11 dicembre 2016
Aggiornato 14:30
Fisco

Renzi se la prende con Monti, ma sulle tasse è (molto) peggio del «tecnocrate»

Leggendo le tabelle Istat è evidente nel 2015 gli italiani hanno sborsato ben 12 miliardi in più rispetto al 2012. E le cose non cambieranno se non in peggio perché «ce lo chiede l'Europa»

ROMA – In queste settimane di propaganda pre-referendum costituzionale del 4 dicembre c'è un punto che il premier, Matteo Renzi sta insistendo molto, anzi due collegati fra loro: secondo il presidente del Consiglio con lui gli italiani stanno pagando meno tasse, al contrario di quanto accadeva con il suo nemico numero uno: Mario Monti. Peccato che si tratti di una bufala bella e buona, come dimostrato numeri alla mano Andrea Del Monaco, esperto di Fondi europei che ha scritto una approfondita analisi sull'Huffington Post.

I dati Istat
Leggendo le tabelle Istat (Report sul Conto economico nazionale del 23 settembre scorso) infatti una cosa su tutte è evidente nel 2015 gli italiani hanno sborsato ben 9,26 miliardi in più rispetto all'anno precedente per pagare tasse e balzelli, con il prelievo fiscale (l'ammontare in termini assoluti degli oneri dovuti e versati dai contribuenti allo Stato a titolo di imposta, tassa o contributo speciale) che è passato da 702,84 miliardi del 2014 ai 712,1 attuali.

La situazione al 2011
Poi c'è la questione della pressione fiscale, il rapporto tra l'ammontare delle imposte e il Pil, dato che per sua natura è influenzato da due variabili: il ciclo economico dell'anno di riferimento e le politiche economiche varate dal governo l'anno precedente. Quindi quando andiamo a leggere il risultato per il 2015 dobbiamo tenere conto del ciclo economico del 2015 e della manovra economica del governo in carica nel 2014, quello attuale di Renzi. Se nel 2011 (nel 2010 governo Berlusconi) il Pil è cresciuto dello 0,6%, la pressione fiscale si è attestate al 41,6%, con un esborso totale per tasse e contributi di 681,2 miliardi.

Da Monti a Letta
L'anno successivo, quindi dopo la finanziaria targata Monti, il Pil è caduto del 2,8%, la pressione fiscale è salita al 43,6% (+2%) e gli italiani hanno versato nelle tasche dello Stato 703,86 miliardi (+22 miliardi). L'anno successivo, sempre era Monti, il Pil ha continuato a scendere del 1,7%, la pressione fiscale non ha subito modifiche e quindi il prelievo fiscale è diminuito, seppur di poco scendendo a 700 miliardi (-3,86 miliardi). Nel 2014 è arrivato Enrico Letta: il Pil è tornato a crescere (+0,1%), la pressione fiscale è scesa dello0,2% al 43,4%, mentre il prelievo fiscale è tornato a salire a 702,84 miliardi.

Con Renzi 12 miliardi in più di tasse
Quindi si è arrivati al 2015, con Renzi già al comando dall'anno precedente: il Pil è aumentato dello 0,7%, la pressione fiscale è rimasta al 43,4%, ma il prelievo fiscale ha fatto un salto da canguro di 9 miliardi arrivando a toccare i 712,1 miliardi. Gli italiani quindi, nonostante il Pil sia rimasto fermo hanno dovuto mettere pesantemente le mani ai portafogli per far fronte a quei 9 miliardi di tributi in più rispetto all'anno prima che diventano 12 in più rispetto all'era Monti.

Ce lo impone l'Europa
Con buona pace degli europeisti tout court però, ha fatto notare l'economista, la tassazione in Italia continuerà a crescere a causa delle sottoscrizione di alcuni accordi europei: il Fiscal Compact, il Six Pack e Two Pack che hanno messo il bilancio italiano sotto rigido controllo di Bruxelles che impone il consolidamento fiscale. Quindi, che sia premier Renzi, Monti o qualsiasi altro politico che non ha intenzione di cambiare le regole del gioco con l'Unione europea l'Italia e gli italiani saranno sempre obbligati a rispettarne i diktat imposti dall'Europa.