30 settembre 2016
Aggiornato 06:30
Ex segretario Pd: non ci siamo

Italicum, la mozione della maggioranza per Bersani è «polenta», per Quagliariello «brodino»

La mozione della maggioranza apre a modifiche, ma senza dire quali. Ed è subito rivolta: per l'ex segretario Pd Pierluigi Bersanti, in particolare, è pura tattica

L'ex segretario Pd Pierluigi Bersani. (© edella / Shutterstock.com)

ROMA - Nel giorno delle mozioni alla legge elettorale, quella della maggioranza ha già sollevato numerose critiche. Uno dei primi a manifestare il proprio dissenso è stato Pier Luigi Bersani, che ha osservato «è tutta polenta, è tattica...». L'ex segretario Pd, conversando in Transatlantico prima della riunione dei bersaniani, spiega: «Un passo avanti? Un passo per dire che non si fa niente!».

Bersani: è tutta polenta
Non c'è un bicchiere mezzo pieno, per Bersani, il fatto che la maggioranza adesso dichiari possibile ciò che sembrava impensabile un paio di mesi fa non è sufficiente: «Ma come! Noi chiediamo che il governo - che ha messo la fiducia sull'Italicum - prenda un'iniziativa per correggere la legge elettorale e loro ci rispondono con questa mozione che dice 'verifichiamo se ci sono le condizioni per una convergenza'? E se le condizioni non ci sono, che si fa? Non ci siamo proprio». L'ex leader Pd non suggerisce, però, quale atteggiamento terrà in Aula, se votare contro o, come più probabile, non votare affatto: «Adesso decidono i ragazzi in riunione».

Quagliariello: un brodino
La mozione della maggioranza sulla legge elettorale non piace neppure a Gaetano Quagliariello, e se per Bersani è una «polenta», per lui è un «brodino»: sarebbe «più dignitoso il nulla». Una delusione, insomma, visto che - afferma - «In politica gli atti hanno un significato per il contesto nel quale si compiono e per la forza con la quale vengono proposti. Dal partito di un premier che ha guidato il processo di riforma costituzionale, ha messo la fiducia sulla legge elettorale, ha sopportato che la stessa fosse votata in un'aula semivuota, ha accolto con favore la decisione dei giudici delle leggi di rinviare il pronunciamento sulla costituzionalità dell'Italicum, ci saremmo aspettati una proposta chiara, dettagliata e avanzata con la stessa forza con la quale è stato imposto l'Italicum».

Per stomaci delicati
«Dagli alleati di governo - aggiunge - ci saremmo aspettati che si pretendesse il rispetto di quel patto più volte sbandierato finalizzato a cambiare la legge elettorale». E invece, da quella mozione emerge una «disponibilità alla 'discussione' e a una valutazione su una 'possibile convergenza': un brodino tiepido per stomaci delicati. Sarebbe stato molto meglio e più dignitoso non fare nulla».

Aperture, ma troppo vaghe
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi da settimane ribadisce che se si trova la maggioranza in Aula l’Italicum può essere modificato, ma nei retroscena riportati dalla stampa non sembra convinto di voler tornare indietro sul ballottaggio perché «la sera delle elezioni si deve sapere chi ha vinto». Da New York, il premier ha però manifestato apertura: «Noi siamo totalmente disponibili a cambiare, ora aspettiamo Berlusconi e Salvini, così tutte le posizioni sono chiare in campo e poi faremo le modifiche», ha detto. Ma la mozione presentata oggi ha fatto molto discutere proprio perché non entra in alcun modo nel merito delle eventuali modifiche, e suggerisce semplicemente la disponibilità della maggioranza ad approntarle con il benestare della coalizione di governo. 

(Con fonte Askanews)