25 maggio 2017
Aggiornato 01:00
Accusa di associazione a stampo mafioso

Mafia Capitale, chiesta archiviazione per Alemanno su 416bis

La Procura di Roma ha chiesto al gip l'archiviazione dell'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso contestata all'ex sindaco Gianni Alemanno nell'ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale

L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. (© Antonio Nardelli / Shutterstock.com)

ROMA - La Procura di Roma ha chiesto al gip l'archiviazione dell'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso contestata all'ex sindaco Gianni Alemanno nell'ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale. La comunicazione è giunta dal pm Paolo Ielo nell'aula dove questa mattina si stava svolgendo il processo che riguarda Marco Milanese, già collaboratore dell'ex ministro all'Economia Giulio Tremonti, e nell'ambito del quale l'ex sindaco doveva testimoniare.

Facoltà di non rispondere
Durante l'udienza, l'ex sindaco di Roma si è dunque avvalso della facoltà di non rispondere. «Fino a quando il gip non deciderà sulla mia posizione non parlerò, perché questo non è il mio processo», ha detto Alemanno, che ha in seguito lasciato il palazzo di Giustizia. Nel quadro degli accertamenti su Mafia Capitale, Alemanno è sotto processo per corruzione e finanziamento illecito. 

L'eliminazione di un macigno
«Se anche la Procura chiede l'archiviazione del 416bis, è la definitiva eliminazione di un macigno che ha gravato per due anni sulla mia vita. Ora sono curioso di vedere se tutti i giornali e gli esponenti politici che hanno speculato su questa accusa prenderanno atto di questa richiesta e cosa diranno» ha commentato l'ex sindaco all'agenzia Adnkronos.

L'accusa
La Procura ritiene che Alemanno tra il 2012 e il 2014 abbia ricevuto 125 mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio. Il denaro, secondo la Procura, sarebbero giunto da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati e sarebbe stato versato alla fondazione Nuova Italia, presieduta dallo stesso Alemanno.

Cantone: non sostanziale discontinuità tra Alemanno e Marino
Qualche ora fa, il presidente dell'Anac Raffaele Cantone, nel corso della sua testimonianza al processo su Mafia Capitale, aveva sottolineato che «non c'è stata una sostanziale discontinuità nell'uso di procedure negoziate nell'affidamento degli appalti tra le giunte di Gianni Alemanno e Ignazio Marino». Aggiungendo si è registrata una lievissima diminuzione delle procedure negoziate, meno soggette a controlli, nel 2014, e una riduzione significativa nel 2015, quando all'assessorato comunale alla Legalità arrivò Alfonso Sabella. 

Abusi
Sul Comune di Roma, ha spiegato Cantone, «facemmo verifiche prima dell'indagine su Mafia Capitale e già in quell'occasione le procedure negoziate erano applicate nel 90% degli affidamenti». Gli appalti a Roma venivano affidati con «procedure meno sicure e garantite», ed era evidente, secondo il presidente Anac, «l'abuso di tali procedure». Non solo: «Emergeva inoltre, e lo evidenziammo una pluralità enorme dei centri di costo nell'ambito del Comune di Roma, cento centri di costo all'interno di un'unica struttura non consentivano alcun tipo di controllo della struttura stessa». Per Cantone «non era sempre semplice capire chi 'faceva cosa' perché anche dal punto di vista della competenza c'era un po' di confusione».