11 dicembre 2016
Aggiornato 14:30
Flessibilità, salva banche, immigrazione

Ecco perché tra Renzi e Juncker è guerra aperta

Lo ha chiamato «caro amico», ma i toni usati oggi dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nei confronti di Renzi sono stati tutto tranne che concilianti. Ecco i motivi dello scontro

BRUXELLES - Lo ha chiamato «caro amico», ma i toni non sono parsi così concilianti. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in occasione della conferenza stampa sulle maggiori sfide del 2016, non ha esitato a lanciare qualche frecciatina al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il quale, beninteso, non si è fatto mancare in passato vari «attacchi» nei confronti delle istituzioni di Bruxelles. L'ultima in ordine di tempo, la tagliente battutina alla cancelliera di Germania, «colonna portante» dell'Europa, finita sulle prime pagine di tutti i giornali: «Cara Angela, non potete raccontarci che donate il sangue all'Ue».

Il braccio di ferro sulla flessibilità
In effetti, i motivi di tensione tra Roma e Bruxelles sono molti: dal salva banche, all'immigrazione, alla flessibilità, con il giudizio sulla manovra del governo italiano che pende come una spada di Damocle. E Juncker non sembra aver perdonato al Matteo fiorentino certe sue bordate: «Il primo ministro italiano, che amo molto, ha torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non vedo perché lo faccia. L'Italia a dir la verità non dovrebbe criticarla troppo», ha dichiarato. Ed è proprio la flessibilità il primo «casus belli» in questione. Il presidente della Commissione europea non sembra infatti aver perdonato al capo dell'esecutivo italiano quella rivendicazione di merito pronunciata con orgoglio al termine del semestre italiano di presidenza: «Sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto davanti al Parlamento che è stato lui ad aver introdotto la flessibilità, perché sono stato io»«Abbiamo introdotto nelle politiche di bilancio una flessibilità accresciuta, contro la volontà di alcuni Paesi membri e contro chi si dice domina l'Europa», ha ricordato Juncker, riferendosi alle critiche che la Commissione ha ricevuto da parte di quei Paesi del Nord Europa difensori del rigore, e dalla stessa Germania. E di tale flessibilità, peraltro, l'Italia gode: ecco perché ancora più sgradite sono parse le parole del «caro amico" italiano.

Soldi alla Turchia per bloccare i profughi?
Ma a turbare il presidente della Commissione europea è stata soprattutto la «riserva sorprendente» manifestata dall'Italia a proposito del finanziamento da 3 miliardi di euro al governo di Erdogan per «bloccare» i profughi in Turchia e ridurre il flusso verso l'Europa. Non che il provvedimento in sè non sia controverso, nonostante Juncker si sia affrettato a dichiarare il contrario: «Non sono soldi per la Turchia, ma per i rifugiati siriani», ha infatti sottolineato. Comunque la si metta, l'idea di pagare profumatamente l'ambiguo sultano turco affinché si impegni a controllare le sue frontiere e sbarrare le porte dell'Europa ai rifugiati può suscitare almeno qualche perplessità. Nonostante ciò, Juncker, quella riserva italiana, proprio non riesce a spiegarsela, dato che il Belpaese è stato per molto tempo al centro di continui sbarchi. E dopo le tragedie del mare, era stato proprio il governo italiano a fare la voce grossa perché la questione venisse affrontata in sede europea. In effetti, anche in materia di immigrazione la tensione è tangibile: perché Bruxelles ha più volte criticato l'Italia per l'abitudine di «far passare» i migranti oltre confine, nonché per lo scarso impegno dimostrato nella messa a punto degli hotspot. Che dire, però, dello scarsissimo impegno degli altri Paesi a mettere in atto le relocation

Tra miele e stoccate
Juncker, però, ha anche tenuto a sottolineare la diversità del proprio stile rispetto alle classiche «bordate» del premier italiano. «Io esito sempre a esprimermi con lo stesso vigore usato quando ci si rivolge a me», ha sottolineato. E - lungi da lui l'idea di creare una crisi diplomatica - non ha mancato di ricordare il suo infinito amore per l'Italia: «Potrei fare una grande dichiarazione d'amore nei confronti dell'Italia perché sono cresciuto con italiani e sono stato formato da italiani e perché nel Sud del Lussumeburgo la coabitazione con i migranti italiani era quotidiana». Ma in mezzo a tanto miele, le stoccate non sono mancate: non è un caso che Juncker abbia annunciato per febbraio un viaggio in Italia: «mi devo occupare del problema, certo i rapporti e l'atmosfera tra l'Italia e gli altri Paesi non è tra i migliori». Così, non rimane che attendere la risposta di Renzi. Che - c'è da riconoscerlo - ultimamente ha dimostrato un certo coraggio nel togliersi qualche sassolino dalla scarpa con la Merkel e compagnia bella. Che poi questo possa portare a risultati tangibili, è tutt'altra storia.