1 ottobre 2016
Aggiornato 12:00
Un epilogo atteso, ma la nota di colore c'è stata

Olimpiadi, Raggi boccia Roma 2024: sarebbe da irresponsabili

L'epilogo di questa lunga giornata romana era atteso: niente Olimpiadi. Ma la nota di colore c'è stata: la sindaca non si è presentata all'incontro con Malagò pre-conferenza stampa

La sindaca di Roma Virginia Raggi in conferenza stampa formalizza il «no» alle Olimpiadi. (© Tiziana Fabi | AFP)

ROMA - Una giornata intensa, dall'epilogo tutto sommato atteso. Ma le sorprese, in perfetto stile romano, non sono mancate. Oggi, la sindaca Virginia Raggi ha formalizzato il «no» alle Olimpiadi 2024 a Roma targato MoVimento Cinque Stelle. Un «no» che era già stato annunciato sul blog di Beppe Grillo qualche giorno fa, ma a cui mancava l'ufficializzazione del Campidoglio. «E' da irresponsabili dire di sì a questa candidatura. Lo abbiamo detto con forza a giugno, lo abbiamo detto in campagna elettorale e non abbiamo cambiato idea»: parole irreprensibili, quelle della sindaca, che pure, in campagna elettorale, aveva aperto a un referendum per far decidere direttamente i romani. Parole che mettono un punto definitivo alla questione.

Non ipotechiamo il futuro dei romani e degli italiani
La prima cittadina della Capitale è stata molto diretta: «Siamo contrari alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 perché non vogliamo ipotecare il futuro dei romani e degli italiani in cambio dell’ennesima promessa da parte di chi finora non ha mai mantenuto la propria parola». L'allusione tutt'altro che velata è a fenomeni quali speculazione edilizia, affari per le lobby, impianti mai completati, strutture abbandonate, debiti e sacrifici per i cittadini. 

La lunga lista dei grandi eventi falliti
La Raggi non ha mancato di fare riferimento ai tanti altri «grandi eventi» che avrebbero dovuto risollevare il nostro Paese, ma che hanno prodotto tutt'altro effetto: i cantieri incompiuti dei Mondiali di nuoto di Roma del 2009, le infrastrutture abbandonate dei Giochi invernali di Torino 2006, il fallimento di Expo Milano 2015, il flop dei Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009; la ricostruzione infinita dell’Aquila dopo il terremoto; la colata di cemento sull’isola La Maddalena in Sardegna che avrebbe dovuto ospitare il G8 del 2009. La lista, come si vede, è decisamente ricca. E in mezzo a tutto ciò, «i miliardi di euro di debito che gli italiani continuano a pagare mentre qualcuno si è arricchito alle loro spalle. Sembra incredibile ma da poco abbiamo terminato di pagare il mutuo per i Mondiali di calcio del 1990».

Esempi esteri
Non una decisione presa alla leggera, dunque, ma attentamente ponderata. Altro caso di studio preso in considerazione, quello di Atene 2004: «un grande sogno che si è trasformato in un incubo per tutti i greci messi ora in ginocchio da chi li aveva illusi». Neppure a Londra 2012 è andata meglio: «spese cresciute del 76%». Per non parlare di Sidney 2000 e di Atlanta 1996: rispettivamente, costi cresciuti del 90% e del 151%. Il record l'ha battuto Montreal, dove si è raggiunta la vetta di un aumento del 720% rispetto al budget iniziale previsto. La fonte è certificata: uno studio dell’Università di Oxford del 2016. I dati di Rio 2016 devono ancora arrivare, ma secondo la Raggi non si discosteranno da questo schema.

Nessun regalo alle lobby
Ma al di là dei costi spropositati, ciò che ha convinto i pentastellati a rinunciare alla candidatura è il fatto che l’organizzazione di un grande evento, come i Giochi, sia innanzitutto un buon affare per le lobby. «Siamo contrari ad una logica emergenziale o al ricorso alla straordinarietà della gestione pubblica. Roma e l’Italia hanno bisogno di una ordinaria buona gestione: senza sprechi, senza favori agli amici, senza privilegi per le varie caste». E ora la priorità è una: «restituire la città ai romani e agli italiani».

Il sostegno dei romani
La sindaca è certa: i romani sono d'accordo con lei. D'altra parte, la scelta di rinunciare alle Olimpiadi è già stata compiuta da tanti: a Boston, Amburgo, Madrid. «Per questo continueremo ad impegnarci per far tornare Roma una città con una qualità della vita a livello delle principali capitali europee». La promessa è quella di intervenire sugli impianti sportivi comunali con nuovi criteri di gestione e puntiamo a tariffe più accessibili per il loro utilizzo. E, ha aggiunto, «proveremo a rimediare anche agli errori degli altri: vogliamo trasformare i cantieri fatiscenti e incompiuti della Città del Nuoto in una 'vela della conoscenza' grazie ad un accordo che stiamo per siglare con l’Università di Tor Vergata».

L'incontro mancato
Spiegazioni a parte, a incuriosire i media è stato l'incontro saltato tra la Raggi e Giovanni Malagò, previsto per le 14.30 al Campidoglio. Causato da un ritardo, pare, della sindaca, motivo per cui il numero uno di Coni, dopo un'attesa durata più di mezz'ora, se ne è andato spazientito. «Noi abbiamo aspettato, abbiamo aspettato ma non si e' presentato nessuno», ha ribadito il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli. «Ce ne andiamo perchè 35 minuti di attesa sono troppi», ha spiegato Malagò. «Abbiamo stravolto le nostre agende per essere puntuali e per più di mezz'ora abbiamo aspettato... è troppo». Una nota di colore come solo a Roma può accadere, in una giornata che si preannunciava senza troppe sorprese.