22 gennaio 2017
Aggiornato 04:30
Un pratica generalizzata

Non solo la Raggi con Romeo. Ecco la norma che favorisce il «vizietto» delle promozioni facili

Quella delle promozioni facili, di cui Salvatore Romeo è diventato il simbolo, è in realtà una pratica diffusa nel Belpaese. Favorita, peraltro, da una norma del 2001

Il sindaco di Roma Virginia Raggi. (© TIZIANA FABI / AFP)

ROMA - Virginia Raggi è nella bufera per il caos che tormenta la sua giunta dai primi giorni dal suo insediamento, ma una delle vicende per cui l'accusano è in realtà emblematica di una pratica tutt'altro che fuori dal comune. Il caso del funzionario del Comune Salvatore Romeo, lascito dell'amministrazione di Alemanno subito contestato dai vertici pentastellati e poi esplicitamente ripudiato, sacrificato insieme a Frongia dopo il clamoroso arresto di Raffele Marra, non è eccezione ma norma quasi generalizzata: perché in Italia, le cosiddette «promozioni allegre» sono ben più usuali di quanto non si potrebbe pensare. 

Il caso di Romeo rappresenta un sistema
Il caso romano è topico. Il funzionario della Capitale è stato infatti messo in aspettativa per poi riguadagnarsi, immediatamente, un posto come dirigente a tempo determinato, promosso senza alcun concorso e, secondo quanto ventilano i media, pagato tre volte più di prima. Tanto che c'è chi pensa che il peggio, a Roma, debba ancora venire, sventolando l'eventualità dell'arrivo in Campidoglio di un avviso di garanzia per abuso d'ufficio, che potrebbe mandare definitivamente in pezzi la maldestra esperienza della sindaca Raggi e della sua sfortunata giunta. 

Settembre, un mese horribilis (ma all'ordine del giorno)
La sindaca, però, come si diceva, non è né la prima né l'ultima ad essere incappata nel «pasticciaccio brutto» delle promozioni facili. Diversi casi simili sono balzati agli onori delle cronache e hanno riguardato  nientemeno che l'Agenzia delle Entrate e alcuni Ministeri. Basti consultare, a titolo d'esempio, le cronache del mese di settembre: il 22 il Consiglio di Stato ha sospeso il concorso per 175 dirigenti all’Agenzia delle Entrate; il 21 i carabinieri hanno perquisito gli uffici di vari funzionari dell’Agenzia delle Dogane (Ministero dell’Economia), accusati di aver passato il tema di un concorso nel 2013; il 15 il presidente dell’Anac Raffaele Cantone ha bocciato 11 assunzioni fatte da Antonio Campo dall’Orto in violazione dei criteri di trasparenza stabiliti dalla Rai. Settembre sarà stato un mese «horribilis», ma, in realtà, vicende di questo tipo sono all'ordine del giorno.

La vicenda dell'Agenzia delle Entrate
Ad ogni modo, il caso dell'Agenzia delle Entrate fa scuola: a marzo 2015, l'istituzione è stata colpita da una sentenza della Corte Costituzionale, che retrocedeva ben 800 dirigenti in quanto nominati senza prove pubbliche, in violazione dell’articolo 97 della Costituzione, secondo cui «agli impieghi nella Pubblica amministrazione si accede mediante concorso». Tale sentenza dava tempo fino a fine 2016 per dar luogo a quei concorsi che, in 14 anni di vita dell’Agenzia, sono tutt'oggi non pervenuti. Nel frattempo, la Consulta ha chiesto di attribuire ai funzionari più alti in grado le deleghe tolte ai retrocessi, compreso il potere di firma. Le indicazioni della Corte, però, non sono mai state seguite, in perfetto stile italiano. E molti dei dirigenti bocciati hanno ottenuto posizioni organizzative speciali a tempo determinato in ruoli del tutto simili a quelli che la Corte ha ritenuto illegittimi, seppur pagati un po' meno lautamente. 

Quel decreto fiscale provvidenziale
Come se non bastasse, come riporta Panorama, nell'ultimo decreto fiscale approvato dal Governo è stata appositamente inserita una proroga, dal 31 dicembre 2016 al 30 settembre 2017, delle posizioni operative a tempo, che nei mesi scorsi sono state assegnate a una parte dei dirigenti decaduti per consentire loro di andare avanti nonostante la sentenza della Corte.

Tutto iniziò dalla riforma Bassanini
Ciò che «legittima» pratiche simili è l'interpretazione, per usare un eufemismo, «elastica» del comma 6 dell’articolo 19 del decreto legislativo 165 del 2001, che consente di assumere a tempo determinato dirigenti in possesso di competenze che non si possano trovare all’interno dell’amministrazione. L'autore del testo è l’ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini. Una modifica del 2009 ha innalzato le quote di dirigenti reclutabili senza concorso dal 5 al 10% nella seconda fascia e all’8% nella prima fascia. Inoltre, tra i criteri richiesti per l'assunzione a tempo determinato sono state inserite «esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi». Il che conferisce, di fatto, quasi una corsia preferenziale ai già funzionari di un ufficio che si vogliano promuovere a dirigenti. L'unico limite è l’obbligo di effettuare un «interpello», che dovrebbe dare a chiunque pensi di avere i titoli per aspirare a una determinata carica la possibilità di farsi avanti.

Un caso anche al ministero della Difesa
Inutile dire che tali interpelli, procedure ben più semplificate di un vero e proprio concorso, troppo spesso utilizzino criteri ambigui o, addirittura, non vengano effettuati. La natura controversa di tali pratiche, riconosciuta dallo stesso Bassanini che ha sconfessato le modalità di applicazione della norma che porta il suo nome, è origine di numerose sentenze in merito. Come riporta Panorama, nel 2012 il Tribunale di Roma ha ad esempio condannato il ministero della Difesa a pagare 80 mila euro di danni e spese legali al dirigente Cataldo Bongermino, scavalcato ingiustamente da tre colleghi che non avrebbero avuto titoli sufficienti per ottenere l'incarico. Uno di questi, in particolare, nominato capo del personale, avrebbe provveduto a prepensionare d'ufficio Bongermino, atto poi invalidato dal Tribunale del Lavoro. Romeo e la Raggi, insomma, sono in ottima compagnia, e probabilmente lo saranno ancora per molto. Perché pare proprio che la politica non abbia alcuna intenzione di intervenire per sanare situazioni tanto incontrovertibilmente controverse.