarato è quello di ridurre il disavanzo regionale – pari a 75 milioni di euro - tagliando costi e inefficienze della sanità ligure, che sta attraversando una vera e propria crisi economica.

I problemi del sistema sanitario regionale
La Liguria ha circa 5000 posti letto e 8000 lavoratori, ma non riesce a sostenere il peso del costo dei ricoveri. Come riporta La Repubblica, un ricovero nella fascia d’età 15-64 anni costa alle casse regionali 802 euro, ma sale a 1193 euro oltre i 75 anni. E la popolazione ligure è molto anziana. Ma non è l'unico problema. Invece di sopperire alle crescenti esigenze dei cittadini over 75, il sistema sanitario locale continua a perdere pezzi con la riduzione del personale: dirigenti e medici sono scesi di 100 unità dal 2012 al 2015 e il totale comparto (compresi infermieri, assistenti sociali e tecnici sanitari) segna 400 unità in meno. Un deficit strutturale che minaccia non solo l'efficienza, ma anche l'erogazione del servizio. E la risposta del governatore Toti qual è? La privatizzazione.

Verso la chiusura di molte strutture ospedaliere
Sia chiaro che in alcuni casi l'arrivo dei privati nella gestione di un'impresa in crisi è utile per migliorarne l'efficienza perché svariati studi empirici hanno dimostrato che le performance nel pubblico e nel privato sono molto diverse. Ma lo Stato (in questo caso la Regione) non può abdicare a quelli che sono i suoi doveri e deve mantenere un ruolo di programmazione e una forte funzione di controllo sulla gestione e l'erogazione dei servizi pubblici essenziali, soprattutto quando in gioco ci sono alcuni dei diritti fondamentali riconosciuti ai cittadini italiani dalla Carta Costituzionale, come quello alla salute. Cosa accadrà se i privati si renderanno conto che quelle strutture ospedaliere non sono un affare ma un gioco a perdere a causa dell'età avanzata della popolazione ligure? La risposta è semplice. Potrebbero essere chiuse. E i disagi per i cittadini sarebbero difficilmente quantificabili.

M5S: «Toti delega il servizio agli amici degli amici»
Dopo l'annuncio del governatore, com'era prevedibile, si sono scatenate le proteste delle opposizioni e in particolare quelle del Movimento 5 stelle. «Toti interpreta in maniera unilaterale quanto previsto dalla Legge di Stabilità e dal decreto Balduzzi, alla faccia di chi lo considerava solo un’etichetta senza importanza – esordiscono in una nota gli esponenti pentastellati del M5S Andrea Melis e Matteo Mantero -. Nessuno nega che esistano inefficienze nella sanità pubblica ligure. Ma invece di metterla in condizione di funzionare, Toti e Viale delegano il servizio in mano agli amici degli amici, a cui si chiede contemporaneamente di garantire risparmi e ampliare l’offerta». Peccato che per i privati sarà praticamente impossibile trovare una formula magica capace di garantire il raggiungimento di obiettivi così lontani tra loro. A meno di «mettere le mani su reparti e settori d’eccellenza, lasciando l’assistenza ordinaria in mano a un pubblico sempre più abbandonato e impoverito dall’avvento dei nuovi capitani di ventura lombardi», concludono Melis e Mantero.