11 dicembre 2016
Aggiornato 14:30
E lui lancia l'hastag #DimezzateviLoStipendio

M5s, ancora divisioni. Di Maio nel mirino per le sue spese

Dopo la bufera romana, nel mirino questa volta è Luigi Di Maio. Che sarebbe il simbolo di una deriva «vipparola» che a parte del Movimento proprio non piace

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. (© Marco Aprile / Shutterstock.com)

ROMA - Nuova bufera sul Movimento Cinque Stelle, e questa volta sul suo volto, in Parlamento, più noto e rappresentativo: quello del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Colui che, ormai da tempo, sembra il candidato premier «in pectore» è infatti finito per il suo attivismo e per le spese registrate negli ultimi 3 anni.

La rivolta anti-Di Maio
Il suo attivismo sarebbe inviso da un folto gruppo di parlamentari, non ultimi quelli che condividevano con lui la responsabilità del direttorio. Ancora una volta, dunque, la questione riguarda fronde e correnti interne. A riaccendere gli animi ci ha pensato una nuova puntata delle anticipazioni del libro scritto da due ex M5s: Marco Canestrari, ex braccio destro di Casaleggio e Grillo, e Nicola Biondo, ex capoufficio stampa del gruppo alla Camera. Indiscrezioni che parlano di un vera e propria rivolta contro Di Maio da parte di un consistente gruppo parlamentare, circa una settantina di eletti, capeggiato da Roberto Fico.

Troppo Vip
Quest'ultimo non ha mai fatto mistero di parteggiare per un ritorno alle origini, dichiarando pubblicamente di non apprezzare quella che definisce una deriva «vipparola». Da Fico, tuttavia, sono giunte tutte le ufficiali smentite del caso: «non ci saranno mai correnti interne», negando quindi de facto l'esistenza di un'alleanza con gli altri presunti anti-Di Maio, come Carla Ruocco, Roberta Lombardi, Carlo Sibilia. "Il movimento rimane leale a se stesso, tutto il resto sono chiacchiere da bar", assicura.

Il protagonismo di Di Maio
Ma Di Maio non solo risulterebbe come l'obiettivo di questa 'ribellione', ma viene attaccato anche per il suo eccessivo protagonismo, un atteggiamento manifestatosi anche nelle spese rendicontate dal parlamentare sull'apposito sito dei 5 Stelle. Circa 100 mila euro in tre anni, che i suoi avversari riconducono a una presunta volontà di costruire e foraggiare una sua corrente. Il vicepresidente della Camera si difende: non solo si tratta di «spese trasparenti» ma, sottolinea, «rinuncio al doppio stipendio, alle spese di rappresentanza, all'auto blu, al telepass gratuito, alle spese di tipografia e al cellulare di servizio». E specifica di non farsi neppure rimborsare tutti gli eventi sul territorio. Non solo: «faccio anche risparmiare al Cerimoniale alcune spese che in passato ho pagato direttamente con i miei rimborsi» spiega. 

La deriva del Movimento
Nonostante le smentite, la frittata è fatta. Alcuni parlamentari pentastellati iniziano a criticare pubblicamente la deriva del M5s. A Milano, secondo le indiscrezioni, reggerebbe la 'blindatura' di Di Maio necessaria per avere un candidato spendibile nel caso in cui l'esito del referendum dovesse costringere Renzi ad un passo indietro. Ad ogni modo, questa si è rivelata anche un'occasione ghiotta per il Pd per tornare ad attaccare i Cinque Stelle.

La risposta di Di Maio sul blog 
Polemiche a cui Di Maio risponde diffusamente con un post sul blog di Beppe Grillo: «Invece di perdere tempo e farlo perdere ai cittadini, raccontando che non abbiamo diritto ai rimborsi elettorali (falso, ne abbiamo diritto, altrimenti non saremmo rappresentati in Parlamento. Solo che vi abbiamo rinunciato) o altre menzogne, fatevene una ragione, imitateci e il 24 ottobre prossimo votate la nostra proposta di legge e #DimezzateviLoStipendio»

#Dimezzatevilostipendio
"Fate come noi»
è il titolo del post. Che lancia sul web e sui social l'hastag «#Dimezzatevilostipendio». Di Maio specifica che, tra lo stipendio da deputato, lo stipendio aggiuntivo da vicepresidente della Camera, i vari rimborsi e spese di rappresentanza, «ho restituito ai cittadini italiani in tre anni e mezzo 204.582, 62 euro». E aggiunge: «Da quando sono stato eletto deputato e poi vice Presidente della Camera, avrei avuto diritto a stipendio aggiuntivo da vicepresidente, stipendio pieno da deputato (di cui restituisco la metà), spese di rappresentanza, auto blu, telepass gratuito, cellulare di servizio, spese gratuite in tipografia. Tutti i rimborsi spese che non uso e non rendiconto ma ho rinunciato».

I risparmi dei pentastellati
A quella cifra si aggiungono le spese di alberghi, biglietti aerei e dei treni per viaggi istituzionali e biglietti aerei-treni per gli eventi sul territorio pagati di propria tasca, senza farli rimborsare alla Camera. «Tutti insieme io e i miei colleghi parlamentari del MoVimento 5 Stelle abbiamo fatto risparmiare ai cittadini italiani oltre 18 milioni di euro. Anzi, non li abbiamo solo fatti risparmiare, ma li abbiamo anche messi a frutto per le piccole imprese italiane, versandoli al Fondo per il Microcredito con cui abbiamo aiutato 3000 imprese in tutta Italia e abbiamo creato circa 6000 posti di lavoro».

La speranza è l'ultima a morire
E lancia la sfida alle altre forze politiche: «Siamo in attesa, ormai da circa 3 anni e mezzo, di una conferenza stampa del PD che annuncia che i propri parlamentari si ridurranno gli stipendi e rendiconteranno le spese, magari su tirendicontopd.it Lo stesso discorso vale per Forza Italia, la Lega, Scelta Civica, Ncd o altri partiti che l'ultima volta che siamo andati a votare non esistevano ma che ora fanno parte del governo. La speranza è l'ultima a morire».

(Con fonte Askanews)