Estorsione ai danni di Berlusconi

Nuove accuse per Valter Lavitola

Questa volta il faccendiere napoletano è accusato di aver fatto arrivare a Silvio Berlusconi richieste di soldi in cambio del suo silenzio su fatti che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero potuto compromettere la posizione giudiziaria o l'immagine pubblica dell'ex premier

Valter Lavitola

Valter Lavitola

NAPOLI - Nuove accuse per Valter Lavitola, l'ex direttore de l'Avanti già in carcere dall'aprile scorso nell'ambito dell'inchiesta sui finanziamenti all'editoria. Questa volta il faccendiere napoletano è accusato di aver fatto arrivare a Silvio Berlusconi richieste di soldi in cambio del suo silenzio su fatti che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero potuto compromettere la posizione giudiziaria o l'immagine pubblica dell'ex premier. I pm della procura di Napoli (l'indagine è coordinata dall'aggiunto Francesco Greco e dai sostituti Henry John Woodcock, Vincenzo Piscitelli e Francesco Curcio) ipotizzano il reato di estorsione sulla base di una serie di elementi raccolti nel corso delle indagini sulla latitanza all'estero di Lavitola e sulla scorta delle dichiarazioni di alcuni testimoni (tra cui la sorella dello stesso Lavitola) e di conversazioni intercettate durante i colloqui in carcere fra l'ex direttore de l'Avanti e sua moglie.

IL RUOLO DI PINTABONA - Nell'ambito della stessa inchiesta è stato notificato un provvedimento cautelare a Carmelo Pintabona, presidente della Fesisur (Federazione associazioni siciliane in Sud America) ed esponente del Movimento per le autonomie, mentre risulta indagato a piede libero Francesco Altomare. Oltre alla presunta estorsione, si contestano i reati di intestazione fittizia di beni, in relazione a presunti trasferimenti di immobili in Brasile da Lavitola a Pintabona, e favoreggiamento nei confronti di Lavitola, con riferimento agli aiuti di natura logistica, operativa e finanziaria di cui avrebbe goduto il giornalista durante i mesi della lunga latitanza in America Latina. Ma è il capitolo sui presunti ricatti all'ex presidente del Consiglio e sulle richieste di soldi, il nodo più spinoso dell'inchiesta. Non si esclude che a breve i pm napoletani possano decidere di convocare nuovamente il Cavaliere che in questa vicenda figura come parte lesa, vittima di richieste pressanti.

«TORNO E TI SPACCO IL C...» - Cinque milioni di euro sarebbe la somma che - secondo il racconto della sorella di Lavitola che il 13 aprile scorso rese dichiarazioni spontanee ai magistrati - l'ex direttore de l'Avanti avrebbe voluto farsi consegnare da Berlusconi. Dal carcere Lavitola ha provato a spiegare che quei soldi aveva intenzione di chiederli a titolo di prestito per avviare un'attività e crearsi una rendita in previsione della sua detenzione. Ma dal racconto della testimone emergono altri particolari, come il messaggio che via fax o via mail Lavitola avrebbe inviato all'ex premier mostrandogli un biglietto aereo per l'Italia e una frase che lasciava intendere che al suo rientro non sarebbe rimasto in silenzio: «Torno e ti spacco il c....».

INTERCETTATO ALL'INTERNO DEL CARCERE - Indagini anche su minacce relative alla possibilità di adottare condotte processuali, nell'ambito della vicenda Tarantini e caso escort, non in linea con quella del Cavaliere e sul ruolo di Pintabona nelle richieste di denaro da rivolgere a Berlusconi. Un ruolo che emergerebbe anche dal contenuto di alcune conversazioni intercettate durante i colloqui in carcere di Lavitola e la moglie. L'amicizia tra il politico siciliano e il giornalista napoletano non è mai stata un mistero: amici e soci in affari nel settore ittico secondo il racconto fatto da Lavitola ai pm dopo il suo arresto (nell'interrogatorio del 25 aprile parlò di un incontro in cui chiese all'amico che si stava recando in Italia di fare da tramite per un prestito da richiedere al Cavaliere, richiesta che ebbe esito negativo: «mi disse di aver provato ad andare a casa sua, non so se è vero o è una sciocchezza»), e complici nel tentativo di estorcere soldi all'ex premier secondo gli inquirenti.

Seguici sui social network

commenti

Altre notizie