1 ottobre 2016
Aggiornato 03:30
Le scuse della Lorenzin

Fertility Day, una pessima campagna costata oltre 100mila euro

A volte la toppa è peggio del buco. E' il caso della seconda campagna pubblicitaria realizzata dal Ministero della Salute per promuovere il Fertility Day. Ecco perché i nuovi volantini hanno fatto infuriare ancora di più il popolo del web

ROMA – La nuova campagna del Ministero della Salute ha suscitato un'altra ondata di polemiche. Nel volantino che avrebbe dovuto promuovere il Fertility Day ci sono da un lato alcune coppie da spot pubblicitario, bianche e con un sorriso a prova di dentista, dall'altro ragazzi di colore con i capelli rasta. Le prime avrebbero dovuto rappresentare le buone frequentazioni da conservare, i secondi quelle cattive da abbandonare.

Quando la toppa è peggio del buco
A volte la toppa è peggio del buco. E' il caso di questa seconda campagna pubblicitaria realizzata dal Ministero della Salute per promuovere il Fertility Day. La prima aveva scatenato un'ondata di polemiche, ma questa si è beccata pure l'accusa di razzismo ed è costata il posto di lavoro alla direttrice della comunicazione del Ministero, Daniela Rodorigo, licenziata in tronco dal ministro Beatrice Lorenzin. Nel dépliant in questione si mette in guardia il lettore dalle cattive abitudini che possono compromettere la fertilità.

La campagna per il Fertility Day
Ma sul volantino campeggiano da un lato alcune coppie bianche degne di uno spot pubblicitario e il sorriso a prova di dentista, e dall'altro alcuni ragazzi di colore con i capelli rasta. Le prime, secondo il Ministero della Salute, sarebbero le buoni frequentazioni da conservare; mentre gli altri rappresenterebbero le cattive amicizie da abbandonare per prendersi cura della propria fertilità. Un messaggio quantomeno ambiguo, se non razzista, e certamente privo di buon gusto. Ma non è la prima volta che il Ministero fa arrabbiare il popolo del web con i suoi opuscoli esplicativi.

La rabbia del popolo del web
Nella precedente campagna, infatti, campeggiava una giovane donna con la clessidra allo scopo di ricordare a tutte le donne il ticchettare dell'orologio biologico. Le reazioni del web non si sono fatte attendere e in poco tempo quei volantini furono ritirati per essere sostituiti in vista della giornata odierna. I nuovi, però, sembrano perfino peggio dei precedenti. Secondo il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, «contrapporre gli stili di vita è da tribunale di Norimberga della pubblicità regresso». E non è l'unico a pensarla in questo modo.

Le scuse del ministro Lorenzin
A scusarsi per la vicenda è la ministra Lorenzin in persona, che ammette senza pudore: «La prima campagna era proprio brutta tant'è che quando l'ho vista chiesto di cambiarla». «Ma io faccio il ministro, non il comunicatore», ha aggiunto scusandosi per l'errore. Ma intanto sembra che il progetto per la campagna pubblicitaria per il Fertility Day sia costato qualcosa come 113 milioni di euro, come riporta Claudio Torre su Il Giornale. Non sorprende dunque che il network La Rete della Conoscenza oggi abbia risposto con il «Fertility Fake». «#Siamoinattesa è l'annuncio che vogliamo inviare al Governo - spiega una nota il network nazionale dei soggetti in formazione - . Da troppo tempo aspettiamo diritti, lavoro, reddito, salute, casa, bonifiche, asili nido. E l'elenco potrebbe continuare».

Il «Fertility Fake» nelle città d'Italia
Secondo la nota de La Rete della Conoscenza, le generazioni che oggi sono invitate a procreare sono anche quelle a cui l'Italia offre poco lavoro e contratti indecenti, affitti proibitivi, nessuna forma di reddito; sono quelle per cui trovare un posto in un asilo nido pubblico è un'esperienza adrenalinica; quelle che hanno ereditato un territorio devastato dall'inquinamento. Oggi alcuni italiani e alcune italiane si sono dati appuntamento davanti al Ministero della Salute, a Roma, ma anche in piazza a Firenze, Napoli, Torino, Padova, Pescara, Perugia, Pisa, Bologna, Bari, e Trieste con una clessidra in mano ed un cuscino per dire al Governo che il tempo, questa volta, è davvero «scaduto».