Politica estera | Italia - Libia

Monti a Tripoli per rilanciare i rapporti su nuove basi

Ma il trattato firmato da Berlusconi e Gheddafi resta in standby. Un capitolo a parte merita l'Eni, che anche oggi con la presenta a Tripoli dell'ad Paolo Scaroni ha dimostrato la sua supremazia industriale sul territorio libico

Il Premier Mario Monti

Il Premier Mario Monti

TRIPOLI - Un nuovo 'patto' di amicizia, che tiene conto delle aspirazioni degli ex rivoluzionari libici e recepisce l'interesse italiano a rilanciare la cooperazione economica, in virtù del sostegno garantito da Roma alla transizione democratica post-Gheddafi. Questo il senso della Tripoli Declaration firmata oggi in Libia dal presidente del Consiglio Mario Monti e dal capo del governo provvisorio libico Abdel Rahim Al Kib.

Accordo per il recupero dei crediti legittimi - La «Dichiarazione di Tripoli» riflette una «nuova visione dei rapporti bilaterali e multilaterali» rispetto al trattato di amicizia firmato nel 2008, come recita il testo. Ne del resto «poteva non risentire dei cambiamenti che sono intervenuti, del nuovo entusiasmo e fermento che sono sopravvenuti» con la rivoluzione del 17 febbraio, ha osservato Monti. Nessun riferimento esplicito, quindi, all'accordo che portava pur sempre la firma dell'ex dittatore sconfitto ma un impegno comune a «valutare e costruire». Dal punto di vista più strettamente operativo, questo si e tradotto per il momento in un'intesa fra i due governi sul recupero dei crediti legittimi fra i rispettivi enti e imprese.
L'Italia ha poi confermato che nei prossimi sei mesi ricovererà nelle sue strutture ospedaliere fino a 1500 feriti di guerra. Da parte italiana, ha spiegato Monti si «intende continuare a essere sempre di più un fattore di promozione dello sviluppo economico» per la Libia. Ecco perchè alla missione governativa di oggi seguiranno in febbraio «visite operative» dei ministri Passera e Cancellieri, che verteranno su due temi centrali del vecchio trattato di amicizia: la cooperazione economica e il contrasto all'immigrazione clandestina.

A Tripoli presenta anche l'AD Eni Scaroni - Un capitolo a parte merita l'Eni, che anche oggi con la presenta a Tripoli dell'ad Paolo Scaroni ha dimostrato la sua supremazia industriale sul territorio libico. La produzione di gas e petrolio del Cane a sei zampe in Libia, ha spiegato Scaroni ai giornalisti, vola ormai ai livelli dei 270mila barili al giorno rispetto ai 280 del periodo pre-bellico. E gli accordi vigenti in materia «non sono mai stati messi in discussione».

Restituita la «Testa di Domitilla» - Durante la breve permanenza a Tripoli, Monti ha restituito al governo libico una statua del I secolo trafugata da Sabrata, la «Testa di Domitilla» e poi è passato per un breve saluto al Consolato Generale d'Italia appena riaperto dopo i pesanti danni subiti durante la guerra.

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