26 marzo 2017
Aggiornato 18:30
Istituzioni

E «grazia» fu per Albertini: il Senato vota l'immunità (retroattiva)

Palazzo Madama con 185 sì, 65 no e 2 astenuti ha disposto che le dichiarazioni dell'ex sindaco di Milano fatte quando era europarlamentare esprimendo dubbi nei confronti del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, sono insindacabili

ROMA – Il Senato ha concesso l'immunità (retroattiva) al senatore del Nuove centro destra, Gabriele Albertini, che quando era europarlamentare aveva espresso dubbi nei confronti del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, sostenendo che conducesse indagini a scopi politici. Palazzo Madama con 185 sì, 65 no e 2 astenuti ha disposto che le dichiarazioni dell'ex sindaco di Milano sono insindacabili, nonostante il politico all'epoca dei fatti non fosse coperto dall'immunità parlamentare in quanto eletto al parlamento Ue.

Casson prende le distanze dal suo gruppo del Pd
Il voto di oggi quindi segna un precedente che è stato stigmatizzato dagli stessi banchi del Partito democratico con Felice Casson che si è espresso in dissenso dal suo gruppo: visto che la querela per calunnia del pm Robledo era indirizzata all'eurodeputato Albertini, «non può essere adesso il Senato a pronunciarsi sulla sindacabilità o meno delle sue dichiarazioni. Visto che il Parlamento Ue già si pronunciò sulla vicenda nel 2013 negando ad Albertini lo scudo dell'immunità».

Crimi (M5s): «Voltafaccia del Pd per salvare Albertini»
Critiche anche dalle opposizioni con Vito Crimi, senatore del Movimento 5 Stelle che ha attaccato: «Il voto e i voltafaccia del Pd per salvare Albertini rimarranno nel 'curicculum' dei rappresentanti di questo partito. Un incredibile e vergognoso voltafaccia, che smentisce l'operato del precedente relatore dello stesso Pd, ovvero il senatore Pagliari, due pronunciamenti del Parlamento europeo e quello della Giunta per le immunità del Senato nel 2014, contrario alla concessione dell'insindacabilità in favore del senatore di Ncd».

La vicenda giudiziaria
Robledo querelò per calunnia aggravata Albertini nel 2012 perché quest'ultimo sostenne con un esposto che il magistrato non gestì professionalmente tre fascicoli: l'inchiesta sulla questione degli emendamenti in bianco quando lui era sindaco; quella sull'acquisto di quote della società Autostrada Serravalle da parte della Provincia di Milano allora guidata da Filippo Penati; l'inchiesta sui contratti derivati sottoscritti dal Comune ai tempi dell'amministrazione Albertini. Ora sarebbe toccato al Tribunale di Brescia valutare il tutto, con una sentenza attesa per il 13 gennaio.