11 dicembre 2016
Aggiornato 14:30
Ma le riserve non sono ancora state sciolte

Con Parisi il centrodestra sfida Renzi (e Sala) a Milano

Se Renzi pensa di poter conquistare Milano schierando l'ex city manager Beppe Sala, il centrodestra avrebbe pronto il nome perfetto: l'anti-Sala sarebbe Stefano Parisi, a sua volta un passato da city manager, un curriculum invidiabile e la capacità di mettere tutti d'accordo. E per avere un suo sì o un suo no sarebbe questione di giorni.

MILANO - Renzi lo sa benissimo: la sfida delle amministrative potrà costituire un tagliando sul suo governo. Ed è soprattutto a Milano che il premier vuole giocare le sue carte. Non soltanto perchè la città è reduce dall'apprezzata esperienza Pisapia, di sinistra sì, ma non prettamente «renziano»; e nemmeno solo perché Milano è la «capitale economica» del Paese, dove avere consenso è fondamentale: il Matteo fiorentino ritiene che la conquista del capoluogo lombardo, da sempre nelle brame del centrodestra, possa essere una buona conferma. Soprattutto visto che su Roma, per il Pd reduce dal caso Marino, le prospettive sono decisamente fosche.

Renzi vuole Sala
Ecco perché il premier punta tutto su Giuseppe Sala: l'uomo che avrebbe le carte in regola, con la sua lunga esperienza di city manager, per far vincere non solo il Pd, ma anche la corrente renziana del Pd. Peccato che, nelle ultime ore, i sondaggi con lui siano poco generosi: se a fine dicembre gli venivano attribuiti 50 punti e pochi giorni fa 40, ora, braccato dalla Balzani, avrebbe già perso il 15%. Il regista dell'Expo ha comunque ostentato sicurezza, e non solo sulle primarie democratiche: «Non credo che Milano tornerà al centrodestra, è una città molto saggia», ha dichiarato al Corriere della Sera. Peccato che anche la destra sia (quasi) pronta a schierare un pezzo da novanta.

Parisi, l'anti-Sala
Le riserve non sono sciolte, ma c'è chi già, Stefano Parisi, lo chiama «santo». Accantonato per il momento il nome di Alessandro Sallusti, forse bruciato troppo presto, è lui il candidato ideale per il centrodestra, e per diverse ragioni. Innanzitutto, per il curriculum di tutto rispetto del 59enne: dopo anni alla guida di dipartimenti ministeriali importanti (bipartisan), è stato nel 1997 city manager di Palazzo Marino, esattamente come il suo possibile competitor Sala. Poi è divenuto direttore generale di Confindustria, quindi amministratore delegato di Fastweb. Il profilo, insomma, è molto forte. Ma dalla sua, Parisi avrebbe anche la capacità di far trovare la «quadra» al variegato centrodestra: insomma, di metterne d'accordo le varie anime. Non è un caso che Parisi abbia convinto tutti: da Giovani Toti a Mariastella Gelmini; da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini. Addirittura Roberto Maroni lo trova perfetto per il ruolo di sindaco dell'amata Milano. Difficile pensare a un altro nome capace di raccogliere tutto questo consenso.

Questione di tempo
Qualche dubbio, semmai, ce l'ha qualche forzista, convinto che Parisi debba scontare un deficit di notorietà. Beppe Sala si è fatto conoscere grazie all'Expo; l'eventuale competitor, invece, non ha avuto dalla sua una simile opportunità. Proprio per questo, dall'interno del centrodestra premono perché le riserve vengano subito sciolte: in caso di una sua candidatura, Parisi avrebbe un disperato bisogno di tempo per farsi conoscere. In ogni caso, la decisione sembra vicina: Parisi, che fino a poco tempo fa sembrava decisamente poco interessato a considerare una carriera in politica, ora sarebbe disponibile a ragionare su una sua candidatura. Aperto, dunque, ma ancora non convinto. Non resta che attendere.