23 maggio 2017
Aggiornato 03:00
il rapporto annuale

Concorrenza, Cantone: «Non vogliamo fare i gendarmi della PA. Ma ci sono gravi criticità»

Nel rapporto annuale sul 2015, l'Anac ha riscontrato gravi profili di illegittimità e procedure sottratte al confronto concorrenziale. Grandi criticità sono evidenti nel settore della sanità e in quello dei rifiuti

ROMAL'Anac ha presentato oggi in Senato la Relazione annuale del 2015 e ha ricordato che, all'indomani di mafia Capitale e delle dimissioni di Ignazio Marino e il commissariamento del Comune, ha svolto accertamenti a 360 gradi sul Comune di Roma rilevando «gravi e complessi problemi», soprattutto riguardo alle gare di appalto e al ricorso abnorme alle procedure non negoziate, da qui è stato avviato «un positivo confronto con la struttura commissariale», guidata dal prefetto Francesco Paolo Tronca. Un lavoro che rappresenta «un importante lascito all'Amministrazione eletta": è questo in sintesi il quadro che il presidente dell'Anac Raffaele Cantone, illustrando il Rapporto 2015, ha dedicato in particolare al Campidoglio.

Il progetto di vigilanza integrata
«La parte dedicata alle vigilanze non può che concludersi con un cenno a un progetto pilota messo in campo con riferimento a Roma Capitale, progetto che abbiamo battezzato di vigilanza integrata», ha sottolineato Cantone davanti al Senato. E ha spiegato. «Nei confronti del Comune sono stati, infatti, svolti accertamenti a 360 gradi, finalizzati a valutarne il comportamento nei tre ambiti di controllo dell'Autorità»: prevenzione della corruzione, trasparenza e attività contrattuale. E «su tutti e tre sono emerse, come era prevedibile, criticità sia pure di diverso spessore».

Gravi profili di illegittimità
L'esame del Piano sulle aree maggiormente a rischio (reclutamento del personale e contratti pubblici) non ha permesso di avere un quadro completo di come il Comune si sia concretamente rapportato al rischio di corruzione. Cantone ha sottolineato: «Sono state rilevate carenze in materia di trasparenza», in relazione all'omessa pubblicazione dei dati sui processi di pianificazione, realizzazione e valutazione delle opere pubbliche nonché sui bandi di gara e sui contratti. Ovvero «le verifiche sulla gestione di ben 1.850 procedure non ad evidenza pubblica, hanno mostrato numerosi e gravi profili di illegittimità».

Procedure sottratte al confronto concorrenziale
In particolare, un ricorso generalizzato a procedure sottratte al confronto concorrenziale; la carenza/omissione della verifica dei requisiti di partecipazione alle procedure negoziate degli operatori economici; un improprio ricorso all'affidamento diretto di servizi a cooperative sociali; carenze e omissioni nella verifica dell'esecuzione del contratto. Quindi «attesa la gravità e la complessità dei problemi, è stato avviato un positivo confronto con la struttura commissariale che ha preso il posto del consiglio comunale, con la quale abbiamo avviato un tavolo di lavoro congiunto", per individuare e adottare sin da subito possibili soluzioni, ha ricordato Cantone.

Criticità gravi nel settore della sanità
Invece, su scala nazionale, «criticità» anche «gravi", «anomalie e disfunzioni» sono state rilevate dall'Autorità nazionale Anticorruzione nel settore degli appalti dei servizi specie nel settore sanità, soprattutto con un ricorso «eccessivo e illegittimo delle proroghe", e in quello dei rifiuti. Un'indagine su un campione di stazioni appaltanti, volta a verificare l'attività contrattuale su taluni servizi nel settore sanitario, ha rivelato un utilizzo eccessivo e illegittimo delle proroghe, in molti casi attivate senza che la procedura per l'affidamento del servizio avesse avuto alcun inizio, con opzioni giunte anche a tre volte la durata contrattuale originaria (e in un caso pari addirittura a 13 volte), evidenziando complessivamente 5.694 mesi di proroga, ben il 203% delle durate originarie.

Appalti irregolari nel settore dei rifiuti
E «criticità molto gravi sono emerse anche in relazione alla gestione dei rifiuti in alcune realtà, per le quali non si vedono vie d'uscita in tempi brevi». È il caso delle Regioni Sicilia (l'istruttoria è ancora corso) e Puglia, rispetto alle quali l'Autorità ha potuto constatare come i modelli di gestione siano ben lontani dal sistema integrato richiesto dal Codice dell'ambiente. La presenza di molteplici soggetti ai quali risulta oggi affidata la gestione dei servizi (comuni, province, autorità d'ambito, ecc.), favorita anche da logiche localistiche, incertezze normative e carenze nella programmazione regionale, ha determinato una frammentazione sistemica delle attività e gravi disfunzioni a valle, con «appalti affidati in modo non regolare e, in qualche caso, persino a operatori economici raggiunti da interdittiva antimafia».

Il ruolo dell'Autorità nazionale anticorruzione
Durante la presentazione, Cantone ha voluto sottolineare non solo le criticità nazionali e comunali relative al problema sistemico della corruzione in Italia, ma anche qual è il ruolo dell'Autorità da lui presieduta. «Siamo consapevoli di quali sono i nostri ambiti di intervento e cosa non vogliamo né dobbiamo essere» e «non siamo un'Autorità che vuole fare il gendarme nei confronti della pubblica amministrazione e delle stazioni appaltanti, né intendiamo arrogarci compiti non nostri», ha sottolineato il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione. «Non ci compete, infatti - ha proseguito - di scoprire la corruzione, essendo tale incombente riservato alle Procure della Repubblica». Con esse, è scontata ed in corso una leale cooperazione tra istituzioni che restano, però, «distinte ed autonome». «Non siamo, però - ha anche avvertito Cantone - un'Autorità che vuole soltanto effettuare controlli ex post, eventualmente portati a termine quando ormai sono poco utili».

Non solo controlli ex-post
E «stiamo, invece, sperimentando un ruolo che ci consente, mantenendo in pieno l'indipendenza, di lavorare fianco a fianco con le amministrazioni", per evitare che errori o irregolarità si possano tradurre in fatti di maladministration o di vera e propria corruzione. E - ha aggiunto il presidente Anac - «lo stiamo facendo, come abbiamo visto, con le varie attività di vigilanza sempre più di tipo collaborativo» e con quella funzione paraconsultiva che «rappresenta una parte significativa del nostro impegno quotidiano».Queste attività non interferiscono affatto con la discrezionalità delle pubbliche amministrazioni «sia perché sono loro a chiedere il nostro intervento sia perché in molti casi le indicazioni da noi fornite non sono nemmeno vincolanti», ha proseguito Cantone. E il presidente dell'Anac ha concluso: «Si tratta di un modus operandi che abbiamo messo in campo sia nel settore dell'anticorruzione che in quello dei contratti pubblici» e persino quando la legge «ci riconosce il potere di irrogare sanzioni, le utilizziamo come extrema ratio perché quel che a noi interessa è che le amministrazioni rispettino le regole».