Alla vigilia dell'incontro con il Presidente del Consiglio

Lombardo: Commissariare la Sicilia sarebbe un atto illecito

Il Governatore: Domani dirò a Monti che i nostri conti tengono. Sel: Ora non più rinviabili le dimissioni di Lombardo. Adamo: L'Udc non vuole mettere le mani su Regione. Cancellieri: Situazione grave come in altre regioni

Il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo

Il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo

PALERMO - «Un commissario in Sicilia sarebbe illecito, non sta né in cielo né in terra». Così il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, ospite della trasmissione «24 Mattino» riferendosi della situazione finanziaria della Regione alla vigilia dell'incontro con il premier Monti.
«L'idea di un commissario - ha detto Lombardo - sarebbe illegittima, sarebbe un capriccio per volere assecondare alcune forze politiche e mi riferisco all'Udc che non vede l'ora di rimettere mano sulla Sicilia. Se ci fossero le condizioni sarei il primo a invocarlo. Ma siccome sul piano politico e morale abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo e questo Monti lo sa e glielo dirò, non starebbe né in cielo né in terra».

«I nostri conti tengono» - Sui temi che domani affronterà col presidente del Consiglio, Lombardo ha aggiunto: «Dirò a Monti che sebbene la situazione sia difficile, i nostri conti tengono. Abbiamo un debito di 6 miliardi a fronte di un Pil di 80 miliardi, abbiamo un debito che pesa per il 7% sul Pil, quello dell'Italia pesa per il 120%. Il vero problema per noi è quello della liquidità, avere il contante per pagare i fornitori. Ci è dovuto un miliardo di euro, spero che arrivino. Abbiamo prospettato di lavorare perché in un arco di tempo ragionevole, direi 3 più 3 anni, si possa uscire da questa situazione di crisi».
Lombardo non si è detto preoccupato per il fatto che Standard and Poor's abbia deciso di sospendere il giudizio sui conti della Regione: «Questo - ha detto - è il frutto della campagna di aggressione contro la Sicilia. Se si diffonde la voce che un padre di famiglia stia fallendo o è fallito, una banca sicuramente non fa credito ed è quello che rischiamo per la Regione».

La richiesta di danni a Libero e il Giornale - Il presidente della Regione Siciliana nei giorni scorsi ha annunciato la volontà di chiedere danni per 1 miliardo di euro ai due giornali Libero e Il Giornale, colpevoli a suo dire di aver danneggiato l'immagine dell'isola. «E' naturale - ha detto Lombardo -. Chiediamo un miliardo a testa, o 500 milioni a testa, questo è poco significativo. Queste campagne oltre a nuocere alla Sicilia fanno male all'Italia, come si vede».

Dimissioni confermate - Sulle sue dimissioni, annunciate per il prossimo 31 luglio, poi, Lombardo ha confermato anche la tale volontà, ma con tono sibillino: «E' una volontà che ho espresso 100 volte, che annuncerò in Assemblea regionale il 31 luglio e che dovrebbe portarci alle elezioni il 28-29 ottobre - ha detto -. Uso il condizionale perché siamo nelle mani di Dio, io sono credente. Mettiamo che mi succeda qualcosa prima, allora in questo caso le elezioni vengono ulteriormente anticipate».

Sel: Ora non più rinviabili le dimissioni di Lombardo - «La richiesta di rinvio a giudizio del governatore Lombardo per aver favorito Cosa Nostra, rende le sue dimissioni non più una scelta di opportunità personale ma un'urgenza democratica per la Sicilia». Lo ha affermato in una dichiarazione Claudio Fava, della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà. «Il sospetto gravissimo di essere legato alla mafia oggi è formalmente ben più che un sospetto. Un'ombra intollerabile per la più calta carica istituzionale di una regione sull'orlo del default economico ed elettorale», ha detto ancora l'esponente di Sel.

Adamo: L'Udc non vuole mettere le mani su Regione - «L'Udc vuole mettere le mani sulla Sicilia? Non ci sembra affatto così». Ad affermarlo è la capogruppo dell'Unione di Centro all'Ars, Giulia Adamo.
«Raffaele Lombardo - ha detto Adamo - continua a suonare il solito 'motivetto' stonato, ritornando a confondere i suoi amici della vecchia Udc, con il nuovo corso del partito che, anzi, si è fatto da parte uscendo dal governo regionale per tempo e preferendo fare opposizione costruttiva, piuttosto che assistere passivamente al triste futuro della Sicilia».

Cancellieri: Situazione grave come in altre regioni - Non teme che la Sicilia corra il rischio di default, ma la situazione economica dell'isola «è grave come quella di altre regioni italiane». Così il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, che stamani a Trapani ha escluso l'ipotesi che la Sicilia possa essere commissariata. «L'importante - ha detto Cancellieri - è fare i bilanci più corretti possibili, e lavorare per risanare le situazioni difficili».
Riferendosi poi ai tagli delle Province, previsti dal decreto sulla loro riduzione, il ministro ha spiegato che il Governo fornisce «le linee guida» su cui poi «si esprimerà l'Assemblea Regionale Siciliana».

Il Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri

Il Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri