11 dicembre 2016
Aggiornato 14:30
Salvini: «Basta balletti, facciamo le primarie»

Il centrodestra a Milano prende il volo con Parisi. Ma a Roma rischia lo sfacelo

La buona notizia è che Stefano Parisi sfiderà Beppe Sala a Milano. La cattiva notizia è che, sulla Capitale, i «balletti» (come li ha chiamati Salvini) continuano. L'ultimo scivolone è stato il nome di Rita Dalla Chiesa, bruciato nel giro di qualche ora. Ma la verità è che sulla scelta del candidato romano nel centrodestra regna il caos

ROMA - Ieri è stata una giornata particolarmente intensa per il centrodestra. Intensa è dire poco, vista la tensione respirata negli ultimi giorni, con i tre leader impegnati nell'ardua impresa di mettersi d'accordo sulla rosa dei candidati sindaco da schierare in vista delle amministrative. La bella notizia, ormai attesa, è giunta nel pomeriggio, quando Stefano Parisi ha sciolto la sua riserva e annunciato la sua corsa per Palazzo Marino. «Accogliendo l'invito che mi è stato rivolto da tutte le forze politiche del centrodestra ho deciso di candidarmi per diventare il prossimo sindaco di Milano», ha annunciato in una nota, per poi aggiungere: «Sono convinto che tutti insieme potremo riportare a Milano quell'energia e quella qualità di governo che hanno caratterizzato le giunte di centrodestra, e riprendere il percorso di costruzione del suo futuro, interrotto dall'amministrazione Pisapia. Milano tornerà ad essere aperta, libera, sicura, efficiente e orgogliosa di poter dare il meglio di sé al Paese». Oltre all'attesa soddisfazione di Berlusconi, è giunto anche il commento del competitor Beppe Sala, che non ha voluto «essere polemico», perché «è una persona che conosco, ha delle qualità, sarà un concorrente non facile e quindi dobbiamo intensificare gli sforzi». Insomma: tutto fa pensare che Milano sia pronta per ospitare un agone politico interessante e avvincente, dove i rispettivi candidati si giocheranno il titolo ad armi pari.

Rita si sfila
Scendendo lungo la penisola di 600 km, invece, quello che ci si trova davanti non fa ben sperare. Sulla candidatura per il Campidoglio, il caos regna sovrano: una telenovela fatta di nomi lanciati alla bell'è meglio e subito bruciati, conditi da veti, bocciature e polemiche. Ormai, le proposte durano, se va bene, lo spazio di una notte. L'ultima imbarazzante «boutade» è stata quella che ieri ha tenuto banco sui giornali, e che porta il nome della giornalista e conduttrice Mediaset Rita Dalla Chiesa. Un nome suggerito, pare, da Giorgia Meloni, decisa a difendere il proprio veto contro Alfio Marchini che invece sarebbe un candidato apprezzato dal Cavaliere e tollerato da Salvini. Peccato che già in tarda mattinata, quando i brusii e i malumori degli alleati risuonavano sempre più chiaramente, cominciava ad essere chiaro che quella candidatura sarebbe stata bruciata come tante altre. A togliere dall'impasse il centrodestra ci ha pensato proprio la anchor woman di Forum: «Non voglio parlare di rifiuto, piuttosto mi sfilo. Ringrazio della proposta ma il mio mestiere è un altro», ha dichiarato. Così, le danze sono ricominciate.

Salvini vuole le primarie (ma Berlusconi no)
Decisamente di pessimo umore il leader della Lega Matteo Salvini: "Roma non merita questo balletto. Mi siederò al prossimo tavolo quando ci sarà un nome. Di riunioni ne abbiamo fatte abbastanza», ha detto durante una manifestazione del Sap davanti a Montecitorio. La situazione è talmente bloccata che il segretario federale del Carroccio ha rilanciato l'idea delle primarie: «Se il nome si trova bene, oppure si facciano le primarie: ci sono 5-6 persone disponibili, facciamo scegliere i cittadini romani. Io un nome ce l'ho, ma a differenza di altri non lo faccio». Ma ha anche ammesso: «Il nome della Pivetti come candidato sindaco di Roma me l'hanno fatto. Non la vedevo da 15 anni ma mi piace come ipotesi e come candidatura. Vive e lavora a Roma da 15 anni, conosce l'amministrazione: è un mio parere personale che non è fondamentale».

Pivetti, Bertolaso, Marchini, Matone, Rampelli...?
Fuori Rita Dalla Chiesa, dentro Irene Pivetti? In realtà, la situazione non è affatto così semplice. Non è un mistero che per Silvio Berlusconi la prima scelta resti Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile. Bertolaso ha già ritirato la sua candidatura, ma l’ex premier è convinto di poterlo spingere a ritornare in pista. Peccato che su di lui incomba il veto di Salvini, che non vede di buon occhio i processi in corso, anche se pare si concluderanno con una assoluzione. Poi c'è Marchini, inviso e stoppato da Fratelli d'Italia. E pure l'ultimissima proposta di Salvini - quella di tenere le primarie - finirà per creare tensioni, dato che Silvio Berlusconi di primarie non vuole sentir parlare. Rimangono in ballo Simonetta Matone, classe '53, sostituto procuratore in Corte d’Appello e Fabio Rampelli, che sembrava il candidato di Giorgia Meloni prima che anch Rita Dalla Chiesa non venisse buttata nell'arena. A complicare il tutto, la candidatura (indipendente) di Francesco Storace. Ma se i «balletti» proseguiranno così, il centrodestra rischia seriamente di non arrivare neppure al ballottaggio.