26 febbraio 2017
Aggiornato 06:00
Monte Paschi e Unicredit, crisi sistemica

Mps, nazionalizzazione alle porte: si prepara già il ritorno di Renzi

La nazionalizzazione di Mps, e forse anche di Unicredit, spalanca le porte ad uno scenario greco. Chi sarà lo Tsipras italiano?

ROMA - A voler cercare il complotto si potrebbe pensare che la fragorosa uscita di scena di Matteo Renzi è stata voluta, pianificata e attuata. Il Presidente del Consiglio esce di scena nel momento peggiore per l’Italia: lo fa come un Ettore sconfitto da Achille in una lotta impari, con il coraggio dell'uomo solo che sfida una forza superiore. Il suo cadavere politico non viene trascinato fuori dalle mura, attaccato con una corda alla biga: Renzi è sconfitto ma sopravvive, e nei prossimi mesi si rafforzerà. Il governo che sta per nascere, qualunque esso sia, e presto dovrà caricarsi sulle spalle la sorte di operazioni lacrime e sangue. Generate sicuramente da Renzi e compagnia, ma che ricadranno su chi metterà la firma sui provvedimenti che dovranno disinnescare le varie bombe disseminate sul territorio.

Arriva il Fondo salva Stati: addio indipendenza
La Bce ha rifiutato una dilazione temporale relativa alla ricapitalizzazione di Monte Paschi. Come tutti gli strozzati, i dirigenti della banca più antica del mondo chiedevano «ancora qualche giorno, e poi risolviamo tutto.» La Bce, giustamente, ha rifiutato i venti giorni richiesti: il Golgota di Mps pare insuperabile, una via Crucis a cui è giusto porre rimedio. Si va verso una nazionalizzazione, con il ministero del Tesoro in prima fila. La soluzione più logica, anche perché è l’unica possibile. Purtroppo non sarà indolore perché le obbligazioni subordinate in mano ai piccoli azionisti verranno convertite in azioni, e quindi il loro valore si azzererà. Sono le regole del bail in che chiamano in causa anche i correntisti con depositi superiori a 100.000 euro. Una condizione molto pensante che mina le aspettative degli investitori sul sistema bancario nazionale: per giunta senza precedenti in Europa.

Intaccati risparmi di migliaia di cittadini
Verranno quindi intaccati i risparmi di migliaia di cittadini che, nonché degli investitori istituzionali, è facile supporlo, contesteranno pesantemente il governo. Renzi potrà far valere quindi l’asso nella manica che il settore finanziario, in primis Jp Morgan, gli mise nella manica, quando disse chiaramente che Monte Paschi Siena si sarebbe salvata se avesse vinto il Sì. La nazionalizzazione, inoltre, non si può portare a compimento come durante i gloriosi trenta anni della Prima Repubblica: le regole comunitarie come noto vietano gli aiuti di stato. L’Italia quindi dovrà chiedere un prestito all’ESM, che attraverso il Fondo Salva Stati fornirà un prestito, ovvero il denaro sufficiente per coprire la ricapitalizzazione di Mps.

Una volta si chiamava troika...
E non solo, probabilmente: perché anche i dieci miliardi necessari per Unicredit a questo punto divengono aleatori. Si parla quindi di un prestito importante, pari a venti miliardi di euro. Questo meccanismo si chiamava, in altri tempi, trojka, ovvero curatori fallimentari: dopo le peripezie greche, che in questi giorni toccano nuovi umilianti vette, oggi è il giorno dell’Italia. Nel 2011 l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, durante la crisi dello spread rifiutò un prestito ponte dal Fmi, e fu abbattuto. I mercati, che in un ordine teorico si nutrono anche di fiducia, accoglieranno bene l’arrivo della fu trojka, oggi Esm o Mes. Perché si tratta dell’estensione della medicina greca all’Italia, prodromica alla messa in vendita di tutti gli asset più importanti. Oggi il premier Alexis Tsipras sta concludendo il suo piano di privatizzazione coatta dei beni nazionali, programma messo in essere dai curatori fallimentari formati a Berlino e Francoforte.

Contesto fuori controllo
In questo contesto, ormai fuori dal controllo nazionale, si sviluppa la piccola storia minore di Matteo Renzi, che in troppi hanno dato per finito. Si sposta di lato ed entrano in scena agnelli sacrificali che si immoleranno in nome della responsabilità. La sua sconfitta, al momento, appare come una fortunosa via di fuga. Avrà quindi il tempo per costruire una retorica tossica, centrata in un primo momento sul vittimismo: «Vedete? Se fossero state attuate le mie riforme a quest'ora non saremmo in questa condizione drammatica.» Per poi passare ad una fase più aggressiva, successiva alla pulizia che procederà all'interno del suo partito. Si stanno creando le condizioni perfette per il rilancio della carriera di Matto Renzi