Centrosinistra | Corsa Quirinale

SEL e Barca si sfilano, PD a rischio scissione

Il voto di oggi sul Quirinale apre una frattura forse insanabile tra Pd e Sel e spinge anche Fabrizio Barca, neotesserato democratico, su una linea di confine. L'idea di una separazione tra l'ala sinistra del Pd e il resto del partito diventa una possibilità concreta

Pierluigi Bersani e Nichi Vendola

Pierluigi Bersani e Nichi Vendola

ROMA - Adesso la scissione non è più un fantasma buono per i retroscena, il voto di oggi sul Quirinale apre una frattura forse insanabile tra Pd e Sel e spinge anche Fabrizio Barca, neotesserato democratico, su una linea di confine. L'idea di una separazione tra l'ala sinistra del Pd e il resto del partito diventa una possibilità concreta, tanto più che l'8 maggio Nichi Vendola presenterà il suo nuovo «soggetto della sinistra», un nuovo partito che ha la non troppo celata ambizione di fare da calamita proprio nell'ala sinistra dei democratici. Basta leggere le parole che Sergio Cofferati ha detto all'emittente ligure Canale 10: «A scelta di Prodi doveva servire a ricompattare il partito. In ogni caso ripeto il mio no a un governo di minoranza perché non è possibile accordarsi con Berlusconi. Elezioni e al più presto, è l'unica soluzione». Considerando che un governo del presidente pare destinato a nascere, un dirigente Pd profetizza: «Sulla fiducia al governo si spaccheranno i nostri gruppi, una parte della sinistra se ne andrà e sarà la premessa per un nuovo partito con Sel e Barca».

Matteo Orfini, uno dei 'giovani turchi', nega le voci che lo vedono tra i probabili scissionisti: «Scissione dell'ala sinistra? Mi pare che questa giornata allontana Barca e Vendola dalle nostre posizioni, se hanno deciso di inseguire Grillo sul terreno del populismo, auguri. Spero che M5S trasmetta in streaming la riunione in cui esaminano il documento di Barca sul partito pesante... ». E anche Cesare Damiano, ex Cgil, ex ministro e altro esponente dell'ala 'laburista', per ora frena: «Vederemo quale governo del presidente sarà formato, ora c'è da privilegiare l'emergenza. Io dico che il Pd va rifondato e ripensato. La dichiarazione di Barca su Napolitano non mi è piaciuta. Ma un partito va fatto, perché il vecchio Pd non c'è più». Ma quando a Orfini si chiede cosa accadrebbe in caso di 'governo di larghe intese', la risposta è significativa: «Ma qualcuno potrebbe lasciare se nascerà il governo di larghe intese: 'Non credo ci sarà questo governo'». Anche Damiano dice «vediamo quale governo sarà formato».

Sul voto a Napolitano il partito ha tenuto, le sirene di Barca e di Sel non hanno fatto molta presa, solo qualche manciata di voti è finita comunque a Rodotà. Ma è un dato che non deve trarre in inganno, ora c'era da serrare le file e tutti attendono quello che accadrà sul governo. Inoltre, c'è il congresso alle porte e non è detto che il malumore debba manifestarsi subito con una scissione: l'ala sinistra potrebbe innanzitutto provare a prendersi il partito. Le premesse per uno strappo, però, ci sono tutte e bisognerà anche capire che partita giocherà Matteo Renzi. Il sindaco ha sempre fatto sapere di non essere interessato alla guida del Pd, ma se le elezioni saranno, come probabile, non prima di un anno, il rottamatore potrebbe decidere di correre per la segreteria, da usare come trampolino di lancio per la premiership. C'è poi da valutare il posizionamento dei 'maggiorenti' del partito. L'ex Margherita è quasi per intero pronta a sostenere il sindaco di Firenze, ma anche esponenti come Walter Veltroni e forse Pier Fassino dovrebbero stare con lui. C'è da capire come si posizionerà il resto del blocco ex Ds. Di sicuro, il 'ritorno al passato' di Ds e Margherita, magari con pesi specifici invertiti, sembra più vicino.

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