23 aprile 2017
Aggiornato 11:30
Il futuro incerto del Governo Renzi

Caso Schifani mette paura alla maggioranza, Senato rischia paralisi

Schifani al momento resta nel gruppo di Area Popolare, anche se l'uscita sarebbe solo una questione di tempo. Difficile dire quanti sarebbero pronti a seguirlo: i senatori centristi «in bilico» sarebbero nove, anche se gli alfaniani sono certi che alla fine saranno solo 2-3.

ROMA - «Ora è evidente che da qui all'autunno l'attività del Senato dovrà ridursi il più possibile, per evitare qualsiasi possibile insidia». E' la riflessione di un senatore renziano del Pd, che nei corridoi di Palazzo Madama commenta la notizia delle dimissioni di Renato Schifani da capogruppo di Ap.
Schifani, che nei giorni scorsi aveva fatto visita a Silvio Berlusconi ad Arcore, al momento resta nel gruppo di Area popolare, anche se l'uscita sarebbe solo una questione di tempo. Difficile dire quanti sarebbero pronti a seguirlo: i senatori centristi 'in bilico' sarebbero nove, anche se gli alfaniani sono certi che alla fine saranno solo 2-3.

Senato a rischio paralisi
«La cosa era nell'aria - riflette un dirigente Dem -. Adesso bisognerà vedere se vorrà andare fino in fondo da subito ed eventualmente quante persone si porterà dietro. Non so se però a Berlusconi convenga sollecitare adesso la rottura di Ncd».
La questione però desta preoccupazione tra il Nazareno e Palazzo Chigi. Numeri alla mano, rispetto alla maggioranza assoluta di 161 voti, appena la settimana scorsa è stato approvato il dl sull'equilibrio dei bilanci degli enti locali con 167 voti di maggioranza (pura), senza dunque i senatori di Ala. Basterebbe dunque l'uscita di una pattuglia di 6-7 senatori centristi per far saltare il conto e costringere ad arruolare stabilmente (e soprattutto) ufficialmente i verdiniani nell'alleanza di governo. Bisognerà quindi fare di tutto per evitare incidenti di percorso.

Reato di tortura su un binario morto
Un esempio di questo stato di cose è arrivato già oggi, con lo stop sine die della discussione del ddl che introduce il reato di tortura. Il provvedimento aveva sollevato aspre critiche nelle opposizioni ma anche tra i centristi, tanto che il ministro dell'Interno Angelino Alfano aveva dovuto assicurare che la legge «dovrà essere rivista alla Camera». Oggi su richiesta di Lega, Forza Italia e fittiani di Cor la conferenza dei capigruppo ha deciso la sospensione, senza indicare una nuova data e senza il ritorno in commissione. Insomma: su un binario morto.
«D'ora in poi - chiosa un senatore dell'opposizione - fino ad autunno, sarà spesso così: faremo poche cose e solo su argomenti che non mettono a rischio la maggioranza. Poi si vedrà».

(con fonte Askanews)