23 aprile 2017
Aggiornato 11:30
Dopo i rimproveri dei sacri palazzi veneti

Immigrati, Zaia vs. vescovi: «E la Chiesa ha dato tutto quello che poteva?»

In risposta all'appello alla solidarietà lanciato dai vescovi di Treviso e Vittorio Veneto e dalle accuse di non seguire la dottrina cristiana proclamata però a gran voce, Luca Zaia ribatte: chi è senza peccato, scagli la prima pietra

BASSANO DEL GRAPPA (askanews) - «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Così Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ai giornalisti che gli hanno chiesto di commentare la lettera dei vescovi di Treviso e Vittorio Veneto, rispettivamente mons. Gianfranco Agostino Gardin e mons. Corrado Pizziolo, sull'accoglienza dei profughi perché - come hanno spiegato - è un dovere cristiano.

La risposta di Zaia
«I vescovi, che rispetto in quanto cattolico, io li capisco perché il Vangelo predica la compassione, la solidarietà, l'aiutare chi è in difficoltà, ma i cittadini veneti hanno capito che molti di questi che noi aiutiamo come profughi non sono affatto in difficoltà; 2 su 3, infatti, non sono profughi - ha puntualizzato Zaia -. I veneti si chiedono: i vescovi hanno dato tutto quello che potevano dare? I seminari sono tutti pieni di immigrati e di profughi? Gli altri edifici a disposizione dei vescovi non sono più utilizzabili tanto sono pieni di profughi? Proprio non mi risulta. Mah, non lo so, provate a verificare», ha concluso Zaia con i giornalisti.

L'appello dei vescovi
L'intervento del governatore è giunto in risposta all'appello del vescovo di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e del vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Corrado Pizziolo, ai trevigiani, dopo le proteste dei giorni scorsi contro gli immigrati. Di fronte al dovere cristiano di cogliere i profughi «non rispondiamo come Caino: sono forse io il custode di mio fratello?». «Dobbiamo confessare che rimaniamo sconcertati - ammettono i vescovi sulle pagine dei rispettivi settimanali diocesani, oggi in edicola - di fronte alla deformazione di un cristianesimo professato a gran voce, e magari difeso con decisione nelle sue tradizioni e nei suoi simboli, ma svuotato dell'attenzione ai poveri, agli ultimi: dunque svuotato del Vangelo, dunque svuotato di Cristo». I vescovi scrivono di «decisioni improvvide» per quanto riguarda soluzioni di ospitalità come quella che ha portato alla rivolta di Quinto, a Treviso e fanno sapere che, purtroppo, c'è chi interviene con generosità m a è costretto a sfidare «anche, purtroppo, l'ostilità di alcuni».I vescovi li ringraziano «di cuore» e, subito dopo, respingono con energia chi accusa anche settori della Chiesa di speculazione. «Si dice che vi sia chi specula sull'accoglienza: è possibile, ma ci dispiace che questo giudizio talora sia espresso, indiscriminatamente su tutti, non esclusa la Caritas. Non vorremmo che fosse un modo ignobile di cercare scuse alla propria grettezza». «Come comunità cristiane - sottolineano i due vescovi - non dobbiamo rinunciare a fare la nostra parte per quello che possiamo, senza rifugiarci dietro la vastità del fenomeno e la sua infelice gestione a livello alto».