La crisi del Governo Letto

Enrico ti ricordi quando...

Tu riuscivi a mettere d'accordo tutti con perifrasi di miele, con condizionali rasserenanti. «Preferirei» e «sarebbe il caso» erano le tue e le nostre parole

Il Premier Enrico Letta

Il Premier Enrico Letta

Enrico, quando guardo quella foto in cui sei così giovane e capelluto penso che quello vicino ad Andreatta non sei tu. Ti ho conosciuto altrove, però. Tra gli austeri tavoli seminariali dell'Arel, dietro le porte serrate dal tuo fedele Meloni. Sedevamo assieme a manager, economisti ma soprattutto ai multi-consiglieri di amministrazione della galassia Iri, postumi ma cospicua. Là si ragionava d'economia, di privatizzazioni da evitare, di campioni nazionali per competere, che via via fallivano o espatriavano. Così alla fine sul coraggio degli economisti prevaleva la paura dei boiardi. Gli uni attendevano consulenze in verità scarsine, gli altri presidiavano poltrone: Erano ore intelligenti, giri di tavolo lievi e documentati da slides austere. Ti ricordi?

Tu riuscivi a mettere d'accordo tutti con perifrasi di miele, con condizionali rasserenanti. «Preferirei» e «sarebbe il caso» erano le tue e le nostre parole. Un futuro nuovo ci avrebbe raggiunto, ma senza strappi, senza dolore. Saremmo via via scivolati fuori con te dal passato e con l'appoggio disinteressato di Finmeccanica, Enel, di Lottomatica. Come i cugini di Rimini, ma più moderni e selezionatissimi. A chi ti chiedeva: perché non ti batti e non fai il segretario? Dicevi preferirei di no, son giovane toccherà anche a me ed è così che ti è toccato. Tutto senza colpo ferire. Le poche volte che sei sceso in campo è stato per allargare un po' il club, fare fund raising di posti, senza mai rompere. Era quando le primarie non facevan male. Tanto noi eravamo nel cuore di tutto, attenti a non provocare extrasistole. Persino lo zio ci guardava languido. Il bilaterale Italia-Spagna è stata una bella furbata. Per anni, ufficialmente, istituzionalmente, mettevamo a confronto due paesi vicini anche troppo simili, i loro banche le loro aziende di famiglia. La gente si trovava bene: le banche si sposavano, si tradivano poi si risposavano. Le utilities si fidanzavano e si compravano a vicenda. Prodi era sempre contento, Franceschini non ci capiva un cazzo, ma non mollava il Parlamento e noi volavamo alto.

Tanto alto che ad un certo punto l'Enel decise di farti «restaurare» una centrale a Dro. Su quel ramo del Lago di Garda che volge al Vittoriale. Idea fantastica. Che cool! Erano giorni segni ed evocazioni cui non poteva mancare nessuno, tutto sponsorizzato ma con discrezione, con trasparenza, con speranza. Si partecipa sanamente a pagamento, ed è giusto, per chi può. Dress code? Informale. Sex code? Post comunista si tromba, poco ma si fa finta di nulla. Portatevi scarpe comode per il calcetto e per la «disco all'aria aperta». Qualcosa ci scapperà: «tu dove lavori? Al ministero di.. ? Ahhh co' coso, io conosco il direttore generale, si era prof mio alla Luiss.» Tavoli, seminari aperti all'aperto, coppie multipartisan da Bisceglie a Caserta. Che meraviglia: Magistrati che discutevano con Facci; Mondadori che dialogava con La7. Il lupo mangiava con l'agnello. Gli statalisti mangiavano i liberisti. Con grazia. Ogni tanto veniva pure Matteo. Sempre gente carina. A Vedrò nascevano nuovi PR e PA e tanti pi-pi. Tanti, quasi tutti, in buona fede, i meritevoli veri in prima fila e le pippe sempre pronte a scattare alle loro spalle. Un Think Tank? No, sono troppi. Un Think Net, poco think e molto net. Sennò poi si litiga Che è successo, come è potuto accadere proprio mentre eri capo governo e a Bruxelles dicevi quasi nulla ma in uno splendido inglese che aveva affascinato tutti.

Venivano a noi in quel di Drò, come i pesci alla lampara. Tanti. Giovani di destra, di sinistra di centro, di niente, ma soprattutto di design. Il cuore di panna della politica, del potere e dei ministeri attratti gli uni e le une dagli altri, portaborse e segretarie che diventavano guru a contatto con i veri guru Il mantra che li univa: Nam myoho renge kyo = prima o poi toccherà anche a te. C'era 360, poi le Giuslavoriste, i Dopolavoristi e siamo arrivati in Parlamento, con le parlamentarie degli altri, poi al governo. Prima di toccarli quei bottoni stavamo attenti a non fare casino. Ma i decreti si sgonfiavano come soufflé, pieni di ingredienti che non c'entravano. I Ministri si portavano la famiglia al ministero e senza pagare come invece facevano a veDrò, c'erano comunicatori, social-cosi a bizzeffe, ma la ciccia? Lo so non è stato facile eppure avevamo con noi il fior fiore della burocrazia bassaniniana, la Cassa Depositi e prestiti, F2i, tutto. Perché ce ne dobbiamo andare a spintoni. Non abbiamo fatto abbastanza, ma il fare è il nemico del pensare. Think Net. No? E adesso Enrico? Ma come ci hai chiamati tutti? Abbiamo fatto le slides più belle del mondo, con gli orologetti, il timing, le timeline: Destinazione Italia, il decreto del Fare, L'Agenda Digitale

Avevamo in mente cose da matti, persino troppo per questo paese: c'era la proposta di Lupi «Il senso di CL per le Infrastrutture» , il decreto «Le start up dopo Passera». Vedrò non c'è più? E Noi e tu? La notte faccio sogni terribili, sento uno scricchiolio , poi uno schianto. Meno Stato, meno posti, tutti sul mercato. E le sirene del liberismo. Basta mi viene da piangere. Tocca lavora'? Vedrò. Vedremo.

Fonte: The Front Page

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