23 aprile 2017
Aggiornato 11:30
Probabile approdo in Forza Italia

Caos in Area Popolare, Schifani si dimette da capogruppo: «No a linea Alfano»

Le dimissioni da capogruppo, rischiano però di essere solo l'inizio di una slavina che può travolgere il partito centrista e il suo leader e avere effetti sul governo. Già nell'Udc in molti si sono sganciati e sono pronti a sostenere il no alla consultazione di novembre.

ROMA - La scelta di restare in silenzio mercoledì scorso alla riunione con Angelino Alfano. Oggi, invece, una lunga lettera ai colleghi senatori e poi una conferenza stampa: Renato Schifani si dimette da capogruppo di Ap in Senato. Una scelta, spiega, «ponderata» che nasce dal grande gelo con il ministro dell'Interno e dalla convinzione che il ruolo di Ncd al governo sia finito con il varo delle riforme.
«L'idea di Alfano di creare, ad un anno e mezzo dalle elezioni, (se non ancor prima) una nuova forza politica che rappresenti un quarto polo politico nel paese - spiega nelle missiva - non ha più spazio sia temporale che politico. Anche la proposta progettuale non è chiara, come del resto non lo è la futura collocazione politica di riferimento».

Schifani non si sbilancia sul suo futuro
Uscire da Ncd? «Valuterò», si limita a dire. Ma - viene spiegato - sarebbe ormai soltanto una questione di tempo. D'altra parte, non più di una decina di giorni fa, aveva fatto il grande ritorno ad Arcore per incontrare Silvio Berlusconi. «Una visita di cortesia», dovuta ai postumi dell'operazione al cuore del leader azzurro, aveva poi spiegato. Ma in molti scommettono che l'approdo di Schifani sarà verso il gruppo di Forza Italia. Non immediatamente, però. Visto che nell'incontro a tu per tu, l'ex premier gli avrebbe detto che se ne potrà ragionare solo dopo aver visto l'esito del referendum costituzionale.

9 i Senatori in «bilico», ma gli alfaniani ostentano sicurezza
Le dimissioni da capogruppo, rischiano però di essere solo l'inizio di una slavina che può travolgere il partito centrista e il suo leader e - inevitabilmente - avere effetti sul governo. Già nell'Udc - che fa parte dello stesso gruppo parlamentare di Ap - in molti si sono sganciati e sono pronti a sostenere il no alla consultazione di novembre. Ma quante truppe ha dietro di sé Schifani? Già apertamente schierati contro le riforme e in posizione fortemente critica verso il governo si sono dichiarati almeno due senatori: Giuseppe Esposito (molto vicino a Schifani) e Antonio Azzollini. In sofferenza anche Roberto Formigoni, che ha ipotizzato un appoggio esterno all'esecutivo, e poi Maurizio Sacconi. Ma in totale sarebbero almeno 9 i senatori considerati 'in bilico', sebbene dagli alfaniani ostentino sicurezza: «Vedrete che alla fine non saranno più di 2 o 3».

(con fonte Askanews)